L’amicizia con Cristo

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Quali emozioni ha provato nel momento in cui è stato chiaro che il nuovo papa sarebbe stato il card. Joseph Ratzinger? In molti pensavamo che il nuovo papa avrebbe potuto essere il card. Ratzinger, per la vicinanza con Giovanni Paolo II, per la fiducia di cui l’aveva giustamente gratificato e per le sue qualità eccezionali. E cioè una figura poliedrica, completa sia dal punto di vista dottrinale che da quello spirituale, un vero uomo di Dio, una guida per la chiesa del terzo millennio in mezzo alla complessità dei problemi, in mezzo ai marosi del mare largo a cui Giovanni Paolo II ci aveva invitati ad addentrarci senza paura. Ho provato una emozione grande per l’amicizia, per il lavoro diuturno, per la collaborazione sviluppati lungo tanto tempo, sin dagli anni Ottanta dapprima come consultore della congregazione per la Dottrina della fede, poi come segretario della medesima. Un’emozione forte, per la statura morale e spirituale di quest’uomo, che è di una scienza immensa, ma pure di una dolcezza infinita, quella – direi – del cuore di Cristo. Quali sono secondo lei le qualità principali di papa Ratzinger? Senza dubbio è uomo di scienza e di dialogo con gli uomini di scienza; un uomo che mette a proprio agio non solo teologi e filosofi ma anche gli scienziati, perché si mette alla scuola della scienza, approfondisce i problemi e le sfide poste dalle varie discipline. E dà risposte, come egli ha detto più volte citando san Benedetto, sotto la guida del vangelo. Benedetto XVI è però anche un uomo che ama la natura, come testimonia il fatto che nelle sue lunghe passeggiate quotidiane amava rivolgersi persino ai cani e ai gatti con affetto francescano, oltre naturalmente a conversare con quanti lo fermavano, volevano scattare una foto assieme a lui o baciargli l’anello. È un uomo che ama la musica: abitavo nel suo stesso palazzo, e spesso dinanzi alla sua porta si udivano le note al pianoforte di una composizione di Mozart da lui stesso suonata. È amico di musicisti come il direttore d’orchestra Savallisch, il quale gli ha dedicato un bellissimo concerto. Dico tutto ciò per sottolineare la dolcezza, l’affabilità, la schietta umanità e la squisita accoglienza di quest’uomo che purtroppo viene disegnato troppo spesso dai mezzi di comunicazione come autoritario, con la stereotipa definizione di panzerkardinal. Ma papa Joseph Ratzinger è anche uomo di preghiera, di profonda spiritualità e di interiorità, che sa raccogliersi e meditare profondamente, concentrarsi in sé stesso di fronte a Dio e alla sua parola. Sorprenderà, ma è anche uomo di comunicazione. Tutta l’attività del card. Ratzinger – sin da quando ha scritto il suo libro fondamentale Introduzione al cristianesimo – è stata centrata sull’annuncio del Vangelo di Cristo. Qualche aneddoto? Devo dire che è sì tedesco, ma direi quasi più latino, anche se è uno schietto bavarese. È così poco tedesco che non beve birra – e nemmeno vino a dire il vero – ma solo aranciata! Spesso veniva a pranzo a casa mia e gustava sia i cibi più piccanti che quelli più dolci: ama le torte ma nello stesso tempo le penne all’arrabbiata e il peperoncino. In congregazione, poi, è stato autorevole senza essere autoritario, capace di ascoltare anche l’ultimo collaboratore, anche il più giovane. Ha fatto della congregazione una organizzazione molto collegiale, dove ciascuno ha una sua competenza e una sequenza di problemi da seguire, da presentare poi nelle riunioni periodiche comuni. La sintesi finale e l’indirizzo fondamentale erano suoi, ma dopo aver ascoltato tutti. Nell’omelia per la messa d’inizio del conclave, il card. Joseph Ratzinger ha invocato il Signore di donare alla sua chiesa un papa-pastore… Io credo che il grande teologo Ratzinger abbia dimostrato di avere una grande sensibilità pastorale. È stato invitato innumerevoli volte a parlare anche di questioni scottanti in Italia e all’estero, scatenando quasi una gara tra vescovi per averlo nella loro diocesi! E lui non si negava. Ha dimostrato già in passato di essere capace di parlare al mondo di oggi, di penetrare nei cuori della gente. Quindi è un pastore che ha coltivato in sé stesso una forte amicizia con Cristo, come ha detto concludendo il suo primo discorso: amicizia che vuole portare tanti a scoprire. Credo che questo papa saprà dialogare anche con i giovani, a cominciare dal prossimo appuntamento di Colonia, così come sa farlo con i teologi. Papa Ratzinger credo che sappia farsi ascoltare anche dalla gente semplice: sono qualità di un pastore che parla in nome di Cristo e vuole portare all’amicizia con Cristo. Il nuovo papa e i media… I mezzi di comunicazione questa volta hanno reso un buon servizio alla chiesa, hanno svolto un’opera di evangelizzazione a livello mondiale straordinaria, durata tre settimane intere, che ha portato tanti ad aderire alla figura del papato e alla chiesa come mai era avvenuto in nessuna epoca storica. Anche la puntualizzazione di problemi in cui la modernità può non trovarsi d’accordo, è stata una catechesi, una presentazione del patrimonio della dottrina evangelica. Credo che papa Ratzinger avrà un rapporto positivo coi mezzi di comunicazione. La libertà di critica naturalmente è fuori di discussione, ma vorrei che i mezzi di comunicazione non lavorassero su cliché stereotipi, come è accaduto in questi giorni nella presentazione di certe supposte contrapposizioni fra i cardinali Ratzinger e Martini, o Ratzinger e Kasper… Dopo il primo discorso da papa di Benedetto XVI, il presidente del Consiglio per l’unità dei cristiani si è dichiarato entusiasta dell’apertura ecumenica manifestata dal nuovo pontefice!. Cosa augurare a Benedetto XVI? Gli auguro anzitutto una buona salute, la pace e la serenità che ha dimostrato di avere in questi giorni, la gioia del cuore. Gli auguro anche di portare nel ministero petrino l’efficacia di quei doni che ha sottolineato in Benedetto XV, e cioè la pace e la riconciliazione tra i popoli. E possiamo anche augurargli di realizzare i desideri incompiuti di Giovanni Paolo II, cioè un approccio positivo con la Russia e con la Cina. Nel suo nome da pontefice, c’è più papa Benedetto XV o San Benedetto da Norcia? Tutti e due. Come ho già sottolineato, papa Ratzinger ha detto di avere mutuato da Benedetto XV la prospettiva della pace e della riconciliazione. Da san Benedetto ha mutuato invece la spiritualità benedettina che davanti al crollo delle ideologie ha accolto come un’arca tutte le culture e le ha aiutate a essere pienamente sé stesse – e quindi l’idea di dialogo tra le culture, non della loro eliminazione. E poi il papa ha affermato di voler assumere da Benedetto il desiderio di camminare sotto la guida del vangelo, senza nulla anteporre a Cristo.

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