La ricerca della felicità – Blood Diamond

Gabriele Muccino, lavorando negli Usa, è arrivato a toccare il cuore degli americani, con forti incassi. Ha raccontato una storia accaduta realmente, scritta in un libro dal suo protagonista. Un uomo, dopo aver perso il lavoro ed essere stato abbandonato dalla moglie, scese tutti i gradini sociali, tenendo sempre con sé il bambino di cinque anni e circondandolo d’amore. Finché, grazie alla sua intraprendenza, trovò un buon impiego ed ebbe fortuna in esso. L’ambientazione, nella San Francisco anni Ottanta, presenta diverse scene all’aperto, anche nelle strade tra i barboni, che conferiscono un tocco di realismo caro al regista, preoccupato di cadere in una narrazione sdolcinata. La recitazione di Will Smith, che ha ottenuto una nomination ai Golden Globe, è convincente, soprattutto nei momenti più duri e nei colloqui con il bambino, figlio suo nel film ed anche nella vita. Basti pensare alla commovente scena in cui si mette a giocare con lui, immaginando i dinosauri e proponendogli di passare la notte in un gabinetto, come in una caverna sicura. La vicenda è tipica del sogno americano, quello espresso dal titolo, citato anche nella dichiarazione d’indipendenza, tra i diritti dell’uomo. La felicità, come ha spiegato lo stesso Will, è anzitutto il primeggiare in una competizione e, secondariamente, il conseguimento dei soldi; ma, ancora più, è riuscire a sentire rispetto di sé stesso ed apprezzare la fase della ricerca, nelle cui inevitabili sofferenze si esprime il meglio di sé. In realtà, tutto ciò rivela esigenze sentite universalmente e il nostro Muccino è riuscito a raccontarle con sensibilità italiana, tenendo presente De Sica e mettendo a frutto la propria capacità di dar risalto ai sentimenti non usuali. Non manca qualche limite, come la troppo prolungata esposizione di difficoltà, che finiscono per indurre uno stato sottilmente angoscioso nello spettatore. Ma solleva il finale positivo, che appare un premio credibile e meritato alla speranza e alla tenacia. Si esulta davvero, insieme a Bill, nella penultima scena, immagine espressivamente valida, che ce lo mostra esibirsi in simpatici ed estrosi gesti di gioia, mentre cammina tra la folla ignara. Regia di Gabriele Muccino; con Will Smith, Thandie Newton, Jaden Smith, Brian Hove. Blood Diamond Spettacolare, avventuroso e ligio alle convenzioni hollywoodiane, che alternano azioni furibonde a pause di dialoghi riflessivi o (rari) momenti teneri, il film di Zwick, con le sue due ore e 23′, vuol essere una denuncia drammatica del sangue che sta dietro al commercio di diamanti. Nazioni sfruttate, come la Sierra Leone degli anni Novanta, dove infuriano guerra civile, massacri, sfruttamento e baby-soldato; poi, la Cinema complicità dei media e delle compagnie diamantifere che, toccate sul vivo, hanno precisato che il sangue si riferiva ai soli anni Novanta raccontati dal film! Molta carne al fuoco, comunque, in un lavoro cui si addiceva maggior sintesi, e che racconta la storia del cinico mercenario Di Caprio – in splendida forma, qualunque cosa faccia buca sempre lo schermo – e dell’onesto pescatore Hounsou – altro formidabile attore -, entrambi alla ricerca di u n diamante rosa che può salvare le loro vite. Il filmone non risparmia crudeltà e massacri insieme a visioni spettacolari di una natura bellissima (talora da cartolina) e affascinante e al gusto americano dell’avventuriero che finisce con una bella morte eroica e del pescatore fedele ai genuini ideali africani. Nonostante i suoi limiti, tuttavia il messaggio sui conflitti dimenticati e sull’egoismo occidentale passa. Ma cambierà qualcosa per l’Africa e gli africani? Regia Edward Zwick, con Leonardo DiCaprio, Jennifer Connelly, Djimon Hounsou.

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