L’amore e gli “anta”

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«Pochi giorni fa mio marito è caduto perché la sua vista è peggiorata e ha vari acciacchi, ma ancora pretende da me carezze e baci come un bambino…».

Una moglie stanca – Perugia

 

La sua lettera ci è particolarmente piaciuta, perché così piena di spontaneità e di ricerca sincera di nuove strade per migliorare la relazione con suo marito.

Abbiamo trascorso una vita insieme, giorni e notti sotto lo stesso tetto, eppure a volte dopo tanti anni l’intimità con l’altro ancora può farci paura, ancora siamo portati ad alzare dei muri per difenderci o isolarci. Eppure questa intimità può avere frutti straordinari nella vita personale e di coppia, perché ricca di continue sorprese e gratificazioni; ma essa esige un prezzo alto: la capacità di accogliere in noi l’altro nella sua totalità, così com’è, con le sue debolezze e i suoi pregi, con il suo corpo che cambia e rivela ogni giorno di più qualcosa del suo mistero nel suo essere uomo o donna in cammino verso un’unità sempre più ricca e completa. Una meta che va cercata insieme, ed ogni età è quella buona.

Capita spesso che, superati i 40-50 anni, si tenda progressivamente a sottovalutare la relazione con il coniuge, ponendo più attenzione ai problemi dei figli, del lavoro, della salute… Siamo invece chiamati come sposi a perfezionare il nostro legame affettivo, a renderlo ogni giorno più ricco di attenzioni, di volontà costruttiva. La sessualità nella terza età non è un optional, che possiamo accogliere o rifiutare secondo le nostre disposizioni psicologiche, ma continua a svolgere un ruolo importante. Certamente si tratterà di adeguarla alla nuova stagione della vita, senza preconcetti o ansie di prestazione, aiutandosi insieme a rinnovare la propria intimità.

Quando poi, per problemi vari, anche le capacità sessuali si riducono, non bisogna bloccarsi, ma continuare a colmare l’altro di calore e di vicinanza anche fisica; è questo il tempo in cui si avverte un maggiore bisogno di tenerezza. La sessualità, infatti, non è solo avere rapporti sessuali, ma capacità continua di esprimere all’altro l’intensità del nostro amore attraverso sempre nuove manifestazioni affettive.

A volte incontriamo alcuni anziani imprigionati in un corpo dimenticato, oggetto solo di igiene e cure mediche! Un corpo dimenticato che chiama l’amore, uno sguardo, una carezza, un tenero abbraccio. Pur senza sottovalutare o ignorare i cambiamenti, ricominciamo allora con slancio a superare i nostri confini per incontrare “realmente” l’altro.

mr.scotto@focolare.org

 

 

 

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