La settima porta

Alessandro Cecchi Paone riporta la divulgazione scientifica nel palinsesto televisivo su Rete 4

La settima porta è quella della scienza, proposta in modo accessibile al pubblico e attraverso macro-argomenti differenti: dagli animali alle neuroscienze, dalle nuove tecnologie a piccoli e grandi quesiti della conoscenza. È forse l’eterogeneità di temi e di stimoli la cifra stilistica più evidente del programma. Si passa, quasi senza soluzione di continuità, non solo da un contenuto all’altro, ma anche da un linguaggio all’altro: dai documentari della Bbc, narrati in voice over (fuori campo) e accompagnati da musiche accattivanti, alle interviste per strada, tra la gente comune, fino al talk in studio.

Cecchi Paone esordisce con un rapido sommario degli argomenti di cui si parlerà nel corso della puntata, e con un intento programmatico chiaro e preciso: occorre aprire la settima porta perché l’ignoranza non dà diritti, mentre la conoscenza sì. Con un appello alla sete di conoscenza e alla curiosità propria del genere umano, il conduttore si comporta come il vero e unico padrone di casa e gestisce lo studio tra ospiti (non solo umani, ma anche animali e persino robotici!), esperimenti, dibattiti e servizi.

A fargli da spalla, in esterna, ci sono Vincenzo Venuto e Carolina Rey. Il primo è un biologo e naturalista, già noto al pubblico per aver condotto, sempre su Rete 4, Alive – Storie di sopravvissuti e Life – Uomo e Natura e per aver partecipato altresì alla storica trasmissione di Paone La macchina del tempo. La giovanissima Carolina Rey, invece, cresciuta professionalmente a Rai Ragazzi, è alla sua prima esperienza in un programma di questo tipo. Venuto è chiamato a vivere in prima persona situazioni limite, spiegandole e proponendo vie d’uscita in caso di pericolo.

Carolina Rey, invece, brillante e intraprendente, sperimenta sulla propria pelle alcuni quesiti scientifici, di volta in volta differenti, dando conto delle proprie emozioni e reazioni.

Se è vero che il programma si lascia andare in qualche momento ad argomenti forse un po’ troppo “pop” per il genere, bisogna allo stesso tempo riconoscere a La settima porta il merito di aver cercato un linguaggio accessibile e interessante per parlare di argomenti complessi come quelli scientifici alla gente comune, il pubblico della prima serata.

I programmi di divulgazione culturale, scientifica e tecnologica sono infatti per lo più relegati alle seconde e terze serate o ai canali tematici, presentandosi perciò come prodotti di nicchia. Eppure la prima vocazione della televisione è stata proprio quella di farsi “maestra” e divulgatrice di contenuti, come dimostrano alcune delle trasmissioni della cosiddetta paleotelevisione. Oggi più che mai, grazie alla computer graphics, a documentari di ottima qualità, all’ibridazione con generi diversi come quello del talk-show e all’uso spettacolare dell’immagine e del montaggio, la divulgazione scientifica può tornare, a pieno titolo, a far parte dei palinsesti televisivi, anche sui canali generalisti.

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