La riforma della giustizia

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Il Consiglio dei ministri ha varato un disegno di legge-delega, riguardante l’ordinamento giudiziario, che prevede importanti modifiche nella figura e nella carriera dei magistrati. Mentre il parlamento se ne sta occupando, ne valutiamo i contenuti col giudice Caso. Giudice Caso, di che cosa si occupa la legge delega del governo sulla giustizia? “Per comprendere l’importanza delle progettate modifiche bisogna tenere presente che l’ordinamento giudiziario è la legge che detta le norme per la nomina dei magistrati, la loro assegnazione ai vari uffici giudiziari, le promozioni e i provvedimenti disciplinari. Ora si vogliono introdurre anche meccanismi per la valutazione periodica della professionalità e si progetta una netta separazione tra giudici e magistrati del pubblico ministero. “Non è cosa di poco conto, perché riguarda direttamente l’assetto della magistratura, i criteri di governo della stessa, lo status dei singoli magistrati, e, attraverso la costituzione di fatto dei corpi separati dei giudici e dei magistrati del pubblico ministero, investe la stessa giurisdizione, che è funzione costituzionale”. Nella nostra Costituzione esistono precise garanzie di indipendenza e autonomia dell’ordine giudiziario: le sembra che esse siano rispettate dalla legge delega? “Una riflessione certamente si impone. La progettata riforma sarebbe attuata dal governo su delega del Parlamento (perciò si fa ricorso alla legge-delega), ed è fuor di dubbio che sia la legge-delega (che è una legge ordinaria) sia a maggior ragione i decreti legislativi emanati dal governo, e quindi le singole riforme in essi previste, devono inquadrarsi nei princìpi di indipendenza e di autonomia fissati nella Carta costituzionale, essendo le leggi ordinarie subordinate alla Costituzione. “Un primo punto riguarda la separazione tra magistrati del pubblico ministero e giudici. Già attualmente le funzioni sono ben distinte in base al codice di procedura penale. Ciò che si vuole introdurre è una serie di restrizioni per il passaggio di un magistrato del pubblico ministero agiudice e viceversa. È previsto, poi, un “corso di qualificazione”. Quest’ultima innovazione può sembrare innocua e ovvia. Ma bisogna considerare che tutti i magistrati accedono alla magistratura con un concorso unico e una prima scelta fondamentale essi la fanno dopo un periodo di formazione all’esercizio delle funzioni, sia di giudice che di pubblico ministero, abbastanza lungo e approfondito. “In base alla Costituzione giudici e magistrati del pubblico ministero fanno ugualmente parte della magistratura. Essi si distinguono soltanto per la diversità delle funzioni; ed inoltre il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale, che è premessa per l’esercizio della giurisdizione penale”. Non le sembra opportuno stabilire un aggiornamento professionale allorché un magistrato chiede di passare dall’una all’altra funzione? “Può essere addirittura necessario. Ma, istituire un “corso di qualificazione” da farsi presso un organo precostituito che dovrà esprimere un giudizio di idoneità o inidoneità, è introdurre la possibilità di una selezione dei magistrati che chiedono di esercitare le funzioni del pubblico ministero, e quindi di una scelta degli stessi. Non si può non cogliere la delicatezza di un tale sistema selettivo, dato che i magistrati del pubblico ministero sono deputati ad esercitare l’azione penale, cioè a dare inizio alle indagini giudiziarie e ai processi”. Un altro aspetto molto delicato è il progetto di istituire una apposita “Scuola della magistratura”: come valuta questa proposta? “Finora è stato il Consiglio superiore della magistratura – che è l’organo di autogoverno della magistratura, previsto dalla Costituzione, il quale cura “le assunzioni, le assegnazioni, i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati” – a predisporre corsi di aggiornamento professionale dei magistrati. Col progetto di riforma sarebbe la “Scuola della magistratura”, da istituirsi presso la Corte suprema di cassazione, non solo a curare l’aggiornamento professionale, ma ad emettere, a seguito di corsi periodici, pareri sulle attitudini dei magistrati per la valutazione ai fini della progressione in carriera e della assegnazione ai vari uffici giudiziari, e quindi anche a quelli direttivi. Anche qui non si possono non cogliere le conseguenze di una tale riforma che sposta dal Consiglio superiore della magistratura ad organi di vertice presso la Corte di cassazione non solo la formazione ma anche la verifica attitudinale dei magistrati. “Certamente la valutazione periodica della professionalità dei magistrati è necessaria, oltre che opportuna. In base al progetto alla direzione della “Scuola della magistratura” verrebbero assegnati anche membri esterni all’ordine giudiziario, né si sa bene come vengono scelti e da chi quelli interni. Inoltre la Scuola, assommando compiti di formazione e di valutazione dei magistrati, potrebbe con i propri indirizzi condizionare la giurisprudenza, che è compito dei giudici. “A chi è nato e si è culturalmente formato nel clima della Costituzione non può sfuggire il pericolo che con le suddette modifiche ordinamentali, e con altre, si possa giungere a selezionare un corpo di giudici e di magistrati graditi al potere, e quindi, di fatto, a minare i princìpi costituzionali di indipendenza e di autonomia dell’ordine giudiziario. E non dobbiamo dimenticare che la giustizia è amministrata in nome del popolo, come recita la Costituzione”. L’altra riforma che si intende apportare riguarda i Consigli giudiziari: di che cosa si tratta? “Sono costituiti presso le Corti d’appello, e hanno il compito di esprimere i pareri sui magistrati in servizio negli uffici giudiziari compresi nei distretti delle Corti d’appello. Ora si intende inserire in detti Consigli giudiziari membri nominati dai Consigli regionali, e quindi di chiara estrazione politica. Analogamente si vuole costituire preso la Corte di cassazione un Consiglio direttivo, in cui dovrebbero entrare a far parte membri eletti dal Parlamento. È evidente che in tal modo si attua una ingerenza esterna nei meccanismi di valutazione dei magistrati, che può essere determinata da motivi o interessi estranei alla giurisdizione e perciò limitare di fatto gravemente l’indipendenza della magistratura”. Vogliamo concludere con un giudizio di sintesi su questo disegno di leggedelega? “L’Associazione nazionale magistrati ha già preso posizione nettamente contraria. Ciò che si denuncia – cito l’Associazione – è “lo spostamento di delicate competenze dal Consiglio superiore della magistratura ad organi di vertice istituiti presso la Corte suprema di cassazione, producendo di fatto una gerarchizzazione della magistratura, lo svilimento del Consiglio superiore della magistratura quale organo costituzionale di autogoverno, e perciò il rischio di una forte riduzione dell’indipendenza della giurisdizione, che è garanzia di libertà dei cittadini””.

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