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Ambiente > Emergenza climatica

La Sicilia fragile. Allagamenti a Trapani, Erice e Ragusa

di Francesca Cabibbo

- Fonte: Città Nuova

La Sicilia fragile. Fiumi e torrenti si ingrossano alle prime piogge. Le città appaiono impreparate ad accogliere le piogge se queste, come è accaduto alcuni giorni fa, sono violente e inattese

Foto di archivio: Cecilia Fabiano-LaPresse

Trapani ed Erice sono state sommerse dalle acque. Colpito l’intero centro abitato del comune capoluogo e il quartiere limitrofo di Casa Santa, che appartiene al territorio di Erice. La Protezione civile aveva diramato l’allerta gialla, ma le previsioni sono andate ben oltre le aspettative. Le strade si sono trasformate in veri e propri fiumi.

Allagate numerose abitazioni, negozi, attività commerciali e uffici al piano terra di Trapani e Casa Santa. Allagate via Fardella, via Virgilio, piazza Martiri d’Ungheria. I danni sono ingenti. Si attende ancora da capire quali aiuti potranno essere previsti per chi ha subito dei danni. Le immagini delle strade allagate simili a fiumi e i cumuli delle masserizie accanto agli edifici testimoniano la gravità dei danni subiti.

Il sindaco, Giacomo Tranchida, ha ordinato la chiusura delle scuole, lo stesso ha fatto a Erice la sindaco Daniela Toscano. Provvedimento analogo anche nel vicino comune di Custonaci. Nel primo giorno dopo l’alluvione si sono fermati anche gli autobus. «Una tempesta si è abbattuta sulla città di Trapani – ha scritto Tranchida sul sito del Comune -. Le strade sono allagate, tutte le pompe di sollevamento sono accese, ma la quantità di pioggia caduta è stata tale da non consentirne lo smaltimento in breve tempo. Il sindaco ordina la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, degli uffici pubblici del cimitero e delle ville. La cittadinanza è invitata a non uscire di casa».

Il comune ha già avviato la raccolta delle richieste di risarcimento, utili anche a fare una mappatura dei danni in modo da chiedere il riconoscimento dello stato di calamità, da sottoporre al Dipartimento regionale di Protezione civile e tramite questo al governo nazionale. Ma i precedenti non incoraggiano a sperare in aiuti immediati. Chi ha subito dei danni dovrà rimboccarsi le maniche e ripartire.

Nel clima di difficoltà e di dolore emerge il racconto di alcuni episodi che testimoniano la solidarietà e la voglia di mettersi in gioco per darsi una mano. Un bar di via Fardella, che ha subito danni ingenti, ha distribuito la colazione gratis ai commercianti della zona, impegnati a svuotare i loro negozi dalla merce irrimediabilmente danneggiata. Un negozio della zona ha proposto fino a domenica sconti ingenti sul materiale elettrico e su quello per la pitturazione.

Da un estremo all’altro della Sicilia, dove una bomba d’acqua si è abbattuta su Ragusa. Qui è stato allagato il Pronto Soccorso del nuovo ospedale Giovanni Paolo II che è stato realizzato fuori città. Un allagamento che fa discutere poiché la struttura è stata realizzata di recente e inaugurata appena quattro anni fa. Il pronto Soccorso è stato evacuato e i pazienti trasferiti in un’altra parte dell’ospedale, mentre le ambulanze sono state dirottate verso altri ospedali. «I dirottamenti verso altri ospedali sembra sia stato veramente esiguo» ha spiegato il primario del Pronto Soccorso di Ragusa, Giovanni Noto. Il Pronto Soccorso ha però continuato a lavorare per i pazienti che arrivavano con i propri mezzi. – «È stata attivata una sala di emergenza, in un locale della Radiologia, e attivato il piano di Emergenza intraospedaliera con l’arrivo della squadra di emergenza che, insieme ai vigili del fuoco, hanno lavorato per rimuovere l’acqua che copriva tutti i locali ed evacuare i pazienti». L’indomani, dopo l’intervento dei vigili del fuoco e dopo le verifiche necessarie, l’attività del pronto Soccorso è ripresa a pieno regime. Ma quanto accaduto pone degli interrogativi. Come è potuto accadere in una struttura realizzata di recente? Probabilmente anche i sistemi di edificazione devono tener conto anche delle nuove emergenze climatiche che – dicono i meteorologi, si preannunciano sempre più frequenti.

Il clima è cambiato e noi non siamo pronti ad affrontarlo.

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