La santità è vivere nella logica del dono

Nella festività di San Giorgio, onomastico di papa Francesco che il pontefice ha sempre vissuto in vicinanza con i poveri, la santità può essere un invito a vivere donandosi per gli altri.
Papa Francesco durante l'udienza generale in piazza San Pietro, Città del vaticano, 7 febbraio 2024. Foto ANSA/ANGELO CARCONI
Papa Francesco durante l'udienza generale in piazza San Pietro, Città del vaticano, 7 febbraio 2024. Foto ANSA/ANGELO CARCONI

«Sei una consacrata o un consacrato? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un lavoratore? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro al servizio dei fratelli. Sei genitore o nonna o nonno? Sii santo insegnando con pazienza ai bambini a seguire Gesù. Hai autorità? Sii santo lottando a favore del bene comune e rinunciando ai tuoi interessi personali» (Gaudete et exsultate, 14). Con queste parole, nel 2018, papa Francesco ci esortava a percorrere il cammino di santità per fare risplendere il volto più bello della Chiesa.

Nel giorno in cui la Chiesa festeggia la memoria di San Giorgio, il santo che secondo la leggenda uccise il drago, Jorge Mario Bergoglio festeggia il suo onomastico. Ricordiamo questa giornata con gratitudine al Signore per avere donato alla Chiesa un buon amministratore «della multiforme grazia di Dio» (1Pt 4,10), assicurando – come lui stesso chiede sempre – una costante preghiera per il suo ministero.

Papa Francesco ha sempre festeggiato il giorno del suo onomastico tra le persone più povere offrendo loro, nel 2018, tremila gelati; donando, nel 2019, seimila coroncine del Rosario della Giornata mondiale della Gioventù ai giovani dell’arcidiocesi di Milano e inviando un uovo di cioccolato da 20 chili alla mensa della Caritas di Roma. Negli anni della pandemia, poi, ha donato respiratori e materiale sanitario ad alcuni ospedali in Romania, in Italia e in Spagna. Il giorno della festa di S. Giorgio del 2021, 600 persone tra le più fragili ed emarginate hanno ricevuto in Vaticano la seconda dose del vaccino contro il Covid-19.

In molte occasioni papa Francesco ci ha esortato a valorizzare ogni momento della giornata dandogli il profumo di una santità fatta di piccoli gesti, di piccole/grandi attenzioni quotidiane verso coloro che vivono accanto a noi, verso chi incontriamo ogni giorno donando un aiuto, una parola, o un semplice sorriso. «Anche tu hai bisogno di concepire la totalità della tua vita come una missione», scrive il papa nell’Esortazione apostolica Gaudete et exsultate. «Prova a farlo ascoltando Dio nella preghiera e riconoscendo i segni che Egli ti offre. Chiedi sempre allo Spirito che cosa Gesù si attende da te in ogni momento della tua esistenza e in ogni scelta che devi fare, per discernere il posto che ciò occupa nella tua missione. E permettigli di plasmare in te quel mistero personale che possa riflettere Gesù Cristo nel mondo di oggi».

È l’invito a vivere il momento presente colmandolo di amore, seguendo l’esempio del Cardinale Francesco Saverio Nguyên Van Thuân che quando si trovava in carcere, fece questo proposito: «afferro le occasioni che si presentano ogni giorno, per compiere azioni ordinarie in un modo straordinario». È la forza straordinaria di Dio che si manifesta nella debolezza dell’uomo. Egli ci sta accanto anche quando vorremmo fuggire dalle difficoltà, come il profeta Giona, anche quando abbiamo solo due monetine da donare, come la vedova del Vangelo, quando ci sentiamo come la pecorella smarrita o quando «non abbiamo più vino».

È allora che scopriamo di non essere soli: abbiamo accanto una comunità, la Chiesa, che ci sostiene con la preghiera incessante, con la grazia dei sacramenti, che ci aiuta a scoprire di avere accanto persone con cui camminare ogni giorno, che ci fa guardare la vita con speranza. «La vita comunitaria, in famiglia, in parrocchia, nella comunità religiosa o in qualunque altra, è fatta di tanti piccoli dettagli quotidiani. Questo capitava nella comunità santa che formarono Gesù, Maria e Giuseppe, dove si è rispecchiata in modo paradigmatico la bellezza della comunione trinitaria. Ed è anche ciò che succedeva nella vita comunitaria che Gesù condusse con i suoi discepoli e con la gente semplice del popolo» (Gaudete et exsultate, 143).

Ecco, dunque, l’invito per ciascuno di noi, chiamati ad essere uomini nuovi, rivoluzionari dell’amore di Dio, piccolo seme che morendo dona la vita: «Non ti scoraggiare, perché hai la forza dello Spirito Santo affinché sia possibile, e la santità, in fondo, è il frutto dello Spirito Santo nella tua vita (cfr Gal 5,22-23)» (Gaudete et exsultate, 15).

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