La Posta di Città Nuova

Città Nuova e l’unità d’Italia

 

«Uno degli argomenti che sta molto a cuore al nostro presidente Napolitano è quello riguardante il Risorgimento e l’unità d’Italia che verrà ricordata nel 150° anniversario, nel marzo 2011. Anche a questo proposito, però, non mancano le polemiche e le visioni unilaterali. Così il semplice cittadino è bombardato da messaggi diversi e, a volte, opposti e non sempre ha la chiave interpretativa per orientarsi.

«Penso che per costruire il futuro, specialmente in questi anni in cui si parla tanto di federalismo, sia importante avere delle idee base chiare sul nostro passato, non tanto o non solo per capire come si sia arrivati all’unità, ma anche per capire come si sia proceduto, le scelte fatte per “fare gli italiani”.

«Per questi motivi propongo alla rivista, che è “votata” all’unità e che tanto si impegna nel trovare il positivo per costruire ponti fra idee e ideologie diverse (sono una vostra fedele abbonata e lettrice), di occuparsi dell’argomento, per una informazione, anche solo di base, più chiara e serena che possa servire da bussola fra la miriade di interpretazioni che ci viene offerta dai mass-media; sono sicura che fareste cosa gradita e utile e che i lettori vi ringrazieranno».

Liliana Speranza

– Verona

 

Cara lettrice, concordo con quanto lei scrive: per capire l’unità d’Italia, bisogna conoscere a fondo la sua storia, a cominciare dal Risorgimento, oggetto di feroci e spesso non obiettive discussioni. Ho comunque una buona notizia da darle. Il prossimo 18 settembre, a Loppiano (Valdarno – Firenze) organizzeremo un grande convegno proprio sull’unità d’Italia assieme all’Istituto universitario Sophia, alla cittadella di Loppiano e al Polo Lionello Bonfanti legato all’Economia di Comunione (veda a p. 80 il ricco programma di Loppianolab). Si parlerà di unità e di Italia, con il rigore morale e politico che pensiamo contraddistingua la nostra rivista e più in generale la riflessione che nasce dal carisma dell’unità. Anche lei è invitata. In ogni caso sulle nostre colonne quest’anno parleremo a lungo dell’unità d’Italia, sotto varie sfaccettature. È un tema che ci sta particolarmente a cuore.

 

Degrado urbano

 

«A proposito del “degrado urbano in Italia”, sottolineo solo che, valorizzando le nostre città, il turismo potrebbe rappresentare una inesauribile fonte di posti di lavoro, specie nella situazione attuale».

Mario D’Astuto

 

Nulla da eccepire. Talvolta noi italiani non sappiamo nemmeno quali grandi potenzialità abbiamo nel patrimonio artistico e culturale della nostra patria. Basta girare il mondo per rendersi conto che non esiste Paese come il nostro, in quanto a concentrazione di ricchezza paesaggistica e artistica.

 

Perdonare si può

 

«Ho letto sul n. 10 di Città Nuova la risposta alla nonna Calabrese a cui la ‘ndrangheta ha ucciso il nipote e che non riesce a perdonare. Concordo col commento e i consigli di don Tonino Gandolfo, e vorrei raccontare una mia esperienza. Avevo infatti una collega che sparlava di me e mi diffamava a largo raggio e io provavo per lei una grande avversione. Il mio confessore mi insegnò a percorrere, a piccoli passi, la via del perdono. Mi disse all’inizio che i miei sentimenti erano più che naturali; anche i salmi ne contengono tracce. Si può e si deve sfogarsi col Signore, dirgli tutto il nostro dolore, lo sdegno, la rabbia…

«Il secondo passo è “pregate per i vostri nemici”. Considerando le attenuanti, ci si accorge che certe persone sono vittime di un’educazione e di una mentalità perverse. Anche noi facciamo i nostri errori.

«“Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Non è facile dirlo con sincerità, ma è così che si vince un rancore che fa più male a chi lo cova che a colui verso il quale è diretto.

«Con la grazia dello Spirito Santo ho trovato le strategie per arrivare alla pace, all’amore e a un vero perdono. Sono felice e ne rendo grazie a Dio. Anch’io sono una nonna e prego per quella signora perché Dio le dia l’aiuto necessario».

Adriana Sellini

– Grosseto

 

Aperto la domenica

 

«In riferimento all’articolo “Aperto la domenica”, riconosco l’importanza di un riposo condiviso, perché la famiglia possa trovare momenti di unità per rinnovare e crescere nei rapporti interni alla stessa famiglia e con la realtà sociale nella quale vive, anche se resto perplesso sulle soluzioni prospettate. Se sono chiusi i centri commerciali, restano aperti ristoranti, bar sale cinematografiche ecc. E comunque c’è chi lavora per permettere ad altri di svagarsi.

«I riferimenti ai documenti della Settimana sociale del 2006 e alle indicazioni pastorali di alcuni vescovi mi sembrano inopportuni, se si considera l’attività commerciale che viene regolarmente svolta durante i giorni festivi presso santuari e centri di "spiritualità". Forse è sufficiente del buon senso».

Un lettore di Foggia 

 

Certamente il buon senso deve prevalere, e le soluzioni non sono tutte fatte, e probabilmente cambiano a seconda della cultura nella quale vengono applicate. Ma è il principio che va salvaguardato: il riposo non è un optional, soprattutto nelle nostre società stressate. Il riposo è soprattutto rigenerazione di quello spazio interiore che spesso ormai non conosciamo più.

 

C’è chi scende e c’è chi sale

 

«Il mondo ho capito che è fatto a scale, chi scende e chi sale… Ho letto l’editoriale su “Privilegi e privazioni”… Sono pienamente d’accordo con te. Ho vissuto i miei settant’anni con il tumulto e lo scontro mai sopito che non lasciava quasi mai del tempo per il dialogo. Tutti hanno partecipato alla distruzione dei valori costruiti con sacrifici nel tempo per ritrovarci una società che faccio fatica a dire umana.

«Oggi si danno tutte le colpe a Berlusconi. Non condivido certi suoi personalismi, ma che tutto ciò che fa sia male, ho i miei dubbi. La stampa è in mano a persone potenti e intoccabili che attraverso essa manipolano e condizionano. Noi siamo un segno profetico se siamo Gesù. Ma Gesù non ha attaccato il potere di Pilato. L’amore al nemico lo abbiamo dimenticato?».

Vittorio Lupidi – Latina

 

Caro Vittorio, condivido quanto dici nella tua lunga lettera che ho dovuto accorciare. Quella che il Vangelo ci indica – amore per la profezia, quindi disinteresse assoluto, e amore per il nemico, quindi carità assoluta – è una via difficile da percorrere. E costa. È quello che tentiamo di fare, assieme a te e alle centinaia di migliaia di persone che si riconoscono nel pensiero e nelle opere avviate da Chiara Lubich. Grazie Vittorio!

 

Scuse ai lettori

 

Nonostante la cura che cerchiamo di mettere nella preparazione della rivista, capitano a volte errori spiacevoli. Sul n. 12/2010, a pag. 73, sono saltate le ultime righe dell’articolo di Giovanni Casoli, che recitavano così: «Per parlare dell’immaginario con chi vorremmo sapesse ciò che proviamo». A pag. 32, la foto ritrae un pellicano e non un gabbiano, come erroneamente riporta la didascalia. Sul n. 13-14, nell’editoriale di Iole Mucciconi, il ministro Scajola risulta a capo del ministero delle Infrastrutture invece che dello Sviluppo economico. Ci scusiamo con i lettori e con gli autori.

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