La Teologia del Mediterraneo, via alla pace

Si è svolto a Palermo un laboratorio internazionale di approfondimento transdisciplinare che ha visto una nutrita e qualificata partecipazione di teologi provenienti dalle cinque sponde del Mediterraneo.
Convegno Mediterraneo

Ritrovarsi a Palermo dal 24 al 26 giugno per continuare a costruire insieme una riflessione teologica e transdisciplinare che parta dall’ascolto e abbia a cuore il dialogo, perché «Dio è dialogo e il dialogo è il luogo di Dio»; per individuare strade di pace e di giustizia, nella comprensione delle diverse situazioni contestuali culturali e religiose lungo le sponde del Mediterraneo.

Il testo riportato dalla presentazione del convegno organizzato dalla Rete Teologica Mediterranea esprime quanto realmente si è vissuto: prima di tutto il bel clima di accoglienza e fraternità che ha favorito l’ascolto e la condivisione, poi la profondità delle riflessioni, nel costante rimando ad una teologia “agita” (= pensiero e azione), perché l’attualità che si vive non ammette di fare diversamente.

La tre giorni si è articolata seguendo tre direttrici di fondo: “Una Teologia che ascolta il grido dei popoli”; “La via del ‘tra’ per la costruzione di un futuro di pace”; “Lavoro di costruzione della Rete Teologica del Mediterraneo”.

Non si è trattato di un evento isolato, ma di una tappa che si inserisce in un processo, che sulla parola di papa Francesco è ormai in moto. Significativo l’intervento del cardinale Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia, che ha avuto recentemente l’incarico dal papa di costituire un Consiglio di Vescovi e laici dell’area Mediterraneo.

Confortante vedere questi teologi, provenienti dalle cinque sponde del Mediterraneo, cercare di mettersi in ascolto del grido dei popoli, provando a porsi l’uno in ascolto dell’altro, per navigare insieme in un mare che non sembra dare certezze, punti di riferimento. È proprio un’avventura in ascolto dello Spirito, che fa intravedere qualcosa, donando fiducia e speranza.

L’intervento introduttivo dell’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, quello del cardinale di Marsiglia, dell’antropologo francese Francois Jullien, dell’epistemologo italiano Mauro Ceruti, del teologo Piero Coda, e il dibattito che è seguito hanno dato un segno tangibile del momento storico che rappresenta il tentativo di dar vita ad una teologia che si prenda cura del Mediterraneo. Stimolanti i laboratori di approfondimento. E non potevano mancare visite ad alcuni siti turistici di una Palermo ricca d’arte e di storia.

Convegno Mediterraneo

Nei pomeriggi bellissime le presentazioni di due libri: La misura mediterranea dell’umano (C. Monge -G. De Simone, Castelvecchi 2024) e Protagonista è l’abbraccio (tradotto in francese per volere del card. Aveline), di Massimo Naro (Marcianum Press, 2021), sui temi teologici nel magistero di Francesco, con la presentazione curata da Piero Coda e Andrea Riccardi, appositamente intervenuto al convegno. È venuta fuori in maniera forte la realtà della reciprocità, che scaturisce dal comandamento nuovo, come punto di riferimento della spiritualità di papa Francesco. Era chiara la possibilità di cambiare registro per la Chiesa incamminata nel processo sinodale, segno di contraddizione in una stagione di protagonismo, di tanti io che non sanno essere noi.

Altro elemento importante è stato conoscere le reti che già ci sono per il Mediterraneo e potersi relazionare con queste, così come la possibilità di vivere un bel momento con altre realtà vive della Chiesa e del mondo culturale siciliano.

Don Vito Impellizzeri, preside della Facoltà teologica di Sicilia, promotore e animatore del convegno, in un momento del laboratorio ha esclamato: «Non si può ritornare come si è arrivati!». È così è stato. Lo Spirito ha immerso i partecipanti in una creatività dell’amore che non ammette ripensamenti.

Mons. Piero Coda ha affermato: «La rete teologica dal Mediterraneo può essere un’esperienza di riforma della teologia», ma l’importante è che sia dialogica, al suo interno e con le altre discipline, perché non si può fare teologia in modo astratto, ma in modo incarnato.

Si è messo l’accento sul fatto che questo laboratorio deve nutrirsi delle esperienze del popolo di Dio e che non deve essere mai separato dal lavoro pastorale ed ecclesiale. Importante in tal senso la presenza nei vari momenti di 8 vescovi e 2 cardinali.

Come tanti hanno commentato, siamo in presenza di un grande segno dei tempi.

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