La rigenerazione

Un’assemblea straordinaria con 837 delegati da 214 diocesi per aggiornare lo statuto del 1969, e così adeguarsi all’evoluzione della Chiesa e della società italiane; la conferma della scelta diocesana e di un nuovo slancio verso la scelta missionaria; alcune iniziative simboliche del nuovo corso, quali laboratori di associazione, forum sulla globalizzazione della solidarietà, veglia di preghiera a San Pietro, un convegno sull’educazione. Questo il “settembre della rigenerazione” lanciato dall’Azione cattolica, di cui la chiesa, come sottolinea il papa nel suo messaggio, “non può fare a meno” per guardare al mondo con lo sguardo di Dio”. Di tutto ciò abbiamo parlato con Paola Bignardi, presidente nazionale, in un colloquio che ha svelato la profondità della svolta impressa nella assemblea straordinaria. Può tracciare per i nostri lettori un bilancio della recente assemblea nazionale straordinaria? “L’assemblea ha parlato con l’intensità del dibattito, l’esperienza democratica fatta, la sua giovane composizione, la compostezza e la serietà. L’assemblea ha voluto essere un evento ecclesiale nuovo per la nostra associazione: l’aver invitato due rappresentanti di nuovi movimenti quali Chiara Lubich e Andrea Riccardi, ha indicato un nuovo stile eccle- siale nella nostra esperienza. “Giustamente, al termine dell’assemblea, i delegati sono esplosi in una festa interminabile, non solo per la soddisfazione di avere concluso un iter molto impegnativo, ma soprattutto per il consenso raggiunto per una associazione che abbia il coraggio del futuro, che non si ripeta, che non resti solo ancorata alle proprie abitudini anche buone. Penso che i giovani presenti possano dire che il nuovo statuto non è solo ereditato, ma è anche loro. Lo statuto che anch’essi hanno contribuito ad approvare, facendovi entrare i loro pensieri, i loro sogni e le loro speranze”. Perché ha scelto Maria di Magdala per concludere la sua relazione? “Perché nel giardino della resurrezione è il segno della speranza, della fiducia a oltranza. È segno della fatica nel nostro aprirci alla resurrezione. Ma è anche la donna che ha incontrato il Risorto, che sperimenta la novità, assoluta, radicale, che non può tenere per sé”. Il papa, nel suo messaggio, vi ha invitati a ripensare “il carisma dell’Azione cattolica”, indicando alcuni esempi di completa realizzazione cristiana. Carisma di santità? “Credo sia veramente così. In fondo il papa ci ha aiutati a capirlo così, mettendo al primo posto le ragioni per cui la chiesa ha bisogno dell’Azione cattolica: è una strada di santità. Giovanni Paolo II ha confermato che questo è il dono più grande che l’Azione cattolica può dare alla chiesa ed al mondo di oggi”. L’Azione cattolica ha una santità specifica da proporre? “La santità è sempre originale ed è sempre universale. Il percorso proposto dalla nostra associazione passa attraverso l’essenziale della vita cristiana, senza elementi particolari. È l’esperienza della vita ecclesiale nel suo scorrere comunitario, nella liturgia, nella parola di Dio, nella vita sacramentale. Prospettiva manimalista? Ci possono essere tanti modi di vivere la vita cristiana nella quotidianità. La si può vivere in maniera mediocre, oppure recuperando il significato di essenzialità di queste dimensioni, e riscoprirle con il cuore. E questo mi sembra bello, perché vuol dire che la santità è alla portata di tutti. Il cuore della vita cristiana non è il minimo; è la profondità”. Introducendo l’ultima assemblea, avete invitato Andrea Riccardi e Chiara Lubich per un saluto. Perché? “Vogliamo vivere non solo in una fraternità fra di noi, ma anche con altre esperienze aggregative, in modo particolare i movimenti. Tuttavia questo è ancora il minimo indispensabile, perché il cuore della vita cristiana è l’amore, che non significa vivere in pace gli uni accanto agli altri, ma saper trovare la strada per vivere gli uni per gli altri, gli uni con gli altri. La presenza di Chiara e Andrea ha voluto avere un significato simbolico: il futuro al quale pensa l’Azione cattolica è quello di una comunione che non si limita all’andare d’accordo, ma che vuole che gli uni siano per gli altri, anche come movimenti, come esperienze organizzate. Ne sono convinta, come lo sono Chiara e Andrea. E questa convinzione inaugurerà una nuova stagione nei nostri rapporti reciproci. Dobbiamo capire come fare, dobbiamo trovare le forme concrete; ma questi saluti hanno inaugurato per la chiesa intera una nuova stagione di vicinanza, reciprocità e comunione, ognuno nella propria specificità. Si può essere sé stessi e in comunione, si può continuare il proprio carisma e fare quello che san Paolo dice: “Gareggiate nello stimarvi a vicenda”. Nel mondo di oggi credo che una testimonianza di comunione da parte di realtà diverse sia essenziale. Nel mondo di oggi abbiamo una grande parola da dire insieme”. Quali prospettive pensa che si siano aperte o si possano aprire nella collaborazione tra movimenti e nuove comunità e Azione cattolica? “Ci parleremo, ci interrogheremo insieme. Io non ho una mia ricetta, una mia strategia. Io ho avvertito, per l’Azione cattolica e per le nostre comunità, questa esigenza. Peraltro già esistono delle esperienze a livello locale dove ci sono molti momenti di vita comune”. Maria e l’Azione cattolica. . . “La dimensione mariana non è particolarmente esplicitata nella Azione cattolica, ma è presente nel cammino di spiritualità della chiesa locale. Però, proprio alla conclusione della nostra assemblea, abbiamo indetto un momento mariano al quale annettiamo un gradissimo valore: un pellegrinaggio per il prossimo anno a Loreto. È un modo per affidare il nostro rinnovamento a Maria, la nostra rigenerazione, esplicitando la sua maternità. In qualche modo le chiediamo di rimettere al mondo l’Azione cattolica. “Andiamo a Loreto anche perché quello è il santuario della vita più laica di Maria e del Signore: è la casa del “sì”. Il prossimo anno vogliamo scandirlo con il “sì” di Maria di accoglienza al disegno di Dio. Non solo il “sì” di Nazareth, ma quello di cui i vangeli non ci parlano, che però ci fanno intuire Maria abbia ripetuto tante volte nella sua vita, fino all’ultimo “sì” ai piedi della croce. Andiamo a Loreto intenzionati a cantare con Maria il suo e il nostro Magnificat”. Le sfide della secolarizzazione sono sotto gli occhi di tutti. . . “A noi viene chiesto di capire che per essere credenti bisogna essere missionari: la fede viva è quella che si comunica, che genera altra fede”. Appena terminata l’assemblea, ha voluto prendere un momento di ritiro spirituale. Cosa ha nel cuore, ora? “È stato uno di quei momenti in cui vengono fuori i significati di quel che si è vissuto. Nel cuore mi è rimasta una profonda gratitudine per quello che il Signore ci ha fatto vivere, e al tempo stesso la consapevolezza che la via delle cose vere e grandi resta sempre la via della croce. Ma la croce non è l’ultima parola, che è la resurrezione. Credo che tale percorso sia una parabola degli ultimi anni di vita dell’Azione cattolica. Così canto il Magnificat, anche in questo caso”. LA CASA DELLA COMUNIONE Alcuni passaggi del saluto indirizzato da Chiara Lubich all’Assemblea straordinaria dell’Azione cattolica. Conosco l’Azione cattolica per aver trascorso buona parte della mia giovinezza fra le sue fila. Anni speciali quelli per quest’associazione, che godeva ancora della presenza di Armida Barelli e delle sue compagne.Anni gioiosi per me, per aver partecipato a tanti incontri a Trento, la mia città, e a convegni per la Gioventù studentesca, dove ho ricevuto una solida formazione cristiana di base (“). Poco a poco (“), per seguire la mia strada e dedicarmi al movimento nascente, ho dovuto lasciare l’Azione cattolica, senza mai perdere la certezza che un giorno avrei ripreso contatto (“). Come loro ricorderanno, nella vigilia della Pentecoste 1998, Giovanni Paolo II, pensando maturo il tempo, ha radunato sessanta movimenti ecclesiali e nuove comunità in Piazza San Pietro, mettendo in rilievo, nel suo discorso, queste realtà della chiesa che, con le altre sorte nel passato, rappresentano l’aspetto carismatico di essa, aspetto coessenziale – come ebbe a dire – all’aspetto istituzionale. In quel giorno, io stessa, essendo venuta a conoscenza del desiderio della chiesa e del papa che i movimenti ecclesiali e le nuove comunità siano in comunione fra loro, rivolgendo la parola al Santo Padre, mi sono detta completamente disponibile a questo scopo (“). Si è così attuata subito la comunione, dapprima fra alcuni movimenti, fino ad arrivare ora ad una quindicina e, fra questi, molti dei più importanti (“). La comunione fra noi e i nostri movimenti e comunità è caratterizzata dalle più varie espressioni della carità: si attua il cosiddetto “scambio dei doni”, dove, pur rimanendo ben saldo e preciso il carisma di ognuno, si può sempre arricchirsi di ciò che i fratelli portano (“). Subito dopo il 1998 ogni anno sono fiorite in tutto il mondo delle “giornate” (duecento finora) sostenute dai membri di diversi movimenti, presenti i vescovi del luogo o convocate da loro stessi (“). In seguito, in molte diocesi del mondo, i più vari movimenti hanno preso l’abitudine di presentarsi uniti, per attuare, ad esempio, programmi previsti dal piano pastorale delle singole chiese (“). Durante questi anni si è costatata la partecipazione spontanea alle nostre manifestazioni di persone appartenenti ad altre realtà ecclesiali, come all’Azione cattolica, ad esempio, spesso perché sollecitate dai vescovi (“). Recentemente ci ha dato grande gioia un documento della Congregazione per gli istituti di vita consacrata intitolato:”Ripartire da Cristo”. In esso si consigliano i e le religiose, come “un compito dell’oggi delle comunità di vita consacrata” di far crescere la spiritualità di comunione prima di tutto al proprio interno” e poi “oltre i suoi confini”, favorendo così la comunione fra i diversi istituti. Mentre “nei confronti delle nuove forme di vita evangelica (i movimenti, ad esempio), si domanda dialogo e comunione”, e si parla dei vantaggi della comunione per gli uni e per gli altri. Il documento ammonisce: “Non si può più affrontare il futuro in dispersione “. Tutto quanto ho riferito fin qui ci sembra voglia dire che lo Spirito Santo sta soffiando sulla chiesa perché si compia, anche attraverso di noi, il grande desiderio del Santo Padre: far sì che essa sia “la casa e la scuola della comunione”. Ed ora siamo qui insieme e non possiamo non chiederci: ci può, ci deve essere un rapporto fra l’associazione di Azione cattolica italiana, nel suo insieme, ed i movimenti ecclesiali e le nuove comunità? Mi sembra si possa trovare la risposta già nella “Novo millennio ineunte”, dove Giovanni Paolo II scrive: “Gli spazi della comunione vanno coltivati e dilatati giorno per giorno, ad ogni livello” La comunione deve qui rifulgere nei rapporti tra vescovi, presbiteri e diaconi, tra pastori e intero popolo di Dio (“), tra associazioni e movimenti ecclesiali” (“). Sarà questo il momento per dar inizio a ciò che il Santo Padre vuole dall’Azione cattolica, dal Movimento dei focolari e dagli altri movimenti? A nome dei Focolari, che rappresento, posso dire che noi siamo a disposizione. Lo Spirito Santo indichi il tempo ed il modo a voi, fratelli e sorelle carissimi.

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