L’amore di Dio è con noi

Il vescovo Wolfgang Huber, presidente delle Chiese evangeliche tedesche, l’arcivescovo Athanasios Hatzopoulos, rappresentante della Chiesa greco-ortodossa presso l’Unione europea e il card. Miloslav Vlk, arcivescovo di Praga offrono le loro impressioni sulla giornata e sulla comunione tra movimenti e comunità. L’Europa ha bisogno di speranza Vescovo Athanasios, dopo questa giornata qual è la sua impressione? Parlo in italiano perché non è pratico parlare in greco, solo pochissimi potrebbero capirmi. Faccio uno sforzo perché il popolo italiano è il più vicino al mio popolo e cerco sempre di trovare un mezzo per comunicare con gli altri. È veramente una grande esperienza cercare di parlare in un’altra lingua bene. Questa voglia di comunicare sottolinea l’importanza di essere vicini agli altri e di cercare occasioni per dare una testimonianza della nostra appartenenza a Cristo. Questa giornata, fratelli e sorelle tutti, l’uno accanto all’altro, è stata una bellissima e ricchissima esperienza con Cristo in mezzo a noi. Noi stessi abbiamo bisogno di stare insieme e sentire la gioia che ci incoraggia per andare avanti e realizzare quello che non possiamo fare da soli. Abbiamo anche la responsabilità di dare insieme una testimonianza a Cristo per conto dell’Europa. Sarà questa la paura di quelli che non amano Cristo morto e risorto, ma amano un Cristo fatto secondo la loro immagine e la loro somiglianza. Alla fine di questa giornata vorrei ringraziare personalmente tutti quelli che hanno lavorato per portare questa esperienza, questa giornata fino a questo punto. Parto portando con me la voce di tutti quelli che hanno partecipato alla giornata e hanno sottolineato in vari modi che l’Europa ha bisogno di speranza e di slancio, di giustizia e di solidarietà, di amicizia e di unione di cuori e di animi, di collaborazione e di una visione. Aggiungo che abbiamo anche bisogno del miracolo di nostro Signore Gesù Cristo che moltiplica i pani e pesci, che ci dà abbondantemente i suoi doni necessari per poter stare con lui coraggiosamente e ricominciare ogni giorno sempre con lui rinnovati nel nostro viaggio in questo mondo, nella nostra Europa come servizio nella luce dello Spirito Santo. L’Europa ascolta la nostra voce Card. Vlk, che cosa le sta a cuore e cosa vorrebbe dirci? Vorrei partire dalla mia esperienza personale. In questi giorni – parlo anche del Congresso che ha preceduto questa Giornata – mi è parso di assistere a un miracolo. Siamo in tanti ad aver avuto questa impressione. E mi sono ricordato di quando, quarant’anni fa, ho conosciuto il Movimento dei focolari. Allora mi sono imbattuto nella loro vita tesa a dare un contributo alla preghiera di Gesù per l’unità – che tutti siano uno – e mi sono detto: io credo in questa preghiera. Da allora porto dentro di me l’anelito di vedere realizzarsi queste parole di Gesù. Penso che qui a Stoccarda sia avvenuto un passo importante in avanti in questa direzione. Certo, l’unità è un grande ideale: come tu Padre sei in me e io in te…! Siamo in cammino, insieme. Non siamo ancora arrivati alla méta, ma questi giorni mi hanno dato una grandissima speranza per il futuro. Con l’esperienza di fraternità che abbiamo vissuto, possiamo proseguire e possiamo confidare che il cammino verso la piena e visibile comunione non è un’utopia, ma che questa parola di Gesù Cristo va verso il suo compimento. È questo che dobbiamo portare a casa: che le parole di Gesù sono parole vere, sicure, perché sono parole di Dio. Dietro a queste parole vi è l’amore di Dio, la sua onnipotenza. E Gesù conosce il tempo, lui sa come portarle a realizzazione. Dunque possiamo dirci: Ho visto ‘un miracolo’, e non è esagerato. Possiamo portare a casa questo miracolo. E la speranza che vedremo altre cose più grandi ancora. Ma la speranza la vedo ancora in un altro fatto: c’è una grande eco a quello che stiamo vivendo qui a Stoccarda. Sono giunti per questa Giornata tanti messaggi di personalità delle Chiese e del mondo civile: direi che l’Europa ascolta la nostra voce. Il miracolo di fraternità al quale stiamo assistendo, va quindi ben oltre l’ambito dei movimenti e delle comunità qui presenti. È importante, in effetti, che non solo cresca la fraternità e l’unità fra di noi, ma che questo dono di Dio, dello Spirito Santo, aiuti a realizzare il sogno dell’unità dell’Europa. Bisogna che quello che viviamo contribuisca a quell’unità che l’Europa costruisce Concludo con un augurio. Mi ha fatto impressione quanto sono vicini qui la parte ecclesiastica e la parte laica, la parte religiosa e la parte civile, e quanto si lavora insieme. Viene da sperare che questo esempio possa fare scuola; che tanti possano venire qui e vedere. Non giovano a nessuno la divisione e la contrapposizione. Qui si vede che la cooperazione è possibile. Questo è il futuro per l’Europa, questo contribuisce a edificare l’unità dell’Europa. Avvicinamenti Vescovo Wolfgang Huber, come vede lei questo cammino dei movimenti all’interno della Chiesa? Vorrei cominciare con una immagine del mio viaggio da Hannover a Stoccarda, quando il treno si è fermato in una galleria e siamo rimasti al buio. La parola che ci sta portando a Sibiu – ove avrà luogo la terza Assemblea ecumenica europea nel settembre 2007 – è quella del Vangelo sulla luce di Cristo che è per tutti, e l’ho capita ancora di più. Perciò questo incontro, e l’importanza dei movimenti, li vedo ancora sotto un’altra luce. In Europa si sta sviluppando un grande movimento di presenza della fede cristiana che non esclude nessuno, e include invece tutti: che non si rassegna al fatto che ci siano persone che, per vari motivi, hanno perso la fede, spesso non per propria volontà ma perché la storia li ha portati in queste situazioni. Perciò cerco un rapporto, un accordo con persone, con movimenti, con gruppi che vogliono portare avanti la fede, radicandola profondamente in Europa. L’incontro con i movimenti che credono, che riescono a mettere insieme fede e vita, testimonianza e impegno sociale, è diventato sempre più importante per me. Lo dico con gratitudine. Questi movimenti hanno un futuro, rappresentano non soltanto un passato, ma sono compagni importanti per un cammino in comune verso il futuro. Vorrei fare degli esempi… Nelle ultime settimane e negli ultimi mesi ho avuto vari contatti con i movimenti e con il loro amore a Dio, e anche ho visto la loro prassi sia a livello locale che internazionale: è un incoraggiamento per me. C’è una parola che mi sta a cuore per l’Europa, una parola di un ex-presidente della Commissione europea, Jacques Delors… L’Europa deve avere un’anima, dobbiamo dare un’anima all’Europa. Se noi cristiani vogliamo dare un’anima all’Europa, dobbiamo affondare le radici in una profonda spiritualità, e ricordarci che quello che ci differenza da altre comunità è la preghiera. Noi cristiani dobbiamo portare l’oggi del mondo alla preghiera. Chi prega perde l’indifferenza, chi ha il coraggio di pregare sa comprendere coloro che non sanno più pregare: perché sono poveri, isolati, soli, disperati. Chi prega non accetta queste situazioni. Chi prega non accetta situazioni senza speranza: e questa è la testimonianza che noi come cristiani, come comunità, come Chiese, possiamo dare in questo nostro tempo. Vorrei aggiungere un’altra considerazione che mi sembra molto incoraggiante. Se ho capito bene nel cammino che è stato fatto dal primo incontro del 2004 fino al 2007, è avvenuto che i movimenti e le Chiese si sono avvicinati. Sappiamo che non siamo qui per farci concorrenza; siamo diversi, ma in questa diversità sperimentiamo e testimoniamo la fede. Siamo chiamati a testimoniare la verità, che va al di là di ogni movimento e di ogni singola Chiesa. E se lo facciamo, siamo sul cammino giusto.

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