Un paio di settimane fa ho avuto l’opportunità di visitare la Yale University Art Gallery a New Haven, Connecticut. Al secondo piano, io e una amica ci siamo fermate ad ammirare un dipinto enorme che raffigura la valle di Yosemite nel famosissimo parco nazionale con lo stesso nome, in California.
Il capolavoro è intitolato Yosemite Valley, Glacier Point Trail, e l’ha dipinto l’artista americano Albert Bierstadt intorno al 1873. Il quadro raffigura una valle costeggiata da formazioni rocciose enormi, con un fiume luminoso che sparisce in lontananza e il sole che schiarisce il cielo e ammorbidisce un orizzonte fosco.
Nell’audioguida il curatore Mark D. Mitchell spiega che al momento della creazione del dipinto, la valle era diventata un luogo dove gli americani potevano trovare sollievo dai ritmi cittadini. Infatti a sinistra in primo piano sono rappresentati dei turisti, probabilmente accompagnati da una guida, secondo Mitchell. Tuttavia Bierstadt ha dipinto il paesaggio per un pubblico della costa orientale, persone che non avevano mai visitato la valle di persona.
«Tutto ciò che riguardava l’Ovest offriva davvero un senso di opportunità per il pubblico orientale. Era un paesaggio nuovo, un luogo nuovo, un ambiente non densamente popolato, non deforestato, non eccessivamente sfruttato in termini di risorse. E in questo paesaggio, il pubblico orientale provò un senso di rinnovamento», racconta Mitchell.
«Soprattutto dopo la Guerra Civile, che si era conclusa nel 1865, il pubblico americano cercò davvero un senso di unità, il senso di un futuro comune, di un’unica identità collettiva, di un’unica nazione», continua il curatore. «Panorami come questo offrivano una via d’uscita dal conflitto che aveva coinvolto Nord e Sud: un nuovo paesaggio, che potevano sperimentare in prima persona ma anche immaginare come parte di un futuro diverso per il Paese».
Il mio primo pensiero dopo questa descrizione e stato che anche oggi, dopo più di un secolo e mezzo dalla la creazione di questo quadro, servirebbe una nuova identità collettiva negli Stati Uniti, una via d’uscita alla polarizazzione che sta dividendo aggressivamente la società, e sembra portarci sull’orlo di una seconda guerra civile.
Ma cosa potrebbe rappresentare un futuro unito nel contesto attuale? Forse un nemico esterno potrebbe concentrare gli sforzi su un obiettivo comune, ma molti americani sono stufi degli interventi internazionali contro avversari che sembrano distanti e irrilevanti per la vita degli americani, specialmente quando ci sono così tanti problemi interni – per esempio la sanità pubblica e il costo della vita, dal mio punto di vista.
Eppure dall’inizio di quest’anno, il presidente Donald Trump si è imposto – o quasi – in un Paese estero dopo l’altro, sequestrando il presidente venezuelano Nicolás Maduro, esprimendo la volontà di mettere sotto il controllo degli Stati Uniti la Groenlandia, e attaccando l’Iran insieme a Israele. Oltre ai recenti interventi dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement), cioè la polizia di controllo dell’Immigrazione e delle dogane: la popolazione degli Stati Uniti non è mai apparsa così divisa.
Molti danno la colpa di tutto questo direttamente a Trump. In effetti è probabilmente uno dei presidenti più controversi che sia mai stato eletto, e mentre molte polemiche vengono direttamente da lui, secondo me questa situazione è anche sintomo di divisioni che già esistevano. Dopotutto è stato eletto dagli americani.
Un recente esempio di accordo trasversale tra membri di partiti diversi è stata l’Epstein Files Transparency Act, la legge che ha portato alla pubblicazione da parte del Dipartimento della Giustizia statunitense di milioni di pagine legate al faccendiere condannato per reati sessuali. Sono stati i deputati Thomas Massie, repubblicano del Kentucky, e Ro Khanna, democratico della California, a presentare la legge.
Questo ovviamente non basterà per riunire il popolo americano, e non credo proprio che iniziare altre guerre o continuare eternamente quelle già iniziate, lo farà. Da parte mia, mi auguro che emerga un pittore della forza di Bierstadt – oppure finalmente una pittrice – un artista o una persona nuova, che riesca a trasmettere a tutti un new american dream, un nuovo sogno americano.
