La tavoletta e l’sms

Erano giorni e giorni che pensava e ripensava come formulare la sua dichiarazione d’amore. Finalmente i versi gli erano fioriti sulle labbra.
Tavoletta sumera
«Mi hai attratto, amata mia,/ mi hai ghermito, mia adorata./ Consentimi di starti innanzi/ tremante». Erano giorni e giorni che pensava e ripensava come formulare la sua dichiarazione d’amore. Finalmente i versi gli erano fioriti sulle labbra. Ora avrebbe potuto farli giungere all’amata. Bisognava andare dal vasaio, scegliere l’argilla adatta, la più pura e fina, farla impastare e, stilo affilato in mano, incidere le parole con tratto lento e sicuro. Un altro giorno ancora perché la tavoletta potesse essiccare al sole.

 

Poi un salto al bazar, scegliere la stoffa adatta e avvolgervi il prezioso messaggio. Infine occorreva un amico fidato che si recasse alla casa dell’amata e consegnasse, nelle sue proprie mani, la delicata missiva. Dopo più di quattromila anni quel biglietto, scritto nei caratteri cuneiformi dei sumeri e conservato nel museo dell’Antico Oriente a Istanbul, parla ancora d’amore.

 

Oggi un ragazzo scrive alla sua ragazza un sms con quello che gli passa in testa: un messaggio che vive pochi istanti. Bisognerà scriverne immediatamente un altro per completare il pensiero e un altro ancora per evitare un possibile fraintendimento. Con l’ansia che monta perché dopo sette secondi non è arrivato ancora un sms di risposta… Ho cercato invano, nel museo del Moderno Occidente (?) di Roma, uno di questi fugaci sms.

 

Una parabola di quello che accade anche ai nostri politici, che a volte sembra facciano e rifacciano leggi senza darsi il tempo per pensarci, o agli agitatissimi broker che bruciano miliardi nel giro di qualche minuto, o a certe coppie che disfano il matrimonio in poche settimane?

 

Non varrebbe la pena di rallentare di tanto in tanto la corsa, fermarsi, prendersi il tempo per riflettere con calma? Certe decisioni andrebbero maggiormente ponderate, soppesando le conseguenze personali e sociali, facendole precedere dal dialogo con altri (quattro occhi vedono meglio di due) e, perché no, accompagnate dalla preghiera, che fra l’altro è anche un modo per riflettere in profondità e per dialogare con chi se ne intende veramente.

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