Laicità frutto della fede

Laicità frutto della fede
Benedetto XVI voleva venire come semplice pellegrino a Lourdes, in settembre, in occasione del 150° anniversario delle apparizioni di Maria a Bernadette Soubirous. Ma, a causa della situazione politica francese, il passaggio per Parigi s’è inserito nel programma con due argomenti sui quali i francesi attendevano al varco il papa: la laicità e il dialogo fede-ragione. Fine conoscitore della Francia e delle sottigliezze della sua cultura umanistica, Benedetto XVI sa bene che la cosiddetta figlia primogenita della Chiesa è anche il Paese dell’Illuminismo, dove l’anticlericalismo è ancorato nelle mentalità ; è, il Paese-simbolo dell’evoluzione dell’Europa verso il secolarismo. Già nell’aereo verso Parigi, il papa ha fatto qualche osservazione che ha contrassegnato il suo percorso francese: Mi sembra che la laicità non sia in contraddizione con la fede. Direi anzi che è un frutto della fede. Affermazione sorprendente, che ha poi sviluppato nel corso del suo incontro col presidente Nicolas Sarkozy. Dopo avere ricordato, a proposito dei rapporti tra Chiesa e Stato, che sul problema delle relazioni tra sfera politica e sfera religiosa Cristo aveva già offerto il criterio di fondo in base al quale trovare una giusta soluzione. Lo fece quando, rispondendo ad una domanda che gli era stata posta, affermò: Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio, il papa ha riconosciuto che la diffidenza del passato si è trasformata a poco a poco in un dialogo sereno e positivo, ma ha stimato necessaria una nuova riflessione sul vero significato e sull’importanza della laicità. È vero che in Francia la laicità – iscritta nella Costituzione allo stesso titolo della libertà di fede – è vissuta come un movimento polemico e militante contro la Chiesa. Così il papa invita ad una comprensione più aperta, sottolineando che se è fondamentale infatti, da una parte, insistere sulla distinzione tra l’ambito politico e quello religioso al fine di tutelare sia la libertà religiosa dei cittadini che la responsabilità dello Stato verso di essi, è, d’altra parte, altrettanto necessario prendere una più chiara coscienza della funzione insostituibile della religione per la formazione delle coscienze. Insomma, i cattolici dovrebbero potersi esprimere, anche a nome della loro fede, nelle scelte etiche e le questioni fondamentali della società. Una tendenza che si afferma molto nettamente con Sarkozy, il quale ha sempre operato per un riconoscimento del ruolo effettivo delle religioni nella società. È lui stesso all’origine della creazione del Consiglio francese del culto musulmano, che tenta di raggruppare i fedeli della seconda religione in Francia in un’istanza di dialogo con lo Stato. Ed è sempre lui che, nel di- cembre scorso a Roma, ha stupito la diplomazia difendendo una laicità positiva che rispetta e riunisce. I partigiani della linea dura di separazione della Chiesa e dello Stato non hanno attenuato la determinazione di Sarkozy che ha accolto il papa a Parigi facendo della laicità il tema centrale del suo intervento: La laicità positiva offre alle nostre coscienze la possibilità di dialogare, oltre le credenze ed i riti, sul senso che vogliamo dare alle nostre esistenze. È una chance, data al dibattito pubblico. Fino ad affermare che sarebbe una follia il privarcene, semplicemente un errore contro la cultura e contro il pensiero. Il dialogo con e tra le religioni è un punto cruciale del secolo nascente. I responsabile politici non possono disinteressarsene. La richiesta di spiritualità non è un pericolo per la democrazia e non un pericolo per la laicità . Benedetto XVI ha trovato in ciò un’eco favorevole al suo desiderio di una sana collaborazione tra la comunità politica e le Chiese , ma ha ricordato che queste intenzioni devono anche concretarsi. Venuto per rendere omaggio all’imponente patrimonio di cultura e di fede della Francia, il papa è stato atteso a due passi dalla Sorbona, nel cuore del quartiere latino, centro pulsante dell’università, ai Bernardins, un antico collegio che la Chiesa di Francia ha appena restaurato per farne un centro di dialogo tra la Sapienza cristiana e le correnti culturali, intellettuali e artistiche dell’attuale società. I circa 700 rappresentanti della diversità culturale francese (scienziati, scultori, psicanalisti, umoristi, cantanti, scrittori, editori…) sono stati sconcertati da un denso discorso pronunciato in un francese impeccabile, invitando ad una forte presa di coscienza. Più che affermare, Benedetto XVI ha posto domande per rendere gli spiriti fertili, introducendo l’uditorio in un ricerca interiore che ciascuno può proseguire a modo suo. Un discorso del papa-teologo tutto centrato sulla Parola, attento alle radici della cultura europea . Benedetto XVI ha ricordato che i monasteri erano i luoghi in cui veniva formata passo passo una nuova cultura, e che nella confusione dei tempi i monaci desideravano solamente una cosa: impegnarsi per trovare ciò che vale e permane sempre, trovare la Vita stessa. Se il confronto con la nostra epoca si è fatto così evidente, Benedetto XVI ha insistito sul fatto che la Parola di Dio ci raggiunge soltanto attraverso la parola umana, attraverso le parole umane, che cioè Dio parla a noi solo attraverso gli uomini, mediante le loro parole e la loro storia. Nessuna affermazione perentoria che escluderebbe i non credenti, ma al contrario un’esortazione ad interpretare la Parola, viverla in comunità (là dove essa genera una cultura), a confrontare l’intelletto e l’amore, la fede e la ragione, per non cadere nell’arbitrio soggettivo o nel fanatismo fondamentalista . Per Benedetto XVI, l’esistenza di Dio costituisce la chiave di volta di tutto il sapere, di tutta la cultura, e non unicamente la conclusione di una ricerca filosofica. E se per molti, Dio è diventato veramente il grande Sconosciuto, la domanda di Dio – assente o presente – non può essere elusa. Come ai tempi dei monaci, deve essere posta di nuovo, collocata al cuore dei nostri interrogativi. Una cultura meramente positivista che rimuovesse nel campo soggettivo come non scientifica la domanda circa Dio, sarebbe la capitolazione della ragione, un tracollo dell’umanesimo. Ciò che ha fondato la cultura dell’Europa, la ricerca di Dio e la disponibilità ad ascoltarlo, rimane anche oggi il fondamento di ogni vera cultura, ha concluso il papa, invitando ciascuno a cercare la verità. Appena prima di lasciare la Francia, ha voluto ricordare come la cultura e i suoi interpreti siano un tramite privilegiato nel dialogo tra la fede e la ragione, tra Dio e l’uomo. In questo Paese, di cui è stato detto che avrebbe evacuato Dio della sua riflessione, il discorso di Benedetto XVI è stato forte, e più d’uno degli intellettuali presenti ha riconosciuto che occorrerà del tempo per approfondirlo, pur approvando o contestando tale o tal altro punto del discorso.

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