La religione nel conflitto russo-ucraino

Il non facile dialogo fra ortodossia russa e cattolicesimo latino.
Putin e Kirill (Alexei Druzhinin, Sputnik, Kremlin Pool Photo via AP)

In Occidente, hanno suscitato una vasta eco le dichiarazioni del patriarca ortodosso Kirill, che durante la celebrazione della liturgia per l’inizio della Quaresima si è espresso a favore dell’“operazione militare speciale” di Putin. Ma anche gli interventi di papa Francesco sull’assurdità della guerra non hanno lasciato indifferente l’opinione pubblica, sia per la loro frequenza che per la loro ferma condanna del conflitto. Il papa non ha risparmiato nemmeno ciò che ha portato fino a questa insensata tragedia: il commercio di armi e la strategia della guerra.

Al di là dell’evidente impegno della diplomazia vaticana per avviare colloqui di pace in grado di sortire un vero cessate il fuoco, dall’inizio di aprile papa Bergoglio ha parlato del suo desiderio di accogliere l’invito del presidente ucraino di recarsi a Kiev. Un progetto temerario, non solo per l’incolumità del papa, ma anche per i rischi di fraintendimento delle intenzioni del pontefice da parte del Patriarcato di Mosca.

Un fattore delicato e di grande importanza sono le radici del mondo ortodosso: Kiev conta oggi circa 25 milioni di fedeli ortodossi, ma più della metà si riconosce nel Patriarcato autocefalo di Kiev, eretto nel 2019 dal patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I, e mai accettato da Mosca. Il restante 40% degli ortodossi ucraini rimane legato al Patriarcato di Mosca, che non riesce a immaginare un distacco da Kiev, culla dell’ortodossia russa fin dal IX secolo.

In altre parole, questo conflitto ha dimostrato quanto la religione sia rientrata a pieno titolo nell’ambito pubblico della vita del mondo. È in certo modo la sconfitta per quei profeti di sventura – l’espressione è di papa Giovanni – che vedevano la religione ormai relegata all’ambito privato e, comunque, in uscita dal palcoscenico pubblico e ancor di più internazionale. In effetti, l’emergenza fra Russia e Ucraina dimostra quanto l’elemento religioso possa giocare un ruolo importante, se non decisivo.

Le dichiarazioni del patriarca Kirill sono risultate incomprensibili alle orecchie dell’Occidente. E sarebbe auspicabile uno sforzo per poterle almeno comprendere. Il patriarca, noto per essere vicino a Putin, non rappresenta un’eccezione, ma è parte di una geografia religiosa – quella ortodossa – ben diversa da quella cattolica. L’ortodossia, non solo in Russia, ha da sempre un rapporto molto stretto con la politica e con i governi dei rispettivi Stati. In Russia i dogmi cristiani di cui gli ortodossi si fanno paladini si confondono con gli ideali nazionali o, addirittura, nazionalistici.

Il conflitto diventa, allora, una sorta di guerra santa all’interno della quale la Russia, o meglio la Santa Russia, è chiamata a combattere l’anticristo e a resistere per salvare il mondo. È in quest’ottica che è necessario cogliere le parole di Kirill, che si erge a paladino della vera fede, ingaggia una lotta improba contro le parate gay e accusa il demonio, padre di menzogna, di aver diviso russi e ucraini, altrimenti un solo popolo.

Niente di inaudito: anche l’Occidente ha conosciuto presidenti Usa – e non solo – esprimersi con parole e concetti molto simili. C’è la convinzione – se ne fa portavoce il metropolita Tikhon di Pskov – che è un dovere dell’ortodossia russa non venir meno alla vocazione che le compete. Anche se per vario tempo gli ucraini guarderanno ai russi con ostilità, verrà il momento in cui tutto arriverà al suo compimento e, quindi, alla riconciliazione e alla pace.

Nella logica di Mosca e dell’ortodossia, ucraini e russi sono un unico popolo, hanno un percorso comune, ma hanno commesso l’errore di rileggere la loro identità e storia in modo diverso, permettendo così all’Occidente di arrivare ai confini della Grande Russia.

La situazione è ulteriormente complicata dalla questione dei cosiddetti “uniati” e dalla decisione presa dalla Santa sede all’inizio del millennio di trasformare le 4 amministrazioni apostoliche cattoliche di Mosca, Saratov, Novosibirsk e Irkutsk in Diocesi. Si tratta di questioni che a noi sembrano remote, ma che continuano a pesare non poco nel dialogo fra le Chiese.

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Non si deve ignorare, come spesso si fa, che l’ortodossia rappresenta la religione storica della Russia. Lo si legge chiaramente nel prologo della riforma alla legge sulla libertà religiosa varata da Mosca nel 1997. Le altre 4 religioni riconosciute sono: islam, ebraismo, buddhismo e cristianesimo (dizione che comprende cattolici e protestanti). Religioni che sono presenti in Russia da secoli, ma che restano chiaramente distinte dall’ortodossia. Sono, in un certo senso, considerate un’altra religione.

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