La vita ringrazia la scienza

Forse in futuro ci sarà meno lavoro per chi si occupa di bioetica. Sulle prestigiose riviste scientifiche Cell e Science, infatti, sono apparse le relazioni di due distinti gruppi di scienziati che hanno riprogrammato cellule umane adulte, facendole tornare simili a quelle embrionali. Capaci quindi di rigenerare, in teoria, qualsiasi tipo di tessuto umano. La tecnica è ancora imperfetta: attualmente i cosiddetti geni induttori di pluripotenza sono introdotti dall’esterno, mentre l’ideale sarebbe riuscire ad attivare quelli già esistenti nella cellula stessa, senza rischiose manipolazioni dall’esterno. Ma se tutto andrà come si spera, le prospettive sono straordinarie: ognuno di noi potrà presto utilizzare le sue stesse cellule, ad esempio della pelle, per curare organi interni danneggiati, senza problemi di rigetto. E soprattutto senza distruggere embrioni! Nel mondo l’eco dell’annuncio è stato fortissimo, sia per la dura competizione in atto nel mondo scientifico, sia per le implicazioni etiche. Dopo infiniti dibattiti, spesso aspri e laceranti, la vicenda sembra risolversi nel migliore dei modi: non sono necessarie cellule prelevate da feti umani, l’obiettivo è raggiunto con cellule adulte. Esulta chi fin dall’inizio difendeva l’embrione da ogni manipolazione. Dall’altra parte della barricata, qualcuno cambia bandiera saltando sul carro dei vincitori. Qualcun altro invece rimane in trincea, ammonendo che non è detta l’ultima parola, visti i molti aspetti ancora da mettere a punto, per cui bisogna mantenere i finanziamenti e i programmi di ricerca sulle cellule embrionali. Comunque si evolva la faccenda nei prossimi anni, penso che per adesso si possano, anzi si debbano dire ad alta voce due grazie. Il primo è agli scienziati che hanno reso possibile questo risultato, con tenacia ed inventiva. Non mi riferisco solo ai due gruppi vincitori, ma anche a tutti quei ricercatori che, con un lavoro spesso silenzioso e non adeguatamente retribuito, permettono il lento accumularsi di migliaia di piccoli risultati parziali, premessa indispensabile per ogni grande balzo in avanti della scienza. Il secondo grazie è alla Chiesa cattolica che non ha mai mollato nella difesa dell’embrione, incoraggiando costantemente una ricerca sulle celle adulte rispettosa dei diritti del nascituro. Una posizione chiara e coerente, punto di riferimento prezioso anche per chi non ha la stessa visione della vita

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