La posta di Città Nuova

Città Nuova
Incontriamoci a Città Nuova, la nostra città

 

La nostra famiglia al lavoro!

 

Proprio così! Novanta “incaricati” di Città Nuova nei territori ci siamo incontrati il 5 e 6 giugno nella nuova sede del Gruppo editoriale in via Pieve Torina, a Roma. Se la famiglia sparsa sul territorio si incontra, non può non essere che festa, e festa è stata. Era la prima volta che l’incontro si svolgeva presso la nuova sede, e per tutti noi partecipanti è stata l’occasione di vedere, direi, di vivere insieme a chi giornalmente fatica per offrirci la possibilità di leggere la rivista, i libri, organizzare i convegni culturali, i viaggi.

Gli argomenti sono stati molteplici e impegnativi spaziando dalla possibilità di abbonarsi al web alla strategia da intraprendere interrogandosi sugli sviluppi a medio e lungo termine della rivista, e su quanto essa offre ai lettori. Le proposte che redazione e amministrazione, come traccia di discussione, avevano valutato, con dati alla mano validi erano varie; ma, essendo Città Nuova “un progetto chiamato fraternità” era necessario sentire “dal campo” ciò che chi ha aderito a questo progetto e lavora per la sua diffusione con impegno di energie, sia fisiche che economiche, proponeva.

Sono stati due giorni intensi e molto partecipati. La varietà delle realtà che da Nord a Sud, da Est a Ovest compongono l’Italia tutta, ha dato vivacità e ricchezza di contenuti per una linea editoriale sempre rispondente a quanto i lettori, elementi anch’essi attivi di questo progetto, desiderano.

 

Necessariamente si è affrontato l’argomento delle tariffe postali non più agevolate, cercando quelle soluzioni mirate al mantenimento qualitativo della stampa assorbendo i maggiori costi che bisogna sostenere. È stata individuata una soluzione che possa da subito affrontare l’emergenza e una soluzione da attuare per il prossimo anno.

Per concludere, la buona notizia: considerata la grande richiesta dei libretti del Passaparola, dal gennaio 2011 essi verranno offerti uno al mese; ovviamente chi si abbona continuerà ad avere un vantaggio economico.

Piero Santoro – Messina


Demenza puerile

 

«Vi scrivo in relazione all’articolo apparso su Città Nuova n. 10 “Merenda e prepotenza”. I genitori segnalavano un atto di bullismo subito dal proprio figlio. Ritengo che sia ingiusto definirlo “bullismo”: io troverei il coraggio di chiamare questo tipo di sopruso e di comportamento estremo “demenza puerile” (il contrario della demenza senile). Perché il bullo è Fonzie, quello che è un po’ gasato ma non fa del male a nessuno; la prepotenza e la violenza, invece, denotano un tessuto famigliare ridotto a brandelli.

«Mio figlio nel primo anno delle scuole medie è stato vittima di atti di bullismo da parte di un poveretto, il quale gli intimava persino di non andare in bagno. Come mio figlio mi ha parlato di questo soggetto, l’ho fermato fuori dalla scuola, dicendogli a chiare lettere che, se non avesse lasciato in pace mio figlio, mi sarei rivolta alle forze dell’ordine; subito dopo sono andata dal preside, che ha iniziato ad elencarmi tutte le difficoltà affettive che subiva quel "povero bullo" e che tutto sommato andava tollerato. Ho risposto al preside che nessun tipo di violenza può essere tollerato o capito e tanto meno giustificato».

Monica

 

Cara signora Monica, ho riassunto la sua lunga lettera per motivi di spazio. Ma la sostanza pare chiara: non si può tollerare nessun tipo di violenza. Su questo siamo d’accordo, a tutti i livelli. E la società, guidata dalle sue autorità, deve certamente evitare il ripetersi di tali atti. Ma per evitarli non basta la repressione, serve anche l’educazione. Se la prima è in fondo facile da mettere in atto, la seconda è invece opera di medio e lungo periodo. Richiede competenza, passione e anche soldi. Bisogna cioè investire sulla scuola e sulle strutture educative, come segnala anche il nostro Luca Gentile nell’art. a p. 16. Un applauso va a questo proposito alla premier tedesca Angela Merkel, che nella durissima manovra finanziaria da 80 miliardi varata in questi giorni dal suo governo ha tagliato tutto, compresa la difesa. Tutto, tranne educazione e ricerca.

 

Chiesa e cose

 

«In una recente trasmissione televisiva, con un’evidente volontà di screditare la Chiesa cattolica, è stato sottolineato che l’ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, Angelo Balducci, era stato nominato dal Vaticano amministratore dei beni di Propaganda Fide.

«Andrebbe sottolineato che Angelo Balducci era stimato dai governi di destra e di sinistra e anche la Santa Sede si era affidata a lui con fiducia. Anche la Chiesa talvolta deve fare i conti con i tradimenti di alcuni suoi membri o di personaggi con pochi scrupoli. Cristo stesso fu tradito e venduto per 30 danari dal suo apostolo Giuda».

Goran Innocenti

 

«Faccio riferimento alla trasmissione Report del 30/5, dedicata alla questione dell’8xmille e alla gestione dei beni e introiti ecclesiastici. A scanso di equivoci il titolo di testa recita: “Il boccone del prete”, un esemplare tributo al buon gusto e al rispetto per gli altri. Seguono triti luoghi comuni, come quello relativo a una Chiesa formata da docili e virtuosi fedeli e parroci, a fronte di un “altro clero”, servo di Mammona più che di Cristo. Le interviste presentate suffragano in gran parte l’idea di una Chiesa inguaribilmente venale, anche nei suoi momenti migliori. Ben poco si dice sulle opere di assistenza ispirate e gestite dalla Chiesa con le numerose associazioni di volontariato cattolico e le conseguenti ricadute sociali. Nulla trapela delle prestigiose iniziative culturali facenti capo alla Chiesa o di come vengono utilizzati gli introiti dei beni ecclesiastici».

Loris Bianchi

 

«La signora Gabbanelli, conduttrice di Report, così solerte nell’approfondire la gestione dei beni della Chiesa, ci dia un saggio del suo zelo riformatore, dandoci uno spaccato credibile dei criteri con cui vengono amministrate le risorse della Rai. Ci spieghi per esempio qualcosa sui compensi corrisposti al moralizzatore Santoro, all’irreprensibile Travaglio e al loro vignettista».

Fabiano Bermudez

 

La stagione apertasi nella Chiesa con lo scandalo pedofilia e con altri episodi di suoi membri che hanno tradito il messaggio e i comportamenti evangelici è salutare. Certamente c’è chi ne approfitta per attaccare la Chiesa e i suoi rappresentanti, talvolta in malafede e misconoscendo l’enorme capitale di atti positivi promossi da essa. Ma il dovere di conversione e l’ammissione degli sbagli commessi sono due atti doverosi. La «sporcizia» (espressione di Benedetto XVI) va spazzata fuori dalla Chiesa con energia e senza tentennamenti.

 

Sparare è un bene?

 

«Proprio mentre la stampa libera viene esposta al pericolo di sopravvivenza, il Giornale, diretto da Vittorio Feltri, ha fatto una prima pagina con il titolo “Israele ha fatto bene a sparare”. Le chiedo a cosa serve l’ordine dei giornalisti e perché la tanto osannata magistratura non si muove di fronte a una così chiara notizia di reato?». 

Antonio Castelli

 

Non è mai giustificabile sparare sulla gente. Punto e basta.

Feltri per il caso Boffo ha ricevuto una condanna da parte dell’ordine, a cui il direttore de “il Giornale” ha fatto ricorso. Ama sparare a zero. È il suo stile. La magistratura esiste per certificare se i limiti della legge vengono superati.

 

Bianco e nero

«A proposito di aumento dei costi, perché non stampare la rivista in bianco e nero? A me non dispiacerebbe. Ciao e buon lavoro».

Gabriele

 

Ormai i costi di stampa in bianco/nero o a colori non permettono risparmi sostanziali. Sono le tariffe postali ad essere eccessive (vedi il Primo piano di questo numero).

 

Limiti per le tasse

 

«Una signora rumena mi ha detto di aver saputo per caso che a cominciare dal 2009 il limite per pagare le tasse scende da 12 mila a 8 mila euro annuali. Non è una vergogna? Penso agli stipendi d’oro, alle pensioni d’oro… Ma la signora rumena è arrabbiata perché di questi cambiamenti di norme non ne veniamo informati. Chissà quante badanti che raggiungono gli 8 mila euro annuali non faranno la denuncia perché non sanno assolutamente di doverla fare! E poi cosa succederà? Saranno accusate e dovranno pagare delle penalizzazioni. La signora mi ha detto che in Romania la dichiarazione dei redditi dei lavoratori dipendenti viene fatta dal datore di lavoro. Quindi è normale nel loro Paese che tali lavoratori domestici siano disinformati».

Letizia – Cuneo

 

Il limite per non fare la dichiarazione e non pagare imposte è di 8 mila euro dal 2007. Non risulta sia mai stato di 12 mila euro. Anche in Italia le ritenute vengono fatte dai datori di lavoro e quindi, se i dipendenti non hanno altri redditi o detrazioni da far valere, non sono tenuti a fare dichiarazioni o a pagare ulteriori imposte. Il reddito delle badanti deriva da privati che non sono tenuti a operare le ritenute per cui vi è l’obbligo delle dichiarazioni e del pagamento delle imposte per tali contribuenti. (Antonio Ognibeni)

 

La bellezza in tv

 

«Che si sia oltrepassato il limite della dignità, piuttosto che solo quello della decenza, è sotto gli occhi di tutti. Ormai la tv non disdegna di farci vedere donne, ma anche uomini – e non solo ballerine/i – in abiti che dire succinti è puro eufemismo. Dalla bacchettona tv democristiana dove anche la cosa più innocua era al limite dello scandalo alla tv odierna, dove il “quasi” nudo è assoluta normalità, di strada se n’è fatta.

«Giovanna Melandri, deputata del Pd, ha proposto l’istituzione di un osservatorio sulla rappresentazione femminile nel servizio pubblico radiotelevisivo e il Parlamento l’ha approvato. La notizia è passata abbastanza sotto silenzio e quelle poche hanno riportato anche questa iniziativa nella “ideologizzazione”, mentre sentiamo che essa dovrebbe partire da altri presupposti, diciamo così, bipartisan».

Attilio Menos

 

Città Nuova online

 

«La presentazione delle novità di Città Nuova online mi ha lasciato alcune perplessità. Il mondo virtuale è facilmente raggiungibile ma ancora più facilmente viene abbandonato. Così appena trovo delle barriere, anche se il sito si presenta interessante, passo a un’altra fonte di informazione. Ho visto che molti giornali che avevano impostato la loro pagina web con abbonamenti poi vi hanno rinunciato.

«Mantenere e sviluppare una pagina web con sola pubblicità forse non sarà facile, perché essa è anche antipatica e non sempre compatibile con la cultura dell’unità. Ma temo che l’opzione abbonamento chiuda la Città Nuova online in un ghetto di sostenitori, mentre sta guadagnando una dinamica piacevole».

E.G.

 

Caro lettore, in realtà il sito resta gratuito nei contenuti della home page. Quel che cambia è che la pagina dedicata alla rivista online (la “fotocopia” della rivista cartacea, per intenderci) sarà in abbonamento. E chi si abbonerà alla rivista cartacea avrà comunque anche la password per il sito.

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