La storia della buonanotte

«Nonna, mi racconti una storia?». «Ben volentieri, bambina mia! Ma poi mi prometti che dormi?». «Promesso».

«Nonna, mi racconti una storia?». «Ben volentieri, bambina mia! Ma poi mi prometti che dormi?». «Promesso». «Bene. Vediamo un po’. C’era una volta una fata buona…». «Ma, nonna! Non esistono le fate!».

«Giusto, allora… C’era una volta una strega cattiva…». «Non esistono neanche le streghe! Almeno: io non ci credo». «Ma, birbantella, mi sa che cerchi di tirarla alla lunga perché non vuoi dormire!». «No, no, è che a me piacciono le storie vere».

«Capisco e non hai tutti i torti. Fammici pensare… Ah! Ecco qua, ascolta. C’era una volta una bella bambina con gli occhi neri e due belle treccine brune. Aveva una brava nonna paziente che tutte le sere le raccontava una storia…». «Questa non vale! Quella bambina sono io e la nonna paziente sei tu e quindi questa storia la conosco già!». «Brava, hai indovinato; ma questa sera non mi viene in mente nient’altro. Ti toccherà addormentarti senza la storia».La nonna si alzò dalla sua sedia accanto al lettino e fece per dare alla nipotina il bacio della buonanotte, ma la bambina saltò fuori dalle coperte e disse: «No, no! Nonna, stai qui ancora un pochino! Facciamo che questa sera la storia te la racconto io. Senti, senti: C’era una volta una nonna brava e paziente che tutte le sere doveva raccontare una storia alla sua nipotina. Però era diversa dalle nonne che si vedono sui libri per bambini. Era una nonna moderna, come la mia, che guidava la macchina, correva avanti e indietro nei supermercati, aveva tante amiche, indossava vestiti colorati… Insomma, faceva un sacco di cose: insegnava alla sua nipotina a lavarsi le mani prima di mangiare, a fare i compiti prima di mettersi a giocare. Aveva un po’ più di pazienza della mamma, ma mica poi tanto. Nonna… Nonna, mi ascolti? Non ti piace la mia storia?…

Noooonnnna… Ma dormi? Beh! allora dormirò anch’io».

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