La posta di Città Nuova

Lorenzo Zingaretti

Incontriamoci a “Città Nuova”, la nostra città

 

Un saluto ai lettori

 

«Il primo ottobre del 1977 iniziò la mia collaborazione con Città Nuova. Dopo un primo periodo di prova, fui assunto definitivamente e nel colloquio di assunzione non posso negare di essermi emozionato fino al punto di non riuscire a trattenere due lacrimoni. Con questa esternazione di felicità iniziò la mia avventura con Città Nuova, nell’ufficio abbonamenti, che è durata per ben 33 anni.

«Ricordo come si è passati dalle targhette di cartone a fibra vegetale dove venivano impressi gli indirizzi degli abbonati da stampare per l’invio del giornale, fino ad oggi, con l’inserimento degli indirizzi direttamente nel web; da nessun rapporto diretto, se non per lettera, con abbonati, abbonatori e corrispondenti ad un rapporto telefonico e per e-mail continuativo, con alcuni addirittura quotidiano, e con i quali c’è stata la possibilità di conoscerci di persona nei vari incontri in cui si è fatta sempre più chiara l’importanza della presenza dell’ufficio abbonamenti a servizio dei lettori.

«È cresciuta anche la collaborazione, fattiva e seria, tra la redazione e l’ufficio abbonamenti, tra i quali si è creata una simbiosi di intenti al fine di dare ai nostri lettori un’informazione che veicoli idee, valori, proposte di vita per costruire una società migliore, rispondere a tante domande e cercare di risolvere qualsiasi difficoltà in tempo reale.

«Da qualche mese sono andato in pensione e dopo 33 anni sono tornato anch’io ad essere un lettore di Città Nuova e, come tutti gli abbonati, aspetto l’arrivo della rivista portatrice di “buona novella” e delle notizie belle che non fanno rumore.

«Dulcis in fundo, voglio rivolgere un grazie di tutto cuore ai numerosi abbonati di Città Nuova che in questi anni ci sono stati vicini con amore, stima, comprensione e supporto economico. La mia speranza è quella che continuino in questo modo, soprattutto ora che il cammino dell’editoria si è fatto difficile, affinché Città Nuova possa continuare ad essere portatrice di notizie ricche di conoscenza, amore e gioia. Ce n’è bisogno! Con l’augurio di un felice anno nuovo un abbraccio a tutti».

Lorenzo Zingaretti

 

Il grazie è reciproco, caro Lorenzo! Rimarrai sempre nel nostro cuore. (Michele Zanzucchi)

 

Studenti e cassonetti

«Scrivo per ringraziarvi del vostro instancabile lavoro per la rivista cui ora online ha aggiunto il pregio della tempestività. Un grazie doppio e speciale per la riflessione sulla Riforma Gelmini: anche per me martedì è stata una giornata particolare. Alle 8 della fredda mattina che seguiva una nevicata ci hanno accolti i cancelli sbarrati, lucchetti con serrature sabotate. I rappresentanti di Istituto che affannosamente invitavano gli studenti a raccogliersi in corteo per raggiungere Palazzo Nuovo, sede significativa dell’ateneo torinese da cui si sarebbe snodata la manifestazione. L’appello ha funzionato e quasi la totalità degli studenti si è mossa, chi più convinto e motivato, chi trascinato dal branco. Noi insegnanti siamo entrati a scuola a constatare il deserto e a scambiarci opinioni e considerazioni.

«Rientrata a casa, c’era il rischio di una reazione viscerale: giornata persa e chissà quei “pecoroni” come se la sono cavata e per l’ennesima volta non servirà a nulla. Però c’era il desiderio di elevare la reazione almeno fino al cervello e l’articolo di Città Nuova è giunto a proposito. L’ho “postato” su Facebook e l’ho spedito via mail. In poco tempo, arrivano i primi commenti e reazioni. Un semplice “mi piace” dice che la catena di mobilitazione del pensiero è cominciata e che è bello quando mezzi di discutibile utilità possono essere usati per costruire “uomini nuovi”.

«Ieri mattina ho potuto ribaltare l’esperienza su due mie classi: in aula PC i ragazzi sono rimasti un po’ perplessi al mio “stamattina facciamo lezione su Facebook”. Davanti all’articolo si è aperta una discussione profonda. È stato forte entrare nel loro linguaggio. per portarli a mete più alte, aiutandoli a riprendersi il loro cervello. Ho visto ragazzi coinvolti, il discorso si è allargato al valore della persona».

Bea Cerrino – Torino

 

«L’articolo di Michele Zanzucchi “I cassonetti sotto Città Nuova”, dedicato alla devastazione di Roma del 14 dicembre scorso, mi ha fatto pensare. I maestri che insegnano la “violenza, levatrice del progresso” pare che abbiano ancora il loro successo. Come evidenzia il papa nella Spe Salvi, molti spesso dimenticano che “la libertà rimane sempre libertà, anche per il male”.

«Avremo il coraggio di spiegare ai nostri figli che l’enorme debito pubblico dell’Italia priva loro, i loro figli e i nipoti del futuro che meriterebbero? Avremo il coraggio di spiegare che l’enorme debito pubblico dell’Italia è il prezzo pagato all’“Utopia”? Che mentre l’Unione Sovietica e l’Est Europa pagavano all’Utopia un tributo di morte, a noi in fondo è andata meglio perché quell’Utopia ci è costata “solo” un enorme debito pubblico?».

Paolo Mitri – Campobasso

 

Caro Mitri, ho dovuto tagliare con l’accetta la sua lunga ed interessante lettera: approfitto di nuovo dell’occasione per invitare tutti i nostri cari lettori ad essere brevi.

Nel merito, sono sostanzialmente d’accordo con lei. Ma l’emergenza è quella della disoccupazione giovanile, anche se l’eredità del socialismo reale richiederebbe un’analisi approfondita: non tutto era da buttare, non tutto quello che abbiamo fatto al di qua del muro era buono. La mancanza di prospettive per le nuove generazioni, la latitanza di un “senso” da dare alle proprie vite fanno sentire lontani mille miglia da loro i problemi dell’“Utopia”. I giovani hanno bisogno di risposte concrete, altrimenti il futuro sarà proprio nero. Per loro, ma già per noi.

 

Irlanda ed Europa

«Ho letto con molto interesse l’articolo sul periodo attuale dell’Unione europea (n° 24/2010). Condivido in pieno il pensiero del prof. Pelligra quando afferma che nella crisi di questi tempi gli Stati nazionali da soli non ce l’avrebbero fatta; senza le istituzioni economiche europee forti, integrate, non si va da nessuna parte. Sinceramente riesco a capire sempre meno i cosiddetti “euroscettici” che vorrebbero rialzare confini e tornare alle vecchie monete pre-euro. Per rintuzzare queste tentazioni di chiusura antistorica (che in momenti difficili possono trovare non pochi sostenitori) penso che a livello di Unione europea debba incrementarsi sempre più l’interdipendenza tra gli Stati membri, diminuire il potere dei Parlamenti nazionali e rafforzarsi la presenza unitaria Ue nel mondo. Ci vorrebbero uomini (politici e no) che sappiano guardare al di là della prossima scadenza elettorale, pensare in grande, promuovere progetti di largo respiro. In una parola, figure del calibro dei padri fondatori che nell’Europa distrutta e lacerata del dopoguerra hanno saputo, con coraggio e competenza, gettare le basi di un’utopia che oggi è concreta realtà».

Mario Ravalico – Trieste

 

Impegno politico

«Sento fortemente il desiderio di incoraggiare voi cristiani, che fate parte di un movimento quale i Focolari, a entrare in politica perché il bisogno è enorme e noi ci sentiamo in balia delle onde. Possibile che nessuno si faccia avanti? Che amarezza!».

Giovanna – Genova

 

Le apparenze ingannano. C’è tanta gente che già si impegna in politica, che si dà da fare per il bene comune, che crede che l’unità possa essere declinata anche in politica. Sia a livello nazionale che amministrativo. Il Movimento politico per l’unità sta operando alacremente in questa direzione, anche se le pastoie della nostra politica hanno nefaste influenze a tanti livelli. Dobbiamo sostenere chi si impegna a fondo.

 

A proposito di Marco Bettiol

«Quando ho conosciuto Marco (vedi Città Nuova n° 24/2010) ed ho cominciato a leggere le sue parole, le sue sensibilissime parole, è nata in me una sorta di ammirazione, come quando da bambini restiamo affascinati dalle personalità degli adulti, dei nostri eroi. Eppure circa trent’anni ci dividevano. Questo è stato Marco per me a scuola, una scoperta preziosa che ci ha dato-fatto il buon Dio. Ciao Marco. Il tuo prof. Luca».

Luca Limongelli

 

Facciamo la differenziata

«Abito a Zurigo da circa 10 anni, e qui potrei già terminare la mia lettera: gli svizzeri sono precisi per antonomasia, che altro aggiungere a proposito della differenziata? Proprio ieri ho ricevuto dalla città il libretto annuale di “supporto” per smaltire i rifiuti in maniera corretta e s’intitola proprio così: Supporto rifiuti 2011: smaltire i rifiuti non è mai stato così facile. I rifiuti sono catalogati in ordine alfabetico e per tipologia; di ognuno è dettagliata la provenienza, il grado di riciclabilità, dove e quando smaltirli, cosa può essere messo nei sacchetti di spazzatura “tassati” per l’indifferenziata. Non solo: insieme all’opuscolo arrivano dei buoni-sconto, se si consegnano materiali ingombranti e pesanti direttamente al sito.

«Dulcis in fundo, in un opuscolo a parte sono raccontate le attività e i progetti dell’azienda cittadina che si occupa dello smaltimento e del riciclo dei rifiuti. Tutto questo richiede forti investimenti, ma a mio avviso solo così crescono il senso di partecipazione e lo spirito di appartenenza e di tutela della città e dell’ambiente da parte di tutti».

Carla Teramo – Zurigo

 

Un ottimo complemento al “Primo Piano” di questo numero. Un grazie sentito alla nostra lettrice dalla Svizzera.

 

Iraq nel mirino

«Ho letto con molto interesse gli articoli del “Primo piano” dedicato all’Iraq (n° 22/2010). Gli articoli mi sono sembrati molto approfonditi e chiari nei contenuti, tranne che per un aspetto. Ancora una volta, quando si parla di Iraq, non si risparmiano le critiche all’amministrazione di George W. Bush, ma relativamente alla comunità cristiana irachena mai si fa cenno al fatto che uno degli esponenti di punta del regime di Saddam Hussein, il ministro degli Esteri Tareq Aziz, fa parte proprio della comunità caldea. Possibile che, relativamente a questo fatto, non ci sia mai nessuno che propone una qualche forma di autocritica per quanto successo?».

Nicola Miolo – Arco

 

La situazione dei cristiani in Iraq merita assoluto rispetto per il sangue versato. Erano in parte collusi col regime di Saddam? Forse, ma in ogni caso non avevano alternative. Certamente il regime di Hussein non era accettabile; ma nella politica bisogna fare i passi che portano ad un miglioramento della situazione, non ad un peggioramento.

 

Santi della Riforma

«Vorrei chiedere al sig. Pietro (pag. 78 di Città Nuova n° 24/2008), se ha mai sentito solo parlare di Dietrich Bonhoeffer, martire protestante del nazismo, tanto per fare un esempio. Glielo chiedo perché pare che la sua lettera venga da prima del Vaticano II. Mi sa che lei si deve preoccupare di tutta la Chiesa, sig. Pietro, non solo dell’abbagliato Movimento dei focolari. Mi sa che in paradiso la fila davanti a molti cattolici  sarà ben lunga…».

Giorgio Cantella – Cuneo

 

D’accordo sulla “difesa” dei testimoni eroici della Riforma, caro Cantella. Mi dispiace solo quella sua accusa al Movimento dei focolari di essere «abbagliato». Non capisco proprio, soprattutto in questo ambito ecumenico, in cui i Focolari sono sempre stati all’avanguardia.

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