La rinascita di un’impresa

La storia dal Veneto di una storica azienda fallita ma recuperata grazie ai suoi dipendenti

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Tutto è iniziato lo scorso anno, quando la ditta Berti di Tessera (Ve) – noto produttore di vetrocamera e serramenti in vetro – ha dichiarato fallimento. Di lì a pochi mesi 22 lavoratori, con il sostegno di Legacoop, Cfi e alcune banche tra cui Banca Etica, hanno deciso di recuperare l’azienda con un’operazione di workers buyout: chiesto l’anticipo della mobilità, l’hanno destinata alla creazione del capitale sociale e hanno ripreso la produzione. «I primi tempi sono stati duri – ricorda Attilio Pasqualetto, presidente della Società Cooperativa Berti –: i locali dove eravamo non volevano più concederci l’affitto, e ci sono state difficoltà con i fornitori perché non tutti ci vedevano di buon occhio. Inoltre molti dei clienti che l’azienda aveva in precedenza nel frattempo si sono rivolti ad altri, per cui nei primi mesi il lavoro era molto poco».

Il gruppo – a cui si è poi aggiunto un altro ex collega – non si è però fatto scoraggiare: e oggi, per quanto il percorso sia ancora gli inizi, il contratto di affitto è

stato firmato per 12 anni, il lavoro è ripreso e ci sono state anche alcune assunzioni: «Oltre a noi 23, abbiamo tre dipendenti e due stagisti che rimarranno con noi – riferisce Pasqualetto –. Per ora sono tutti contratti a tempo determinato e non ci fa piacere, ma finché non possiamo garantire continuità nel lavoro non vogliamo illudere le persone».

Per quanto ci sia ancora difficoltà nel lavorare con regolarità, le prospettive di sviluppo futuro ci sono e guardano anche oltre confine: «Abbiamo diverse richieste in Svizzera, e stiamo cercando di ampliare i nostri contatti all’estero – prosegue –. Lì la situazione è più “fluida”, mentre in Italia, tra difficoltà nel trovare finanziamenti e ostacoli burocratici, il settore edilizio fa più fatica».

Il workers buoyout può quindi costituire una valida soluzione ai problemi di tante aziende che rischiano di chiudere o essere “svendute”? Pasqualetto usa cautela: «Nel nostro caso è ancora presto per dirlo – afferma –, però, su 5 casi che ci sono stati in Veneto, i tre che sono partiti da un lasso di tempo sufficiente a fare un bilancio sono andati bene. Sono convinto che le premesse ci siano tutte, e che sia un sistema valido perché porta le aziende a rinascere con un altro spirito: la più grande soddisfazione è vedere lo spirito di abnegazione quasi commovente da parte dei soci, e il fatto di condividere tutto».

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