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Italia > Lettera della settimana

L’amore è un dono

di Michele De Beni

- Fonte: Città Nuova

Ámati o amáti… c’è la differenza tra il guardare a se stessi o agli altri, una prospettiva che cambia la vita

dono

Con nel cuore ancora le coinvolgenti canzoni di pace del complesso musicale GenRosso a Loppiano per il 1^ maggio (e dei tanti giovani presenti), oggi a casa si presenta un amico con il video di una bella canzone “Amati per amare”. È il titolo anche di un libro. Proprio ieri il vescovo della mia città rivolto alle famiglie sottolineava che l’esser amáti è condizione per imparare ad amare. Cioè, se i nostri figli hanno la grazia di vedere in concreto in famiglia come ci si ama, è questa la più qualificata scuola dell’amore. Quindi, mi aspettavo che “amati” fosse pronunciato con l’accento sulla a, cioè “amáti” (participo passato del verbo amare). Con mia sorpresa nella canzone “amati” invece è pronunciato con l’accento sulla prima lettera: ámati (imperativo, esortativo di amare). Cioè, se vuoi amare ama te stesso. È vero: per amare occorre anche una certa dose di amor proprio, di cura di sé. Mi aspettavo, però, che questo comportasse anche a un altro importante messaggio: che l’uscita dal proprio io,  l’amare per primi, è condizione perché altri, come davanti a uno specchio, imparino a loro volta i gesti e le parole per amare. È così in famiglia, nella coppia, a scuola, nei gruppi… Questa esperienza mi ha fatto riflettere su quanta importanza oggi venga attribuita alla cura di sé, ma meno alla cura per gli altri, dell’amore come dono. Dobbiamo sperare e far di tutto perché i nostri giovani  possano sperimentare la gioia dell’incontro,   consapevoli e grati di quell’ *essere amáti* come ineffabile, grande dono di vita.

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