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Italia > Opinioni e dibattiti

La questione dei conti pubblici per il 2019

di Benedetto Gui

- Fonte: Città Nuova

Una breve ricostruzione di quanto avvenuto finora in Italia come contributo ad una discussione aperta. Un’opinione

AP Photo/Gregorio Borgia

Prima delle elezioni politiche abbiamo avuto grandi annunci di maggiori spese e di riduzioni fiscali, sfidando l’esigenza di tenere in equilibrio il bilancio dello Stato. Ne conseguono: su un versante un grande afflusso di voti; sull’altro aumenti dei tassi da pagare sul debito pubblico e intimazioni da parte della Commissione Europea a rimettere i conti a posto.

Durante i primi mesi di governo arrivano due grandi provvedimenti di spesa (“quota 100” e “reddito di cittadinanza”) che vengono ritarati verso il basso e si taglia su qualcos’altro (in particolare sulla rivalutazione delle pensioni medio-alte all’inflazione). Il tutto in modo poco vistoso. Le riduzioni fiscali sono in gran parte rinviate. Le polemiche contro i difensori dell’equilibro di bilancio e la conflittualità con la Commissione Europea contribuiscono al mantenimento della percentuale complessiva di voti.

Dopo gli annunci e i primi provvedimenti, arriva il “tiraggio” dei provvedimenti di spesa (ossia quanti soldi vengono poi effettivamente richiesti ed erogati) che è inferiore sia alle promesse iniziali che alle previsioni formulate successivamente.

Ai beneficiari arriva qualche miliardo in meno e questo va a compensazione dei miliardi di interessi in più versati ai finanziatori del Tesoro (interessi già pagati e da pagarsi fino a scadenza dei titoli).

Grazie anche a qualche operazione straordinaria, il deficit per il 2019 resta limitato (al 2% circa del PIL), mentre il suo contenimento negli anni successivi è ancora tutto da inventare. Il rapporto debito pubblico/PIL è previsto in ulteriore salita rispetto al 132,2% del 2018 causa il quasi completo arresto della crescita del PIL.

La Commissione Europea per ora non avvia la “procedura di infrazione”. L’allerta sulla sostenibilità del nostro debito pubblico (che si materializza nel famigerato “spread”) dopo essere schizzata dal giallo al rosso nel maggio 2018 ed essere rimasta tale fino a metà 2019 scende di un livello, stabilizzandosi sul colore arancione.

Di commenti se ne possono fare vari. Lascerei al lettore la libertà di formulare i suoi, magari anche criticando questa ricostruzione che spero costituisca uno stimolo alla riflessione e alla discussione.

 

 

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