La solitudine dei numeri primi

Le storie di Alice e Mattia sono quelle di due vittime della vita i cui drammi subìti nell'infanzia li hanno precipitati nella lacerante solitudine della malattia.
La solitudine dei numeri primi
È una fortuna che la sceneggiatura di questo film sia stata scritta a quattro mani dal regista, Saverio Costanzo, e dall’autore del romanzo da cui è tratta, Paolo Giordano. Grazie alle diverse sensibilità e ai punti vista complementari, i due sono riusciti a sottrarre (dal romanzo) e aggiungere (al film) le cose giuste per non ingessare la storia alla pagina scritta e riuscire così a portare sul grande schermo un originalissimo horror dei sentimenti.

Le storie di Alice e Mattia sono quelle di due vittime della vita i cui drammi subìti nell’infanzia, svelati poco a poco nel film da un continuo gioco di incastri temporali, li hanno precipitati nella lacerante solitudine della malattia (l’anoressia per Alice, l’autolesionismo per Mattia) che li separa dagli altri così come da sé stessi. Come due numeri primi gemelli, appunto: vicinissimi ma condannati all’isolamento, prossimi senza incontrarsi mai.

 

Costanzo è bravo: ha stile, dirige bene gli attori, anche adolescenti, costretti in personaggi difficili e disagevoli, costruisce un meccanismo narrativo complesso che riesce quasi sempre a governare appieno, riesce a scandire il ritmo del racconto anche nei silenzi e nelle pause dei protagonisti. I limiti più evidenti emergono quando l’estrema lucidità della messa in scena finisce per sconfinare nella freddezza, raggelando le passioni in un eccessivo rigore stilistico che toglie forza ed energia alla storia. Un bel film, comunque, e la conferma di un regista di talento.

 

Regia di Saverio Costanzo; con Alba Rohrwacher, Luca Marinelli, Isabella Rossellini, Giorgia Pizzo, Martina Albano, Tommaso Neri, Vittorio Lomartire.

 

Valutazione della Commissione nazionale film: complesso, problematico.

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