La Xylella lascia 21 milioni di ulivi secchi in Puglia

Individuato un nuovo ceppo del batterio in sei alberi di mandorlo a pochi chilometri da Bari. A rischio anche i ciliegi e i vigneti, con conseguenze negative per l’economia e l’agricoltura locali
(Archivio) Agenti fitosanitari dell'Agenzia forestale della Regione Puglia (Arif) al lavoro sul territorio per cercare eventuali nuovi focolai di Xylella, Ostuni, 22 giugno 2020. Foto: DONATO FASANO/ANSA

I primi mandorli attirano lo sguardo nelle strade di campagna lontane dal centro cittadino. I pastelli rosacei che spuntano dai rami sono il preludio della primavera e tra i campi di olivi della Puglia rendono il paesaggio caratteristico. L’unicità di queste zone, però, rischia di estinguersi, ancora a causa di un’altra forma di Xylella che dal 2013 non smette di falcidiare la zona salentina in cui 3 olivi su 4 sono andati persi intaccando i territori di Bari, Brindisi e Taranto in cui risultano contaminati 183 mila ettari e 21 milioni di alberi.

Se la Xylella sta creando disagi molto fastidiosi all’economia e all’agricoltura locale nazionale, la situazione diventa doppiamente fastidiosa dopo la scoperta di un nuovo ceppo del batterio individuato in sei alberi di mandorlo nelle campagne di Triggiano a pochi chilometri da Bari. Il dipartimento Agricoltura della Regione Puglia, a seguito di analisi in 190 siti e 432 piante ha confermato la presenza della variante tra gli alberi, 6 dei quali abbattuti. «È stato svolto un lavoro di monitoraggio puntuale e tempestivo utile – ricorda Donato Pentassuglia, assessore regionale all’Agricoltura – per una comunione d’intenti e di attività a sostegno della sicurezza fitosanitaria del territorio. Ora bisogna spegnere il focolaio in maniera tempestiva, eradicando il batterio. Non bisogna creare allarmismi ma è necessario mantenere alta la guardia».

Questa variante, definita “Xylella fastidiosa sottospecie fastidiosa”, però, inizia a preoccupare i produttori e l’intero settore agroalimentare, che ha già subito gravi perdite economiche e come riportato da Coldiretti Puglia, sulla base dello studio della rivista americana PNAS (Atti della Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti d’America).

La diffusione della Xylella fastidiosa potrebbe costare miliardi di euro nei prossimi 50 anni in Europa, mentre in Italia, l’impatto economico della Xylella fastidiosa pauca, quella che ha colpiti migliaia di campi di olivi, potrà crescere fino a 5,2 miliardi di euro. Coldiretti, perciò, tiene accesa una spia poiché questa variante può colpire anche i ciliegi e le piante di vite causando quella che viene definita la malattia di Pierce, una fitopatia che porta al disseccamento dei vigneti, come avviene per gli oliveti a causa della Xylella fastidiosa sottospecie pauca, con il rischio così di mettere a repentaglio anche l’economia vinicola del territorio. Olio e vino, due simboli dell’identità pugliese rischiano di essere martoriati.

Per quanto riguarda l’infezione dei mandorli e dell’identificazione del batterio “fastidioso” Coldiretti punta il dito contro le politiche dell’Unione europea a cui accusa di aver tutelato in modo inadeguato frontiere lasciando passare materiale vegetale infetto e parassiti vari, causando danni da miliardi di euro in Puglia con 21 milioni di ulivi secchi e l’intero settore olivicolo. Proprio la sezione pugliese dell’ente è a Bruxelles per denunciare la scelta europea troppo permissiva che consente l’ingresso di prodotti agroalimentari e florovivaistici nell’Ue senza le cautele e le quarantene necessarie richieste, invece per i prodotti nazionali quando vengono esportati coni negoziati e dossier rallentano il processo della filiera.

A proposito di mandorle, quella coltivata a Toritto, un comune della provincia di Bari situato nell’Alta Murgia, ha il riconoscimento DOP dal 2016 ed inserita nel presidio Slow Food, reputata per la sua dolcezza e proprietà nutritive la più buona d’Italia.

Sì, la Xylella non può continuare a rovinare la cucina e l’identità di una regione.

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