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Cultura > Arte e Spettacolo

La prima cosa bella

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

la prima cosa bella

Dopo Tutta la vita davanti, Paolo Virzì torna a parlare della società italiana. Questa volta senza i sorriso amaro e sarcastico del film precedente sul disagio lavorativo giovanile. Anzi, Virzì racconta la storia della famiglia italiana dagli anni Settanta ad oggi, attraverso due personaggi principali: Anna, giovane donna semplice e libera, vittima di un marito manesco e poi nonna malata in fase terminale; e di Bruno, ragazzino introverso e oggi professore di lettere depresso e insicuro. Intorno, gli altri della famiglia, gli amici, i compagni.

 

Ambientato a Livorno, città di provincia che la fotografia indovinata riesce a rendere affascinante, la narrazione procede per sbalzi temporali continui che tuttavia non appesantiscono il racconto. Anzi, i flashback consentono di seguire le storie dei personaggi con un ritmo sciolto, indovinando il parallelo tra passato e presente, anche sull’onda del commento musicale che ripropone le canzoni dei decenni scorsi, in una miscela dolcemara di notevole efficacia. Lo stile di Virzì si è fatto tenero, affettuoso, in particolare nel modo di far recitare i bambini. Commovente in qualche punto, perché i personaggi sono “veri”. Nessuna filosofia o presa di posizione nostalgica moraleggiante. Virzì racconta con snellezza la storia di una famiglia e di una donna e i suoi figli, chiudendo con una morte sorridente ed un senso liberatorio dal dolore raggrumato nell’infanzia, in particolare da Bruno.

 

Corale ma misurato, senza che i personaggi “secondari” vengano caricati, musicato a tratti con levità, il racconto si permette dialoghi toscani talvolta spiritosi senza essere sarcastici, punte sentimentali autentiche. Ne esce una commedia dai risvolti drammatici, in qualche momento, dove le problematiche familiari e personali sono delineate nella loro realtà senza risposte preconfezionate. Il film è lieve, infatti, senza esser superficiale, e diretto con cura meticolosa.

 

Affiatato il cast. Da Stefania Sandrelli, che a 65 anni non ha paura di interpretare (benissimo) una nonna amante della vita a Valerio Mastandrea, in crescita film dopo film; da Micaela Ramazzotti (Anna da giovane) dolce e sensuale, a Claudia Pandolfi, nel ruolo della timida sorella di Bruno, fino a Marco Messeri, anziano innamorato e ai piccoli attori debuttanti. Un altro passo in avanti da parte del regista toscano.

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