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Cultura > Cinema

La vita è una danza

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Nel film di Cédric Klapisch una ballerina si infortuna e si dispera. Ma la vita ha le sue sorprese

Nell’immagine il direttore francese Cédric Klapisch. (AP Photo/Jacques Brinon)

Come sanno reagire i giovani quando soffrono. E anche quando non sono compresi dagli adulti e l’ombra della disperazione vorrebbe infrangere i loro sogni. È tutto così vero e così attuale. Elise sta per danzare la Bayadére quando vede tra le quinte il suo ragazzo baciare un’altra. Un dolore atroce che somatizza, tant’è vero che nel momento di slanciarsi in un grande salto, nel volo, cade e si infortuna la caviglia, ma anche l’anima.

È il doppio registro del film del regista francese, celebre per aver diretto L’appartamento spagnolo. Realtà e metafora vanno insieme in questo racconto di rara delicatezza psicologica, di grande eleganza formale e di verità sentimentale. Elise è scoraggiata, dovrà stare ferma per mesi, forse subire un intervento: non sa se potrà riprendere a ballare, il sogno di una vita che il padre, celebre avvocato, troppo freddo e distaccato, non comprende. Ma nel ballo che è la vita dove si deve pur obbedire agli imprevisti, la ragazza incontra due amici cuochi in Bretagna, vive per un po’ con loro, incontra il coreografo israeliano Hofesh Shechter con il suo gruppo di irresistibile vitalità. Lentamente si scioglie, riprende ad avere fiducia in sé stessa, nella vita che le offre una seconda possibilità, anche affettiva. E insieme un altro tipo di danza, quella moderna, legata all’armonia di un gruppo non al solipsismo individuale. Elisa ritrova energia, guarisce, si riallaccia con il padre: è la sorpresa del ricominciare.

Il film è interpretato da Marion Barbeau, 31 anni, étoile dell’Opera parigina, con tatto, spirito perfetto di aderenza al personaggio, insieme a un gruppo di attori felici del loro ruolo. Leggero e disarmante, ma tutt’altro che superficiale, il film racconta il corpo per raggiungere un tipo di bellezza tutta da scoprire attraverso il dolore, e insieme, fra dramma e commedia, la metafora della vita come danza. Non è per nulla scontata, quando lo dice con la brillantezza, l’umorismo sottile e lo spessore sentimentale che rendono questo lavoro qualcosa di veramente pregevole e semplice.

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