La scuola dell’utile

Pubblichiamo una riflessione arrivata da un'insegnante di Trieste sul valore di studiare delle materie apparentemente poco applicabili nella vita professionale, e invece di estrema importanza per il pieno sviluppo della persona
scuola
Foto Pexels

«Questa materia è inutile. Perché devo studiarla se non serve?». Ad un recente incontro per educatori e genitori, molti intervenuti, mamme soprattutto, si sono dette spiazzate da questa domanda dei figli. Se letteratura, musica, filosofia… greco e latino soprattutto non servono, perché?

Da insegnante, sono rimasta spiazzata anche io, ma non per la domanda dei ragazzi, ma per la faticosa ricerca dei genitori e educatori di trovare una risposta restando però sempre, ed è questo che mi ha sorpreso, sempre nella categoria dell’utile. Come se non ne esistessero altre. Come se  crescere, impegnarsi, vivere meritasse solo se in vista dell’utile.

Eppure: è utile coltivare un’amicizia, ascoltare una musica, indossare la felpa del cuore, compiere un gesto di solidarietà, assistere un malato… restare a pensare in silenzio, guardare un panorama, amare qualcuno o qualcosa? Eppure…, non sono forse queste “inutilissime” cose che rendono ricca la vita?

Possibile che la categoria dell’utilità e della spendibilità nell’immediato sia diventata così pervasiva da impedirci di vedere, e insegnare ai giovani, che molto spesso sono proprio il gratuito, il bello, il vero, il giusto – e non l’utile – ciò che dà reale pienezza alla vita? Che per avere una vita – politica, sociale, affettiva – appagante non bastano le pur utilissime informatica, lingue straniere, economia… ma ci vogliono anche storia, letteratura, arte, musica?  E perché no… magari anche latino, greco, filosofia…

Marina Del Fabbro

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