La vicinanza coi movimenti

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Sono 80 tra cardinali e vescovi da 42 nazioni dei cinque continenti: ecco la fotografia dell’annuale incontro dei vescovi amici dei Focolari. Guardando in faccia le ferite di un mondo segnato da povertà e ingiustizie, guerre e terrorismo, dallo svuotamento delle anime e dall’oscurità di Dio, i partecipanti sono andati alle radici del cristianesimo: Il Cristo crocifisso e abbandonato, luce nella notte culturale. Chiara Lubich nel suo intervento ha scritto al proposito: Se riusciamo ad incontrare lui in ogni dolore, allora la notte sarà un passato, la luce ci illuminerà . È emersa dai vescovi la convinzione che, alla luce della fede nel Cristo risorto, in ogni situazione di sofferenza personale e collettiva è insita la possibilità di aprirsi a orizzonti inediti e ad uno stile di vita più fraterno. Che questa non fosse solo una convinzione aleatoria, l’ha mostrato l’affollato incontro coi giornalisti svoltasi subito dopo l’udienza col papa. I vescovi amici dei Focolari hanno spiegato che si può rispondere alla notte dell’umanità con la luce, il calore e la speranza del Vangelo, come scrive l’agenzia Zenit. Il card. Miloslav Vlk, arcivescovo di Praga, ha detto che la notte può essere buia e lunga, ma anche vicina all’alba. Intravedo gente che cerca il senso della vita, che comincia a cercare Qualcuno. Dall’incontro coi giornalisti è venuto fuori, come affermava una collega francese, un affresco di uomini di Chiesa che, traendo dalla spiritualità dei Focolari la forza dell’unità, affrontano i problemi a testa alta. Così mons. Francisco Pérez González, ordinario militare di Spagna e direttore delle Pontificie opere missionarie locali, ha messo l’accento sulla importanza della testimonianza dei vescovi stessi, che hanno bisogno di una comunione affettiva ed effettiva. Dobbiamo pentirci per non essere abbastanza testimoni , ha sottolineato. Il card. Telesphore Placidus Toppo, arcivescovo di Ranchi e presidente della Conferenza episcopale indiana, col suo stile diretto ha constatato come il 75 per cento degli indiani sia giovane, traendone motivi di speranza: Amano la vita, ha commentato. Perciò non bisogna credere ai profeti di sventura. I Focolari guardano al fuoco che illumina e riscalda, vivono il Vangelo illuminando le tenebre. Il card. Ennio Antonelli, arcivescovo di Firenze, ha risposto invece ad alcune domande sulla difficile situazione della famiglia, sottolineando come la Chiesa proponga una riflessione responsabile perché convinta che si tratta del vero bene dell’uomo che la ragione umana può scoprire. Infine, mons. Jean Ntagwarara, vescovo di Bubanza e presidente della Conferenza episcopale del Burundi, ha messo l’accento, partendo dalla sua personale esperienza della guerra e dei crimini contro l’umanità nella sua terra, per lanciare un forte appello per sconfiggere lo scandalo della fame. Culmine del convegno è stata l’udienza speciale con Benedetto XVI, assieme ai vescovi amici della Comunità di Sant’Egidio, riuniti in contemporanea a Roma. Riportiamo di seguito il testo integrale dell’importante discorso di Benedetto XVI. La parola del papa: U na più intensa comunione dei cuori Il discorso di Benedetto XVI ai vescovi amici del Movimento dei focolari e della Comunità di Sant’Egidio, pronunciato l’8 febbraio 2007. Sono lieto di accogliervi in questa speciale udienza e saluto cordialmente tutti voi, che venite da vari Paesi del mondo. Rivolgo anche un particolare pensiero a coloro che sono qui con noi ed appartengono ad altre Chiese. Alcuni di voi partecipano all’annuale appuntamento dei vescovi amici del Movimento dei focolari, che ha per tema: Il Cristo crocifisso e abbandonato, luce nella notte culturale. Colgo volentieri questa occasione per inviare a Chiara Lubich il mio augurio e la mia benedizione, che estendo a tutti i membri del movimento da lei fondato. Altri prendono parte al IX convegno di vescovi amici della Comunità di Sant’Egidio, che affronta un argomento quanto mai attuale: La globalizzazione dell’amore. Saluto mons. Vincenzo Paglia, e con lui il professor Andrea Riccardi e l’intera comunità, che, nell’anniversario della sua fondazione, questa sera si radunerà nella basilica di San Giovanni in Laterano per una solenne celebrazione eucaristica. Non ho qui tutti i nomi, ma saluto naturalmente tutti i cari fratelli, vescovi, cardinali, e tutti i cari fratelli della Chiesa ortodossa, tutti voi di cuore. Cari fratelli nell’episcopato, vorrei dirvi anzitutto che la vostra vicinanza ai due movimenti, mentre sottolinea la vitalità di queste nuove aggregazioni di fedeli, manifesta altresì quella comunione tra i carismi che costituisce un tipico segno dei tempi.Mi sembra che questi incontri dei carismi dell’unità della Chiesa nella diversità dei doni siano un segno molto incoraggiante e importante. L’esortazione postsinodale Pastores gregis ricorda che i rapporti scambievoli tra vescovi… vanno ben oltre i loro incontri istituzionali (n. 59). È quello che avviene anche in convegni come i vostri, nei quali si sperimenta non solo collegialità, ma una fraternità episcopale che trae dalla condivisione degli ideali promossi dai movimenti uno stimolo a rendere più intensa la comunione dei cuori, più forte il reciproco sostegno e più condiviso l’impegno a mostrare la Chiesa come luogo di preghiera e di carità, come casa di misericordia e di pace. Il mio venerato predecessore, Giovanni Paolo II, ha presentato i movimenti e le nuove comunità sorte in questi anni come un dono provvidenziale dello Spirito Santo alla Chiesa per rispondere in maniera efficace alle sfide del nostro tempo. E voi sapete che questa è anche la mia convinzione. Quando ero ancora professore e poi cardinale, ho avuto occasione di esprimere questa mia convinzione che realmente i movimenti sono un dono dello Spirito Santo alla Chiesa. E proprio nell’incontro dei carismi mostrano anche la ricchezza sia dei doni, sia anche dell’unità nella fede. Come dimenticare, ad esempio, la straordinaria Veglia di Pentecoste dello scorso anno, che ha visto la corale partecipazione di molti movimenti ed associazioni ecclesiali? È ancora viva in me la commozione provata nel partecipare in piazza San Pietro ad una così intensa esperienza spirituale. Ripeto a voi quanto allora ebbi a dire ai fedeli giunti da ogni parte del mondo, e cioè che la multiformità e l’unità dei carismi e ministeri sono inseparabili nella vita della Chiesa. Lo Spirito Santo vuole la multiformità dei movimenti al servizio dell’unico Corpo che è ap- punto la Chiesa. E questo lo realizza attraverso il ministero di coloro che egli ha posto a reggere la Chiesa di Dio: i vescovi in comunione col successore di Pietro. Questa unità e molteplicità, che è nel popolo di Dio, si rende in qualche modo manifesta anche quest’oggi, essendo qui riuniti con il papa parecchi vescovi, vicini a due diversi movimenti ecclesiali, caratterizzati da una forte dimensione missionaria. Nel ricco mondo occidentale dove, anche se è presente una cultura relativista, non manca però al tempo stesso un diffuso desiderio di spiritualità, i vostri movimenti testimoniano la gioia della fede e la bellezza dell’essere cristiani in grande apertura ecumenica. Nelle vaste aree depresse della terra essi comunicano il messaggio della solidarietà e si fanno prossimi ai poveri e ai deboli con quell’amore, umano e divino, che ho voluto riproporre all’attenzione di tutti nell’enciclica Deus caritas est. Dalla comunione tra vescovi e movimenti può scaturire pertanto un valido impulso per un rinnovato impegno della Chiesa nell’annuncio e nella testimonianza del Vangelo della speranza e della carità in ogni angolo del mondo. Il Movimento dei focolari, proprio a partire dal cuore della sua spiritualità e cioè da Gesù crocifisso e abbandonato, sottolinea il carisma e il servizio dell’unità, che si realizza nei vari ambiti sociali e culturali come, ad esempio, quello economico con l’Economia di comunione, e attraverso le vie dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso. La Comunità di Sant’Egidio, mettendo al centro della propria esistenza la preghiera e la liturgia, vuole farsi prossima di coloro che sperimentano situazioni di disagio e di emarginazione sociale. Per il cristiano l’uomo, anche se lontano, non è mai un estraneo. Insieme è possibile affrontare con più forte slancio le sfide che ci interpellano in maniera pressante in questo inizio del terzo millennio: penso in primo luogo alla ricerca della giustizia e della pace e all’urgenza di costruire un mondo più fraterno e solidale, a partire proprio dai Paesi dai quali alcuni di voi provengono, e che sono provati da sanguinosi conflitti. Mi riferisco specialmente all’Africa, continente che porto nel cuore e che spero possa finalmente conoscere un tempo di stabile pace e di vero sviluppo. Il prossimo sinodo dei vescovi africani sarà sicuramente un momento propizio per mostrare il grande amore che Dio riserva alle amate popolazioni africane. Cari amici, l’originale fraternità che esiste tra voi e i movimenti di cui siete amici vi spinge a portare insieme i pesi gli uni degli altri (Gal 6,2), come raccomanda l’Apostolo, soprattutto per quanto concerne l’evangelizzazione, l’amore per i poveri e la causa della pace. Il Signore renda sempre più proficue le vostre iniziative spirituali ed apostoliche. Io vi accompagno con la preghiera e volentieri imparto l’apostolica benedizione a voi qui presenti, al Movimento dei focolari e alla Comunità di Sant’Egidio, ed ai fedeli affidati alle vostre cure pastorali. CARISMI E MINISTERI INSEPARABILI Nel suo discorso ai vescovi amici del Movimento dei focolari e ai vescovi amici della Comunità di Sant’Egidio, Benedetto XVI si è fatto a chiare note promotore dell’incontro tra l’elemento carismatico e la struttura ministeriale e territoriale della Chiesa, secondo una visione che aveva elaborato teologicamente ancora da cardinale. Nel contesto della Pentecoste 1998 non aveva esitato, infatti, a parlare dei movimenti come aspetto essenziale della successione apostolica: lungo i secoli essi ravvivano costantemente la dimensione universale della missione della Chiesa e la radicalità del Vangelo. Sin dalle prime settimane di pontificato, nel maggio del 2005, parlando ai vescovi italiani, aveva chiesto che parrocchie e movimenti collaborino perché la Chiesa possa raggiungere tutti gli ambienti di vita, e aveva parlato dei carismi come fonte di nuove iniziative, nuove ispirazioni, nuove animazioni. Rivolgendosi nella Pentecoste 2006 ai movimenti e alle nuove comunità in piazza San Pietro, li aveva caratterizzati come scuole di libertà vera e li aveva chiamati all’unità. Ma forse mai, da papa, aveva disegnato un quadro così completo come nell’udienza dell’8 febbraio. Almeno cinque le indicazioni di particolare rilievo: – i movimenti e le nuove comunità sono – come disse già papa Wojtyla – sono dono provvidenziale dello Spirito alla Chiesa per rispondere alle sfide del nostro tempo; – la comunione tra i carismi costituisce un tipico segno dei tempi (…) incoraggiante e importante; – carismi e ministeri sono inseparabili . Nella loro multiformità sono al servizio dell’unico corpo che è la Chiesa; – in comunione col successore di Pietro, i vescovi hanno il compito di realizzare questa multiformità nell’unità che lo Spirito vuole; – assieme a tutto il popolo cristiano, essi possono ricevere dalla condivisione degli ideali promossi dai movimenti un impulso alla fraternità (più intensa comunione dei cuori) e alla missione (testimonianza del Vangelo in ogni angolo del mondo, a favore della giustizia e della pace). Per tutto ciò, Benedetto XVI ha voluto incoraggiare la comunione, anzi l’originale fraternità tra vescovi e movimenti, come un significativo contributo alla realizzazione della Chiesa-comunione.

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