L’adolescente e il gruppo

Mio figlio di 12 anni è tornato da una festa piangendo perché i suoi compagni lo avevano assalito con spinte e botte varie. In effetti nella classe di quest’anno, i ragazzi sono riuniti in gruppetti: vorrebbe farne parte ma non lo accettano. Non lo invitano quasi mai a giocare con loro, né alle feste o ad uscire o a fare i compiti insieme. È lui che è figlio unico, non ha altri fratelli con cui stare a casa. Passa ore davanti alla tv o alla play-station, sta pure ingrassando e non vuole fare sport: io sono molto preoccupata anche per la sua salute e il suo sviluppo. Come posso aiutarlo?. Carla – Trento La capacità-possibilità di un ragazzino di socializzare è legata a due fattori: il suo carattere e l’ambiente familiare e sociale. Nella fase prepuberale o all’inizio dello sviluppo, quindi tra gli 11 e 15 anni per i maschietti, è spiccata la tendenza a riunirsi in gruppi e non di rado ai margini di ciascun gruppetto vi è un ragazzino che diventa l’oggetto preferito degli scherzi o dell’ironia. Il più delle volte sono dinamiche innocenti in cui i protagonisti si rendono scarsamente conto che il loro fare ferisce. Spesso, come sembra il caso di suo figlio, se non si fa parte da sempre della comitiva può essere complesso l’inserimento. Stare insieme in maniera solidale è qualcosa che gratifica i ragazzi ma non è un percorso scontato. Diversi studi testimoniano che il ruolo della scuola nel promuovere occasioni di gioco e dialogo, insieme alla diretta testimonianza degli insegnanti nell’instaurare una relazione sincera e impegnata, favoriscono la nascita di positive interazioni. Insegnamenti negativi, basati sulla competizione fine a sé stessa e sulla derisione di chi perde, al contrario accentuano l’aggressività dei ragazzi gli uni verso gli altri. Avere fiducia in sé stessi, ma anche essere abituati a non essere sempre il centro del mondo, aiuta a inserirsi positivamente tra i coetanei. Il ruolo della famiglia nello sviluppo di questo aspetto della personalità è significativo. Risolvere al bambino e poi adolescente i problemi, farlo vivere in un ambiente protetto, inevitabilmente non lo aiuterà a sviluppare relazioni equilibrate quando dovrà vedersela da solo: momenti di fuga o isolamento, o al contrario lo sviluppo di sentimenti di aggressività, sono i due frutti più frequenti di un’educazione in cui si sia lasciato poco spazio alla creatività, alla libertà, alla fiducia. Si dovrebbe iniziare quando i figli sono piccoli, anche se ci può incoraggiare la considerazione che non è mai troppo tardi e spesso si riesce a recuperare errori passati. Ricordo la fatica di un bambino ad allacciarsi le scarpe, che puntualmente si scioglievano: mi colpì che il genitore non intervenisse ma, sorridendo, aspettasse con pazienza. Infine il sorriso radioso quando finalmente ce l’aveva fatta da solo: con gli occhi che gli brillavano corse a dare la mano al papà e continuarono la passeggiata. Quel bimbo aveva ricevuto due messaggi: ce l’ho fatta da solo, posso avere fiducia in me. Ma vi è un altro messaggio meno esplicito, che gli rimarrà nel cuore: mio padre aveva fiducia che ce l’avrei fatta! E se lui, che ai miei occhi è un gigante, ha fiducia in me, io posso averla in me stesso. Questa certezza, insieme al calore della mano che l’aspettava per continuare la passeggiata, lo accompagneranno. Allora per aiutare suo figlio forse lei può agire su vari fronti. Da un lato promuovere occasioni in cui farlo incontrare con i suoi nuovi compagni in ambienti più… facili (a casa sua, ad una pizza organizzata da voi, ecc.). Potrà probabilmente essere utile anche una serena chiacchierata sull’argomento con gli insegnati. L’aspetto più importante sarà però dimostrargli che avete fiducia in lui, vincendo la tentazione di volergli impedire di soffrire, la tentazione di evitargli i problemi. In questa direzione potete attivare una serie di comportamenti, ad esempio evitare di giudicare i suoi amici, ascoltarlo (mordendosi la lingua per non dare il giusto consiglio!) quando ha voglia di raccontare. Tutto ciò significa rispettarlo nei suoi tempi e nei suoi modi: rimanergli vicino è altra cosa da sostituirsi a lui, che da solo dovrà trovare la strada, la sua strada, con la certezza di avere sullo sfondo dei genitori che lo amano incondizionatamente, per ciò che è.

I più letti della settimana

Samal

Saman, perché?

A proposito di omeopatia

Saman

Saman, ancora una volta

Cibo, agricoltura e clima

Alla ricerca del posto nel mondo

Simple Share Buttons