La spiaggia è anche mia

Accedere al mare, districandosi fra gli stabilimenti privati, è diventato proibitivo. Quali sono i diritti di tutti i cittadini? Istruzioni per l’uso
Spiaggia italiana

Mi piace così tanto la montagna – con i suoi prati incantevoli, le vette ardite, i paesaggi rigeneranti -, che vorrei la gustassero a lungo tutti gli italiani in questo periodo estivo. Così potrei beneficiare della piena libertà di scegliere in quale costa del Bel Paese tuffarmi nel mio amato mare, quello con le spiagge levigate o le ripide discese sassose,  quello con i fondali profondi già a due passi dalla riva  o con spazi vasti e alberati, finalmente riconsegnati alla quiete del paesaggio e alla colonna sonora del vento. La pensano così, gli appassionati del mare. E, senza bisogno di metterli sotto tortura, vi confesseranno impunemente il voluttuoso desiderio di mandare tutti gli altri tra le fresche alture. Non è questione – si badi bene – di spudorato egoismo. Più semplicemente è la manifestazione estrema di un legittima esigenza, quasi la rappresentazione onirica di un’aspettativa perennemente frustrata, perché andare al mare è diventato, nei fatti, un’impresa sempre più ardua.

In tempi di crisi perdurante, il portafoglio è sempre più magro. Ma non è questione economica, quella che condiziona pesantemente la scelta di andare al mare. E nemmeno la carenza di posteggi ombreggiati, di chioschetti con i generi di primo conforto, di passaggi pedonali visibili agli automobilisti di Formula 1, di servizi igienici di base, di altoparlanti a palla che alienano tetri pensieri e ovattano inquiete coscienze. Niente di tutto questo potrebbe fermare l’indomito, intrepido, sudatissimo bagnante, capace di portarsi da casa, per una sola ora di mare, tutto il corredo matrimoniale e gli elettrodomestici della cucina. L’impedimento sommo per il malcapitato cittadino italiano è quanto di più banale si possa immaginare: sono scomparse le vie d’accesso al mare. Non è ancora una situazione generalizzata, ma ogni estate, anche questa, e forse più delle precedenti, potrà risultare elevato il rischio di raggiungere il mare in modo tutt’altro che agevole. In particolare, dove sono situati gli stabilimenti balneari, perché i gestori finiscono per decretare nella prassi quotidiana quali diritti spettino o meno al cittadino con telo e costume.

La legge, invece, è molto chiara e sancisce che il bagnante gode del diritto all’accesso libero alla spiaggia sino alla battigia. Pertanto, nessun titolare di stabilimento può vietare l’accesso al mare attraverso la spiaggia presa in concessione, né, tanto meno, pretendere l’acquisto di un biglietto d’ingresso o l’obbligo di una consumazione. L’impedimento o la richiesta di pagamento costituiscono una violazione della legge e va denunciata alle autorità. Inoltre, va tenuto presente che la battigia, cioè la striscia di sabbia larga cinque metri dove arriva l’onda è a disposizione di tutti, perché è un’area esclusa dalla concessione demaniale, a motivo del fatto che resta un bene pubblico. I bagnanti hanno piena libertà di transito, ma naturalmente non vi possono sistemare seggioline  e piantare ombrelloni, meno che meno cuocere sulla brace salsicce.

I gestori degli stabilimenti non sono tuttavia i nemici cattivoni dei bagnanti senza stabilimento. Non poche responsabilità spettano alle amministrazioni comunali, perché è prescritto che tra uno stabilimento e l’altro devono essere previsti tratti di spiaggia libera, che il Comune deve provvedere anche a pulire. Pertanto, secosteggiando il litorale vi troverete davanti a una sequenza ininterrotta di coloratissimi stabilimenti dai nomi esotici o romantici, mentre non vedete nemmeno l’ombra di una spiaggia libera, nessun problema. Sentitevi investiti da una missione per conto del popolo del mare ad accesso libero e, senza battere ciglio, dirigete i passi vostri e della vostra compagnia bagnante verso la sede del Comune. Con educazione e tatto fatevi indicare l’ufficio del sindaco e, una volta davanti alla porta, sistemate con cura sul pavimento la vostra mercanzia da spiaggia senza dare l’impressione di offendere in alcun modo le istituzioni. Al viso stupito o contrariato del primo cittadino, opponete un rassicurante sorriso di chi nutre completa fiducia nelle istituzioni repubblicane e nel buonsenso democratico. Esponete succintamente quanto avete rilevato, indi offritegli l’alternativa: o predispone una spiaggia libera con una decretazione di massima urgenza oppure fate della saletta d’aspetto del sindaco la vostra originale insenatura. L’accesso al mare resta un diritto, non un’arbitraria concessione. Un diritto tutto da salvaguardare, però. Mica come in montagna, dove tutto è permesso, purché si abbia buone gambe.

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