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In profondità > In profondità

La speranza semplice e ostinata di Pasqua

di Fabio Ciardi

- Fonte: Città Nuova

Autore Fabio Ciardi

Una riflessione sulla seconda delle tre virtù teologali, una fiamma vacillante che «ha attraversato la profondità delle notti», come ha scritto il poeta francese Charles Péguy

Candele accese (ph Pixabay)

Sarà possibile fare Pasqua in questo tempo di guerra, di incertezze e di paura? Mi torna alla mente il noto poema che Charles Péguy scrisse più di un secolo fa, nel 1911: Il portico del mistero della seconda virtù. Il suo era un tempo difficile che presto porterà alla grande guerra, come il nostro, come lo sono tutti i tempi, «un mondo di barbari – scriveva –, di bruti e di cialtroni; più ancora di un’universale stupidità…».

Péguy ha appena attraversato una grave malattia, ha problemi nel rapporto con la moglie, difficoltà economiche… E scrive un poema sulla speranza! Fa tessere a Dio un grande elogio della fede e della carità, senza lasciarsi sorprendere del fatto che si possa credere e amare. Ciò che lo sorprende è la speranza, che ci siano ancora persone che «vedano come vanno le cose e credano che domani andrà meglio. Che vedano come vanno le cose oggi e credano che andrà meglio domattina».

Ricorre ad una graziosa metafora, pensando forse ai suoi tre figli. Guarda alla speranza come alla sorellina più piccola delle due grandi “virtù teologali”, una bambina che paragona alla fiammella accesa nel santuario accanto al tabernacolo che, pur «tremante a tutti i venti, ansiosa al minimo soffio», sa restare «così invariabile, così fedele, così eretta, così pura; e invincibile, e immortale, e impossibile da spegnere… Una fiamma tremolante ha attraversato la profondità dei mondi. Una fiamma vacillante ha attraversato la profondità delle notti».

Immagina la speranza come «bambina insignificante», «persa fra le gonne delle sorelle in mezzo alle sue sorelle grandi». Tutti credono che siano le due grandi «a portarsi dietro la piccola per mano», mentre

«È lei, questa piccola, che spinge avanti ogni cosa.
Perché la Fede non vede se non ciò che è.
E lei, lei vede ciò che sarà.
La Carità non ama se non ciò che è.
E lei, lei ama ciò che sarà.
La Fede vede ciò che è.
Nel Tempo e nell’Eternità.
La Speranza vede ciò che sarà».

Questa bambina è fiducia nel futuro, forza che fa avanzare e risorge dopo le cadute. La speranza guarda in avanti, guarda al futuro, ben oltre l’immediato e il contingente. Guarda al futuro ultimo. Vogliamo dirlo? Guarda al Paradiso! È così che la speranza svela il senso vero della vita e sospinge verso di esso. Certo, ci vuole l’ostinazione e la semplicità di una bambina. A disperare ci vuol poco, a sperare ci vuole determinazione e coraggio.

Grazie Péguy, grazie di tanta poesia. Ma è questa la realtà? Sì! E chi me lo dice? La sorella più grande, la fede: Cristo è risorto e in lui tutto risorge! Ma si può vivere così? Sì! E chi me lo dice? L’altra sorella più grande, la carità: Cristo mi ha amato fino a dare la vita per me e in lui posso amare a mia volta… La resurrezione di Gesù spalanca i cieli, apre al futuro, conduce alla “vita eterna”.

Perché non cambiamo l’antico proverbio: non più “finché c’è vita c’è speranza”, ma “finché c’è speranza c’è vita”?

Riproduzione riservata ©

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