La Posta di Città Nuova

Città Nuova
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Lettura critica: a Chiari si può

 

Mai accontentarsi di una lettura superficiale dei fatti ma imparare a guardare la società da diversi punti di vista, a leggere i fatti e gli avvenimenti cercando di capire fino in fondo quello che veramente ci vogliono dire. È quanto cerca di insegnare ai suoi ragazzi Claudia Piccinelli, insegnante di lettere all’Istituto tecnico commerciale Luigi Einaudi di Chiari, in provincia di Brescia, un complesso con oltre 1500 studenti. I suoi sono quelli del triennio del Lac (liceo amministrazione controllo).

È così che Città Nuova, con altre riviste, è entrata nell’istituto da diversi anni, «e, quando ci sono le verifiche di italiano, la nostra prof ci segnala gli articoli utili di approfondimento – così ci raccontano Virginia e Giulia della 3a A –. “Pinocchio e le bugie del Grande fratello” (vedi Città Nuova n. 22/2009) ci ha aiutato ad esempio a mettere in relazione due programmi molto diversi tra loro con un aspetto in comune: l’aver fatto divertire il pubblico a casa. Con una sola differenza, Pinocchio ha fatto sorridere la gente per la sua ingenuità, mentre il Grande fratello per la falsità con cui mandava in onda scene di ragazzi immersi nel loro protagonismo».

Invece, sull’articolo “Il corpo: fatica, armonia e gloria” (vedi Città Nuova n. 22/2008), ecco quanto affermano Giulia, Andrea, Eliana, Luca e Martina, della 4a A: «La lettura del pezzo riguardante la donna e la strumentalizzazione del suo corpo, classificato come una merce da commercializzare, ci ha stimolato a un approfondimento dell’argomento e alla riflessione sulla immagine del corpo, specialmente quello femminile, che nella nostra società consumista punta più ad apparire che ad essere».

«“Dall’annuncio a Facebook” (n. 10/2009) – secondo Federica e Sara della 4a A – cerca di dare una spiegazione dell’enorme successo avuto da questo social network, facendo emergere un’idea inaspettata espressa dal papa durante la Giornata mondiale delle comunicazioni: anch’egli pensa che Facebook sia un buon mezzo di comunicazione e sviluppo delle amicizie».

Città Nuova entra in classe e si fa compagna di insegnanti e studenti cercando di offrire una informazione sobria e approfondita. 

Silvano Gianti

 

Manifesti in città

 

«Abito in un paesino dove, quando mi alzo la mattina ed apro la finestra, i miei manifesti sono la natura e la montagna. Quando sono costretto a vedere in città manifesti giganteschi, perché non si possono chiudere gli occhi come per la pubblicità in tv, sento che mi tolgono l’aria, il senso della libertà, oggi tanto invocata ed esaltata. Perciò, al di là di quello che i manifesti ti propongono, per me sono invadenti e abbruttiscono la città».

Pietro – Calciano (Mt)

 

Politici “normali”

 

«Dopo aver letto il n. 7 di Città Nuova, mi è rimasta una contentezza particolare perché mi sembra di conoscere un po’ di più Igino Giordani e di aver capito qualcosa di più del suo incontro con Chiara Lubich e della sua personalità. Grazie davvero, siate certi che sapete arricchire i vostri lettori!

«Sono affascinata dall’approccio alla politica del nostro Movimento dei focolari, perché ho visto persone cresciute nei partiti ora di fatto impermeabili, lontanissime dalle “persone normali” (c’è chi li definisce casta). Mi ha colpito una citazione del card. Martini: “Voi date gloria a voi stessi… e vi date gloria gli uni gli altri”, riferita da Gesù ai farisei. Io dico che sta a pennello a chi ha in mano la gestione dei beni comuni e non si rende conto che si potrebbe fare meglio di ciò che fanno… Non scrivo solo per criticare; io ed altri abbiamo provato a parlare a queste persone, a quelle che conosciamo da tempo e con sconforto abbiamo convenuto che non si rendono conto, non capiscono perché li disturbiamo e non li lasciamo lavorare».

Chiara Godina – Grugliasco (To)

 

Fortunatamente non tutti i politici sono come lei li descrive. In Parlamento, nei comuni, nelle regioni e nelle circoscrizioni c’è anche gente sinceramente impegnata per il bene comune, uomini e donne disponibili al contatto vero con gli elettori. Di tutti i partiti, gliel’assicuro signora Chiara, ne conosco non pochi.

 

Berlusconi e l’Eucarestia

«Sono alquanto perplesso dalla vicenda che ha coinvolto Berlusconi che, ostentandola bene davanti alle telecamere, si accosta all’Eucarestia durante i funerali di Vianello. Il tema è delicato e occorre trattarlo con profondo rispetto. Affidare questo tema alle telecamere e alle alchimie del diritto canonico rischia di lasciare ancor più confusione nella Chiesa.

«Così ho molta difficoltà a seguire il pur alto e qualificato parere di mons. Fisichella che afferma che Berlusconi, con la separazione dalla seconda moglie Veronica Lario, non vivrebbe più nel peccato. Tale affermazione rischia comprensibili reazioni: una prima sarebbe l’osservazione che il senso e la coscienza del peccato si andrebbe progressivamente intiepidendo visto che la vita pubblico/privata del nostro premier è alquanto discussa. Una seconda reazione riguarda la possibile diseguaglianza, spesso imputata anche alla Chiesa per altre vicende, tra chi è "forte" e chi non ha mezzi persuasivi altrettanto validi. Terza reazione possibile: cosa ancor più grave, c’è la possibilità di chi, interpretando la propria situazione simile al Cavaliere, si riavvicinerà all’Eucarestia motu proprio».

P. D. M.

 

Non possiamo entrare nel foro interiore del premier, nessuno può farlo. Bisogna sempre augurarsi che ognuno mantenga una vera capacità di conversione. Convengo però col nostro lettore sul fatto che argomenti di questa delicatezza andrebbero affrontati con serenità, soprattutto stando lontani dalle telecamere. La conversione autentica, insegnavano i vecchi manuali di teologia, rifugge la visibilità.

 

 

Un segno di riconoscenza

 

«Alcuni mesi fa ho subìto un intervento chirurgico presso una clinica di Perugia. Appena arrivata ho appoggiato sopra un mobiletto, vicino al mio letto, una copia della rivista Città Nuova con l’intento di leggerla e di riempire così in modo piacevole e distensivo gli eventuali e inevitabili momenti vuoti della mia convalescenza. Al secondo giorno della mia degenza mi si avvicina una operatrice della clinica per dirmi: “Lei è una focolarina!”. “Come lo sa?”. “Vedo Città Nuova”. Da qui nasce subito un dialogo e un legame di amicizia. Parliamo di noi, delle finalità, delle attività del movimento, nonché dei nostri incontri, per lei a Perugia, per me a Città della Pieve.

«Dopo qualche giorno viene a farmi visita Paola, un’altra focolarina di Perugia, mai vista e conosciuta prima, piena di attenzioni e di affetto nei miei confronti. Devo dire che per ragioni di forza maggiore, solo raramente potevo vedere i miei familiari e dunque la presenza di questi nuovi amici mi ha fatto sentire sempre in buona compagnia. Ora sto bene e non posso dimenticare quanto ho ricevuto».

Carmelita Taborgna – Città della Pieve (Pg)

 

Che la nostra rivista possa essere fonte di tanta gioia ci riempie di orgoglio. Grazie signora Carmelita!

 

Pedofilia e tv

 

«Sono pienamente d’accordo con chi già ha scritto a voi: si sta facendo uso di questa cosa triste della pedofilia per screditare tutta la Chiesa. Non credo che, pur essendo molto turbata, si possa quasi fare di ogni erba un fascio. Così non credo che si debba sottovalutare il fatto che questo problema sia presente perfino nella famiglia. Ho l’impressione che l’informazione sia predisposta in modo da concentrare la nostra attenzione su qualcosa che ci distolga da altri fatti, che ci metta in testa le idee già confezionate. Per questo ho collegato pedofilia a tv. E per questi motivi ho un pessimo rapporto con la tv che ci propina fattacci o violenze, o noiosissimi scoop proprio nelle fasce orarie di più diffuso ascolto.

«So che non è possibile, ma uno dei miei sogni è che tutta l’Italia non accenda più il televisore per almeno un mese, sostituendolo con letture, musica vera, chiacchiere intime e famigliari, ripristino del giocare a carte o a monopoli tutti insieme, prima di andare a nanna, magari dopo avere anche recitato una comunitaria preghiera. Le notizie necessarie si possono sentire (senza vedere terrificanti primi piani) alla radio e non più di una volta al giorno. Grazie per il lavoro che fate attraverso Città Nuova. Mi piace molto».

Mariagrazia

 

Si può continuare ad usare la tv con parsimonia e con responsabilità, dedicando nel contempo parte della propria giornata alle tante attività “costruttive” da lei elencate. La tv di per sé non è uno strumento di distruzione. Va solo usata bene, come ogni altro strumento. Dice un simpatico proverbio lituano: un coltello può servire per tagliare la corda a uno che si sta impiccando ma anche a pugnalare un proprio nemico. 

 

Due pesi e due misure

 

«Senza nulla togliere alla gravità degli abusi su minori da parte di alcuni preti, stupisce che a strumentalizzare questi casi per infangare tutta la Chiesa siano quei “circoli intellettuali" che l’autunno scorso difesero a spada tratta il regista Roman Polanski, chiamato a rispondere di innominabili sevizie ad una tredicenne. Perché due pesi e due misure?».

Vedran Guerrini

 

Aprendo gli occhi

 

«Stamattina aprendo gli occhi, ancora assonnata, ho gettato uno sguardo involontario sulla rivista posta sul mio comò: Città Nuova, leggo nel titolo. Ma guarda, ho pensato, chissà perchè Chiara Lubich è stata ispirata dando proprio questo nome alla rivista del suo movimento. E poi, mi sono detta: è proprio ora di avere città nuove, tutto rinasce nel piccolo della città, della comunità che, sulla scia delle prime comunità cristiane, siamo stati chiamati a ricreare. È dalla “città nuova” che nascerà l’umanità nuova. Anzi, una umanità nuova c’è già, c’è gia! Siamo noi! Guardiamo alle nostre città, già risorte, con occhi di lassù, già nuove, già rinnovate. È questa la vera novità, che bisogna far vedere, mettere sul moggio! Ho capito che Città Nuova è il programma della rivista. La sua missione.

«In ogni nostra città, Città Nuova sta costruendo la “città nuova”. E, nella città, si verificano tutti quegli eventi di carattere anche globale, in piccolo. Come ad esempio la multiculturalità, fenomeno più esemplare di oggi. La risoluzione delle problematiche che si affrontano nella città è adatta anche alle problematiche globali».

Emanuela Megli – Bari

 

Polacchi in lutto

 

«Mi ha colpito che il presidente russo Medvedev abbia aperto gli archivi sulla tragedia di Katyn, dopo la strage aerea che ha ucciso anche il presidente polacco, proprio nei dintorni di Katyn. Il dolore spesso provoca riavvicinamenti impensabili. Sarà così anche questa volta?».

P.L. – Barletta

 

Donna irreale

 

«Carissimi uomini maschi di Città Nuova, obbligato a dirvi il sussulto di gioia per la copertina della “donna irreale e stereotipata”… Ho sentito una commozione che sfiorava la gioia. M’è smebrato che insieme, donne e uomini di Città Nuova, abbiate messo le mani sul marcio che c’è nel mondo, ma anche sull’oro che pur esiste».

Bruno Druscovich – Roma

 

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