La posta di Città Nuova

bambini
 Incontriamoci a Città Nuova

 

Prendersi cura della città

 

«Al momento della scelta della scuola materna, abbiamo deciso per quella del quartiere, consapevoli dell’importanza di far crescere i bambini nel tessuto sociale nel quale siamo inseriti. La struttura, però, era circondata da un giardino incolto e da una recinzione in ferro arrugginita e divelta in più punti. Più che una protezione era un pericolo e non scoraggiava certo le intrusioni notturne di soggetti che abbandonavano, dopo le loro scorribande, bottiglie, siringhe e rifiuti.

 

«Insieme a un’altra mamma, come me rappresentante di classe, siamo andate dal dirigente scolastico, certe del fatto che un’azione congiunta scuola-famiglia avrebbe portato a risultati concreti. Ma il dirigente scolastico ci ha accusato di volerci sostituire a lui e ci ha liquidato in un modo non proprio garbato.

 

«Abbiamo così iniziato un’azione informativa rivolta ai genitori e, con una lettera accompagnata da una raccolta di firme e da alcune foto, abbiamo segnalato la situazione alle istituzioni, trovando subito accoglienza a livello comunale. Le insegnanti, però, male informate dal dirigente, hanno elevato un muro nei nostri confronti.

 

«Sono rientrata a casa, un giorno, con le lacrime agli occhi, decisa a portare via i bambini da quella scuola. Si trattava di fare qualche sacrificio in più in termini di denaro e di tempo. Ho aperto la cassetta della posta e ho trovato Città Nuova. Sono rimasta a bocca aperta, sulla copertina il titolo “Prendiamoci cura delle nostre città”. Ho capito che non dovevo mollare. Ho fatto una copia della lettera consegnata alle istituzioni per le insegnanti; alcune di loro si sono scusate e mi hanno invitato ad andare fino in fondo. Nel giro di pochi giorni ci hanno informato che la scuola sarebbe stata oggetto di un’ispezione e dopo un mese l’inferriata è stata sostituita, il giardino ripulito, alcune porte antipanico cambiate.

 

«È stato certo un piccolo risultato, ma penso che uno dei frutti più belli è stato costruire una rete di relazioni tra famiglie e istituzioni con le quali abbiamo preso coscienza che, con il nostro impegno, potevamo far cambiare le cose.

«Ora i bambini frequentano la scuola elementare e io sono stata eletta rappresentante d’istituto. Continuo a prendermi cura della mia città… Grazie anche a Città Nuova!».

(M. U.)

 rete@cittanuova.it

 

Prete in comunità

 

«Ho appena terminato la lettura del libretto Prete in comunità. Fin dalla prima pagina, Paolo Zago mi ha preso col suo racconto esistenziale e avvincente. Venivano a galla tutte le ombre che segnano la figura del sacerdote oggi. Il racconto dialogico trasmette luci vere con gradualità, modestia e chiarezza. La conclusione mi ha ricordato quella del libro Il nome della rosa come procedimento letterario, ma questa volta con un Sitz im Leben attuale, “Nostro figlio vuole entrare in seminario”. Questo libretto ti fa trovare il tempo per leggerlo anche se pensi di non avere tempo».

Theo Jansen

 

Indignati

«In riferimento a “L’abitudine alla guerra” (Città Nuova n. 9 del 10 maggio 2011, pag. 3), lei ha ragione a indignarsi, e io con lei, per tutti i motivi che ha ben elencato. Ma è necessario indignarsi anche per altri motivi che ci riguardano più da vicino e sono interni alla famiglia ecclesiale cattolica. Per me gli eroi, i santi, sono tutti quelli che lavorano onestamente, i nostri missionari o laici che danno la vita privi di armi se non quelle dell’amore.

«Mi è capitato di ascoltare l’omelia fatta in occasione dei funerali dei soldati italiani caduti in Afghanistan all’inizio del 2010, presentati come uomini di pace, eroi, martiri, ai quali è stata tolta la vita; il celebrante non era il povero prete di campagna ma un pezzo da 90: furbi che incensano per procurarsi laute prebende dal potente di turno.

«E l’8 per mille? La prima parte del quesito potrebbe essere anche accettata, magari a denti stretti, ma la seconda è semplicemente scandalosa: “La quota d’imposta non attribuita viene ripartita secondo la proporzione risultante dalle scelte espresse” (vedi mod. 730/10 pag. 9). Nel mio comune (22 mila abitanti), su otto parrocchie a ben cinque è stato fatto il piazzale privato, con una spesa complessiva di oltre 1.400.000 euro a totale carico dell’amministrazione comunale e quindi della collettività».

Lettera firmata

 

Ho riassunto la sua lunghissima lettera, ricca di spunti ma anche di polemiche (brevità, per favore!). È una vecchia questione, quella della Chiesa che viaggia sempre tra la sua vocazione profetica e la sua realtà istituzionale. Certamente in questi ultimi decenni, almeno in Italia, è venuto in evidenza – soprattutto mediatica! – più l’aspetto istituzionale che quello profetico della Chiesa. È facile cercare di classificare ogni suo atto nei propri quadri di riferimento – conservatori, progressisti, centristi… –; molto meno è agevole guardare alla Chiesa come al “popolo di Dio” conciliare. Non solo, quindi, alla pur necessaria gerarchia. Il sistema mediatico, purtroppo, semplifica all’estremo, cadendo spesso nel semplicismo. Fa molto più chiasso un prete che pontifica che un laico che vive il Vangelo, lo sappiamo. Noi cerchiamo su queste colonne di dar voce a chiunque, laico o presbitero, cerchi di rendere il cristianesimo non una semplice tradizione ma la “memoria di Cristo”, cioè la sua attualizzazione. (Come risulta anche dalla lettera precedente).

 

L’Italia, un Paese incancrenito

 

«Ho provato a tacere ma poi sono sbottato. Non se ne può più in questa nostra incancrenita Italia. Ogni giorno, siamo costretti a leggere notizie di truffe, evasioni fiscali, comportamenti illeciti (P4), violenze sessuali, stupri, omicidi, calcio scommesse. La furbizia è diventata la massima virtù nazionale. Non parliamo poi del pessimo esempio dei nostri politici. Non riesco a vedere attorno a me un pizzico di onestà, antichi valori che hanno caratterizzato la vita dei nostri laboriosi genitori. Che vita è questa per noi più giovani? Lei, che è un cosmopolita e un giornalista, ci può dire se questo fenomeno è invalso anche in altre parti del mondo? Può darci una “terapia-consiglio” adeguata per sanare questo brutto male che divora l’animo di tante persone oneste e danneggia lo status socio-economico di una nazione che sta sprofondando?».

Franco Petraglia ‑ Cervinara (AV)

 

Girando il mondo ho incontrato dolore, soprusi, violenze, sopraffazioni, corruzioni. Ne ho scritto spesso, è il mio mestiere. Ma debbo dirle, caro Petraglia, che girare il mondo permette anche di vedere che c’è soprattutto tanta, tantissima gente che non passa il proprio tempo a imbrogliare il prossimo o a combattere il nemico, ma che s’impegna in una sincera ricerca della verità, in un eroico amore che spera contro ogni evidenza. Non è buonismo il mio, ma una fotografia della realtà. Non lasciamoci allora imbrogliare dai titoli strillati, dalle cronache nere, dalla contrapposizione per partito preso. Anche in Italia.

 

Scuola e Invalsi

 

«Ciao Città Nuova, sono un’insegnante di scuola primaria, ho 27 anni. Sono precaria da cinque anni, ma ho la fortuna di essere anche insegnante di sostegno e grazie a questa riesco da tre anni a lavorare. Vi scrivo a proposito dell’articolo “Un anno di scuola” del numero 11/2011. Alla fine di quest’anno scolastico, nei corridoi della scuola si parlava delle prove Invalsi e di come pare verranno utilizzate non solo per la valutazione degli alunni, ma anche dei rispettivi insegnanti. Ne conseguirebbero i famosi incentivi nello stipendio per gli insegnanti più meritevoli e per quelli, ahimè, meno meritevoli, addirittura la perdita del posto di lavoro.

«Ci si chiedeva se avere bambini speciali in classe fosse a questo punto una risorsa o un ostacolo. Come si formeranno le classi prime a giugno? Lottando per avere il numero minore possibile di bambini problematici in classe? Dove va a finire il clima di fiducia e collaborazione?

«Un’altra domanda: entrata nella scuola ho notato come si impari molto di più in classe a contatto con le colleghe e i bambini piuttosto che nelle aule dell’università; quindi, noi insegnanti appena usciti dall’università che strumenti abbiamo per rimanere al passo con chi ha anni di esperienza? Come saremo valutati?».

Cecilia

 

Il papa e Moretti

 

«Ho letto sul n. 10/2011, a pag. 78, la poesia dedicata da una lettrice al defunto papa. È una sorta di ringraziamento collettivo, dite voi. Ma voi stessi avevate già onorato (a modo vostro) il papa con un articolo sul n. 9/2011, pag. 65, dedicato non al papa ma a Nanni Moretti: “È apprezzabile la sua intelligenza lucida e ragionevole… Ma forse non lo affronta…”. Forse! Come siete buoni! Non contenti, sul n. 11/2011, pag. 63, a proposito di cinema e di vittorie: “Non ce l’ha fatta Habemus Papam di Nanni Moretti”. Perché doveva farcela? “I delusi? Tanti”, voi compresi. Io escluso».

Lettera firmata

 

La fede non dovrebbe avere bisogno di avversari eletti a nemici – perché dare tanta importanza a Moretti? – per affermare la propria pertinenza e la propria attualità. La fede ha bisogno di amici, di comprensione, dialogo e apertura. Non era questo l’atteggiamento di Gesù di Nazareth? Non era aperto, non ha detto di amare i propri nemici, non ha cercato di capire la samaritana? Su queste colonne cerchiamo di capire chi la pensa diversamente, cerchiamo di ascoltare e di accogliere. Poi, di esporre il nostro pensiero. “Habemus Papam” pone interrogativi di rilievo per il cattolico: il rapporto dell’istituzione con il potere, la ricerca dell’onestà di fronte alla convenienza, l’umanità del pontefice… Perché non cercare di rispondere, semplicemente, invece di criticare e basta? Rispondere rende credibili: soprattutto se “rende conto” della propria fede. Il film non è un capolavoro, convengo con lei, ma non è nemmeno insignificante.

 

Non vedente

 

«Sono una persona non vedente, sono un abbonato online e scrivo in merito a questo: come posso ordinare i libri che sono interessato ad acquistare ma che non posso leggere in nero? C’è qualche possibilità di avere il libro in formato word o in pdf?».

Angelo Di Liberto

 

La casa editrice si sta attrezzando. Progressivamente, i titoli di Città Nuova appariranno sia in formato cartaceo che digitale. Saremo felici di averla tra i lettori!

 

Da una sola parte…

 

«Leggendo con attenzione Città Nuova, Nuova Umanità e articoli collaterali nel sito, io che non credo di essere fazioso e sono un attento ascoltatore e osservatore delle vicende italiche, noto che vi è un’inclinazione a vedere che il male sia sempre e solo da una parte. Chi dei Focolarini sta al Parlamento non dovrebbe sposare il pensare un po’ ipocrita targato Pd. Ci soffro e sono amareggiato per un pensare che sfascia ciò che deve unire. Vi è una grandissima mancanza di umanità, una grandissima immaturità sociale».

Vittorio Lupidi

 

Caro Vittorio, è un vecchio tema questo della nostra rivista che sarebbe di sinistra. Il fatto è che riceviamo parecchie lettere – talvolta le pubblichiamo – che tacciano la rivista di essere, al contrario, di destra! Se un simpatizzante dei Focolari è del Pd, perché criticarlo per la sua semplice appartenenza partitica? Ce ne sono anche nell’Udc, nel Pdl, nel Fli… Non togliamoci la libertà di essere cristiani, ovunque! Che tristezza sarebbe una omologazione dei cristiani, anche in Parlamento!

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