La tribù del bosco incantato

Un anno di scuola raccontato da una maestra elementare.
Ragazzi di una scuola elementare

Tutto è nato da un atto d’attenzione verso un mio alunno che continuava a chiedermi cosa avremmo fatto dopo, senza impegnarsi nel lavoro del presente. Mi sarebbe venuto da spazientirmi e dargli una risposta un po’ brusca… «“Occhio del cielo” – gli ho risposto invece, guardandolo negli occhi d’un intenso colore azzurro –, quando sarà il momento ti dirò cosa dobbiamo fare». Lui s’è rasserenato, rimettendosi al lavoro.

 

Quel nomignolo è piaciuto agli altri bambini, che hanno cominciato a chiederlo anche per sé. Allora ho dato un soprannome a tutti, cercando di cogliere di ciascuno una caratteristica positiva, presa dalla natura. La classe è così diventata “la tribù del bosco incantato”.

Un giorno ho trovato “Salice ridente” e “Cascata spumeggiante” stesi a terra che se le davano di santa ragione! Chiamandoli per soprannome, ho visto che si sono ricomposti e che potevo parlare con loro del loro litigio. Alla fine “Salice ridente” ha proposto di fare la pace e il tutto s’è concluso con un abbraccio.

 

Gli alunni di un’altra classe hanno chiesto anche loro un soprannome. Non è stato semplice, anche perché di qualcuno veniva a galla piuttosto il lato negativo. Mi son fatta allora aiutare dai bambini stessi.

Per esempio, a una volevo dare “Sole del mattino”, ma un compagno, notando che era spesso un po’ triste, anche se poi cambiava umore con poco, preferiva “Nube che lascia passare il sole”. Lei stessa si era descritta: «Basta un niente per rendermi triste e poco per rendermi contenta». Alla fine tutti hanno optato per “Fiore che sboccia”. Nessuno avrebbe potuto fare una sintesi più poetica e realistica di quella discussione in classe.

 

C’era un bambino molto vivace, curioso. I compagni hanno proposto di chiamarlo “Universo profondo”. «Ma se io – ha obiettato lui – sono uno che litiga forte?». Non l’avremmo mai supposto, dato che era sempre disponibile e gentile. Alla fine abbiamo trovato per lui “Oceano tranquillo”. La prima a sorprendermi ero io, riscontrando nei bambini una maturità e una conoscenza di sé e dei compagni insospettate.

“Lago azzurro e profondo” era particolare, con grosse difficoltà di comportamento. Appena sentito il suo soprannome, ha iniziato a disegnare tanti laghi azzurri per regalarli alle maestre e ai compagni. A proposito: il mio soprannome, “Occhi felici”, me l’ha dato una bambina pasticciona che si assentava per ogni minimo malessere o per pigrizia e veniva sempre accontentata. Un giorno ero un po’ tentata di farle pesare la sua ennesima assenza. Per di più, aveva scarabocchiato e rotto il quaderno. Invece di rimproverarla, l’ho aiutata a rimediare. Con mia sorpresa, la piccola, contrariamente al solito, si è messa a scrivere in modo corretto e ordinato, senza nessun errore!

 

Fulvia Chelo

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