La Sacra Famiglia

Canale 5: Che la storia di Giuseppe e Maria potesse essere raccontata con il piglio della commedia romantica non era ancora venuto in mente a nessuno. Ci ha provato La sacra famiglia, miniserie in due puntate andate in onda su Canale 5 nei primi giorni d’Avvento. L’idea non era sbagliata. Se il presepe non si vende più nei supermercati, se al cinema Nativity ripropone il Natale in versione Kolossal, forse c’è spazio per una delicata love story, per una rivisitazione in chiave intimista della storia più raccontata del mondo. Una demitizzazione che potesse avvicinarla alla sensibilità laica. Partendo da questa premessa si sono messi al lavoro i produttori della fiction, girata in Giordania basandosi sui vangeli apocrifi, ma con il placet del Vaticano che non vi ha trovato elementi offensivi verso il sentimento religioso cristiano. E infatti La sacra famiglia non offende, ma sorprende. La domanda di partenza è: come si comportano un padre e una madre davanti a un figlio che è Dio? La risposta è un film in due parti che forse spinge troppo in là il suo tentativo di aggiornare in chiave moderna una sto- ria di duemila anni fa. Giuseppe (Alessandro Gassman), è vedovo, già padre di tre figli, il primo dei quali (un forte Massimiliano Varrese) è innamorato di Maria e tenta pure di violentarla. E quando nasce Gesù e convince i figli di primo letto ad accogliere il fratellastro, quella che va in scena è una famiglia allargata tipo Cesaroni. Maria (Anna Caterina Morariu) è una protofemminista, dolce ma determinata, fugge per non sposare un uomo che non conosce, diventa moglie di Giuseppe a dispetto di tutti. Dal canto suo Gesù, fin da piccolo, fa miracoli e fa pensare ad un maghetto in stile Harry Potter al quale manca solo la bacchetta magica. Il punto però non è l’aderenza alla storia così come l’abbiamo conosciuta. Si sa, alla fiction qualche licenza poetica va concessa. La sorpresa non è nel vedere un bacio appassionato tra Giuseppe e Maria, quanto piuttosto la sensazione di una storia che per essere più terrena, per avvicinarsi alla vita degli uomini d’oggi, finisce per perdere il sapore d’infinito. È un po’ come in alcune rappresentazioni di presepi viventi, così come da tradizione in tanti paesini dell’Italia. È tutto perfetto. Minuziose le ricostruzioni degli ambienti, filologicamente accurati i costumi. Ma aggirandosi tra la grotta e le botteghe artigiane, si rischia a volte di smarrire il senso del sacro. Profumo di soprannaturale che evapora come l’acqua in una giornata di caldo, non lasciando traccia di sé sulla terra.

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