La Posta di Città Nuova

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Incontriamoci a “Città Nuova”, la nostra città

 

Sms ad hoc

 

Una lettrice scrive ai suoi amici.

 

Sono abbonata a Città Nuova da quando ho conosciuto il Movimento dei focolari. Mi pareva che fosse l’unico modo per apprendere velocemente il segreto che queste persone, da cui ero stata attratta, vivevano e per lo stesso motivo l’ho anche sempre proposto a tanti.

Svolgo un’attività che mi impegna molto e spesso sono fuori casa fino a sera tarda. Tante volte non vedo l’ora di tornare e il momento magico è proprio prima di addormentarmi, quando ormai tutti i pensieri sono accantonati e c’è finalmente il tempo per dedicarmi a quanto più mi piace: leggere.

Leggo ogni sera ma quando arriva Città Nuova mi dedico ad almeno due o tre articoli, la loro brevità e i contenuti interessanti non mi fanno addormentare prima.

 

E poi è quasi diventato un gioco, non riesco a leggere senza pensare anche a tutte le persone a cui ho proposto l’abbonamento e che, magari in quel momento, stanno leggendo anche loro Città Nuova, oppure no…

È vero, so di aver proposto loro qualcosa di valido ma penso che posso dare ad ognuno un piccolo contributo nel consigliare l’articolo che immagino possa suscitare una riflessione, una considerazione, un pensiero.

Così il giorno dopo mando al politico un sms con l’indicazione della pagina e qualche parola sull’articolo, alla mamma la pagina dove Ezio Aceti dà qualche indicazione ai genitori, al titolare di azienda la pagina dove Luigino Bruni offre qualche spunto di riflessione sul mondo dell’economia, oppure suggerisco il “cuore” di Città Nuova, la parte della spiritualità.

 

E così cerco di custodire i rapporti anche con coloro che per distanza o per altro non potrei raggiungere. Proprio questo invio di sms ad hoc ha permesso a tanti di togliere dalla busta il giornale, qualcuno mi ha confidato: «È più interessante di quanto immaginavo, si legge d’un fiato».

Cari redattori, grazie che mi coinvolgete in questa avventura appassionante che mi dà la possibilità di avere notizie dal mondo e mi permette di avvicinarmi in modo discreto e profondo ai miei amici, camminando con loro.

O.S. – Lanciano (Ch)

 

rete@cittanuova.it

 

  

Su Lampedusa e sulla Libia

 

«Un grazie particolare per gli articoli su Lampedusa. Non leggeremo altrove una verità come quelle che ho “sfogliato” virtualmente su Città Nuova. Grazie di cuore».

Attilio Menos

 

«Desidero ringraziarvi per questo servizio e per la qualità dell’informazione inviata da Lampedusa. Queste pagine sollecitano a un continuo utilizzo di questo servizio web da parte di noi cittadini».

Giuseppe Milan

 

«Leggiamo molto spesso Città Nuova online e la “svolta” degli ultimi giorni ci trova assolutamente d’accordo. I toni che usate sono corretti, c’è equilibrio, insieme al desiderio di mettere in luce la realtà di quanto sta accadendo. Abbiamo fatto girare alcuni articoli ad amici e abbiamo riscontrato consenso e attenzione per la chiarezza».

Mariarosa e Luigi Lucchini

 

«Volevo fare arrivare a Maddalena Maltese da Roma un “bravissima” per i pezzi che ha scritto da Lampedusa. Ha visto davvero il meglio di un popolo. Da una parte sconforto, dall’altra anche tanta speranza per un’Italia modesta nei mezzi ma operosa e generosa nella sostanza».

M.C.B.

 

«Grazie Zanzucchi, ho davvero apprezzato e condiviso i tuoi “fondi” sulla Libia: lucidi e fermi. Sei sempre in prima linea per una vera pace e non hai paura di andare controcorrente».

Franco de Battaglia

 

«Ho aperto la home page di Città Nuova online, per la “strana” situazione che si è creato da alcuni giorni in Libia. Ho trovato il vostro sforzo di navigare nel possibile… Dal mio punto di vista, a noi sembra che siamo dentro una grande confusione: quella di giustificare la guerra (difensiva e umanitaria), quella di giustificare i caduti (dall’azione umanitaria…), quella riguardo alla confusione di spiegare la situazione libica e difendere la pozione americana, quella araba, quella russa… E, dentro ogni domanda, la situazione della politica italiana, così ambigua. Ci si aspetta che sul prossimo numero del giornale si possa trovare un articolo del tipo: “In nome di cosa andiamo a fare la guerra?”».

João Manoel Motta

 

«Città Nuova non è stata “solo” l’amplificatore della voce di tanti cristiani e musulmani che cercano la via dell’amicizia tra le persone, i popoli, le religioni, e che non sbraitano né pretendono niente ma lavorano sul campo (molto bello!). Siete stati molto di più: la voce del Vangelo incarnato oggi, nella drammatica storia presente che stiamo vivendo. Vi voglio ringraziare. Aprivo Città Nuova online e i vostri articoli in questi giorni sono stati un faro per me e per le persone a cui li abbiamo tempestivamente indicati: sgomente e smarrite, hanno trovato lì la “bussola” del Vangelo. Forse posso solo immaginare le pressioni e le polemiche che avete ricevuto. Ma anche questa è una beatitudine del Vangelo: “Beati voi quando vi insulteranno…”. Può viverla anche un giornalista con il suo giornale».

M. B.

 

«Ho appena letto l’editoriale web dal titolo: “10 perplessità su una guerra strana”. Direttore, le pongo una domanda: la Libia non ha rispettato una risoluzione Onu e tempo 24/48 ore è già stata bombardata. Come mai a Israele, che di risoluzioni Onu non ne ha rispettate a decine, non viene riservato lo stesso trattamento? Preciso che non sono antisemita».

Maurizio

 

Riportiamo alcune delle lettere che, molto numerose, ci sono giunte in redazione in questi tempi convulsi, come reazione alle prese di posizione della nostra rivista “Città Nuova” e della versione web “Città Nuova online” sulle emergenze delle ultime settimane. Ringraziamo tutti i lettori, ma ancor più li invitiamo a continuare a cercare di essere cittadini responsabili, che pensano, che agiscono e soprattutto che “amano” l’Italia senza disprezzare il resto del mondo, che ritengono che la nostra società non sia condannata alla violenza e al degrado. Che credono che le virtù evangeliche – che sono virtù semplicemente umane – non vadano svendute per un piatto di lenticchie (che finisce presto). Grazie ancora a tutti coloro che ci hanno manifestato la loro vicinanza e la loro solidarietà.

 

Avvocati e deputati

 

«Sono una vostra affezionata lettrice da tanti anni. Rimango una persona ingenua e senza computer. Nell’ingarbugliata situazione politica italiana, molte cose non mi quadrano. Ad esempio, si è introdotto il divieto di esercitare il proprio mestiere al giornalista che interrompe la professione per assumere ruoli politici. Addirittura, si vorrebbe che anche a fine mandato il giornalista non possa riprendere il suo lavoro. Però è prassi che gli avvocati del presidente del Consiglio siedano in Parlamento a ispirare e votare leggi a favore del loro assistito. Sono cose che turbano molti: gli avvocati non potrebbero, una volta eletti, interrompere la delicata professione, oppure non mettersi in lista (tra l’altro bloccata) alle elezioni? Non vi pare sussista un conflitto di interessi?».

Maria Rosa Chiampi – Moncalieri (To)

 

Questo è uno dei tanti conflitti di interesse che sembrano essersi incrostati sulle coste della nostra penisola. Sono d’accordo con lei, assolutamente sì. Che il vostro parlare sia “sì sì, no no”, invita a fare il Vangelo. Purtroppo i conflitti d’interesse e le menzogne che ne conseguono sono tipiche del panorama politico italiano. Ciò – va detto – deriva anche dalla irrisolta questione dello statuto dei partiti politici, che i padri della Costituzione non sono riusciti o non hanno voluto a sciogliere. Ma anche dall’antico vezzo italico di cumulare cariche e onorari relativi. Un vezzo che non riguarda solo i partiti al governo, sia beninteso. Come giornalista, poi, ritengo che sia giusto che coloro che hanno a che fare coi media non svolgano attività mediatica durante un eventuale mandato politico: ma non solo i giornalisti…

 

Una legge per tutto

 

«In tv oggi la presentatrice diceva che la laicità dello Stato vuole una legge che permetta l’affissione del crocifisso. Ma è come dire di volere una legge che permetta di bere l’acqua. D’altro canto, per la difesa della vita dei neoconcepiti non c’è legge. Non vi sembra un po’ una presa in giro? Si vuole filtrare il moscerino e poi si ingoia il cammello. E per ciò che concerne l’uso del referendum? Questo discorso porterebbe al largo. Uno strumento dello Stato, il referendum, è stato usato contro gli italiani, i neoconcepiti: come si può riusarlo se prima non lo si riabilita? E come riabilitarlo se prima non c’è una legge che difenda il diritto alla vita dei neoconcepiti? E come avere una legge che difende il diritto dei neoconcepiti se non c’è una maggioranza che l’approva? È in crisi la stessa democrazia?

«Ciò che è lecito o non è lecito è sancito da una maggioranza, ma l’orizzonte etico non dipende solo da noi, l’orizzonte etico è dato, sta a noi non oltrepassare il limite come purtroppo è avvenuto con la legge che consente “legalmente” l’aborto. E il rischio è nel non senso delle cose, nella perdita di valori e nel vagare in un deserto senza senso. Il ritorno alla moralità e alla vera eticità dovrebbe essere sufficiente a indirizzare nel modo giusto la gente. La vita e il suo diritto inalienabile sono doni dell’individuo e nemmeno in nome di una maggioranza che li nega possono essere cancellati».

Luigi Migliore – Catania

 

Due pesi e due misure. Giusto quanto lei dice, caro Migliore.

 

Minorenne

 

«Dopo aver letto l’articolo “Sono stata anch’io una minorenne”, vorrei raccontarvi qualcosa della mia vita da quando ho compiuto 16 anni. Sto studiando come molte altre ragazze della mia età. Ormai vivo in un mondo pieno di paure, bisogna sempre essere attenti a tutto, ma niente mi spaventa, io amo vivermi la mia vita giorno per giorno, liberamente. Sono sempre stata abituata ad avere gli orari di rientro a casa; è da tre anni che lotto con i miei genitori per avere più libertà ma loro sono troppo severi. Da una parte hanno ragione, perché in questo mondo se ne sentono di tutti i colori, anche se io so di essere una ragazza matura, intelligente e responsabile per sapere quando faccio bene e quando faccio male. Non bevo, non fumo e non mi drogo, insomma, come dice il mio amico, sono proprio “un angelo di ragazza”.

«Molte ragazze della mia età – forse anche prima – sono diventate peggio degli uomini. Non hanno più valori né femminilità, ma a vista degli altri vengono usate e si fanno usare perché non si portano rispetto. Il fine settimana mi piacerebbe poter uscire, divertirmi con gli amici, avere un ragazzo che mi ama… Vorrei che mi lasciassero vivere la mia vita ed avere la mia libertà e di poter fare le mie scelte (so che loro lo fanno per il mio bene), ma desidererei più fiducia da parte loro».

Valentina – Trento

 

Il rapporto tra genitori e figli è sempre e in ogni caso un’alchimia che nasce dall’ascolto, dal rispetto, dalla capacità di coniugare prudenza e fiducia. Valentina, ti auguro che questa tua bellissima lettera i tuoi genitori arrivino a leggerla e a discuterla con te. Per arrivare alla condivisione, nella giusta differenza dei ruoli. Grazie della fiducia che ci hai concesso scrivendoci con straordinaria sincerità.

 

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