La Posta di Città Nuova

Convegni Città Nuova
Incontriamoci a “Città Nuova”, la nostra città

 

Come diventare amico di Città Nuova

 

In dieci punti tutti i passaggi necessari. Qualora se ne saltasse uno, non è detto che il successivo funzioni.

1. Quando arriva Città Nuova togliere il cellophane.

2. Metterla in un luogo strategico dove si prevedono momenti, pur brevi, di pausa.

3. Sfogliarla e leggere subito ciò che attira. Continuare in altri momenti con lo stesso criterio.

4. Segnalare alla redazione ciò che risponde alle nostre esigenze e ciò che, a nostro parere, necessiterebbe un approfondimento. In altre parole: ciò che ci piace e ciò che non ci piace. E proporre argomenti, esperienze, tematiche che ci stanno a cuore e che non troviamo.

5. Resistere alla tentazione di ritirarsi nel privato delle proprie idee perché, intanto… a chi interessano? Oppure: magari sono solo io a dirlo!

6. Chiedersi: questo articolo, questa risposta della rubrica a chi potrebbe interessare dei miei amici, colleghi, compagni di attività sportiva?

7. Dare gambe alle nostre idee. Non aspettare domani per farlo sapere. Così come ci si confronta sull’ultimo film o l’ultimo libro letto, comunicare l’interesse che un articolo ha suscitato in noi.

8. Telefonare allo 0696522200 o scrivere a rete@cittanuova.it per chiedere quelle riviste che ci hanno colpito per poterle passare ad altri. Anche numeri non più recenti. Città Nuova lavora sulla attualità lunga, e si possono trovare risposte di ieri ad interrogativi di oggi.

9. Impostare la propria pagina di apertura di Internet con il sito di Città Nuova. Come? Quando si apre il vostro motore di ricerca abituale, andare nella barra in alto e cliccare su “Strumenti” poi su “Opzioni Internet” e lì inserire come pagina iniziale www.cittanuova.it. Ogni giorno vi si troveranno notizie e commenti in tempo reale da condividere con altri, gli appuntamenti di Città Nuova sul territorio, i libri-novità della casa editrice, i blog a cui partecipare e tanto altro ancora

10. Indovinare senza leggere questo punto 10. Se funziona: complimenti: sei già un amico di Città Nuova! In caso contrario, continuare a leggere.

Proporre ad altri di diventarlo: l’abbonamento è la quota di iscrizione ad una comunità fatta di gente che vive e crede nella fraternità.

Marta Chierico

rete@cittanuova.it

 

 

In caso di emergenza

 

«Gli operatori delle ambulanze hanno segnalato che, in caso di incidenti

stradali, i feriti hanno con loro un telefono portatile, ma gli operatori non sanno chi contattare tra la lista interminabile dei numeri salvati nella rubrica. Gli operatori delle ambulanze hanno lanciato l’idea che ciascuno metta, nella sua lista dei contatti in rubrica, la persona da contattare in caso d’urgenza sotto lo pseudonimo internazionale ICE (In Case of Emergency) con il numero di telefono della persona stessa. In caso vi fossero più persone da contattare utilizzare la definizione ICE 1, ICE2… etc».

Mariannita Catarinella

 

Per una nuova impresa civile

 

«Ho letto il saggio L’impresa civile di Luigino Bruni e ho scoperto tante cose che non conoscevo. Il libro apre tante finestre sulla società, però è rivolto agli addetti ai lavori. Io sono ingegnere ed ho incontrato molta difficoltà nel seguire l’excursus del saggio. Ritengo che le idee espresse dovrebbero essere conosciute da tutti. Propongo a Bruni di scrivere una serie di articoli, da pubblicare su Città Nuova, che dicano dell’impresa civile e del modello di società che presuppone, in maniera più semplice e accessibile.

«Sono convinto che i cambiamenti sostanziali e la felicità pubblica, con l’attuale situazione politica, non si possono realizzare. Però, se ci poniamo un modello di società come meta da raggiungere, negli anni, si potranno realizzare tanti piccoli cambiamenti che tendono al progetto finale e più si va avanti e più diventa possibile concretizzare il modello sociale posto come riferimento».

Matteo Starace

 

Giriamo la proposta al nostro editorialista, anche se debbo dirle che negli ultimi tre-quattro anni non sono stati pochi gli articoli che parlavano di quest’argomento.

 

Nei consigli comunali

 

«Sento di confermare quanto riportato nella risposta di Carlo Cefaloni (“Consigli comunali senza cittadini”, Città Nuova n. 6/2010) al lettore che, dopo essersi impegnato ad essere presente alle sedute del consiglio comunale della sua città, si è scoraggiato ritenendola “una fatica del tutto inutile”. Di per sé non è importante la presenza dei cittadini alle sedute del consiglio comunale; lo può essere in occasione della discussione di argomenti particolarmente controversi ed importanti per la città; ma ciò che sempre più appare necessaria è invece la costante partecipazione dal basso, attraverso una rete attiva di cittadini che chiedano di essere informati, di potersi esprimere e di dare il loro contributo specifico nella fase preparatoria dei provvedimenti che li riguardano.

«Certamente, è vero che sono poco comprensibili il bilancio comunale e i piani urbanistici, ma, con l’aiuto di esperti e con una benemerita civica petulanza nel chiedere spiegazioni agli amministratori e agli uffici comunali competenti (è un nostro diritto!), le questioni si chiariscono. Ma anche se fossero restii al coinvolgimento dei cittadini, non per questo possiamo tirare i remi in barca se ci crediamo che attraverso il nostro impegno personale le cose gradualmente possano cambiare».

Mario Ravalico – Trieste

 

Ci fossero tanti cittadini come lei, caro Ravalico! Ma sappiamo che tra i nostri lettori sono migliaia coloro che credono, appunto, in una “città nuova”, una “cittadinanza nuova”.

 

“Trebisonda”, addio!

 

«Vi ringrazio di cuore per il vostro preziosissimo lavoro. Mi piacerebbe fare qualcosa per impedire o almeno manifestare tutto il mio sdegno per la decisione di interrompere le programmazioni di Trebisonda su Raitre. L’educativa trasmissione, che faceva un eccellente lavoro di filtro dei contenuti dell’attualità, con il Gt dei ragazzi, nonché di ampliamento del lessico con gli altri programmi, verrà presto sostituita dai soliti diseducativi cartoni animati giapponesi, i quali non contengono generalmente proprio nulla di interattivo, non violento, informativo, ecc. Cosa possiamo fare? Sapete a quale indirizzo poter mandare le nostre mail di protesta?».

Mariapia D’Angelo

 

Gentile signora Mariapia, l’indirizzo è questo: ufficiostampa@rai.it (metta in copia anche l’indirizzo melevisione@rai.it). Ci si può anche iscrivere al gruppo di Facebook “salviamo il Fantabosco dalla chiusura”. Speriamo che la Rai possa recedere dalle sue decisioni per continuare a svolgere la sua funzione di servizio pubblico, come facciamo presente nell’editoriale di De Beni..

 

Pillola RU486

 

«Tre giorni dopo le elezioni regionali i governatori non parlano già più di RU486. Segno che l’aborto chimico, paragonato al massimo ad un piccolo disturbo, mal si adatta ad essere silenziato come faccenda privata, che si risolve con una pillola e l’espulsione nel bagno di casa o dell’ufficio dell’embrione di un essere umano. I fautori della pillola RU486 "libera", in testa i radicali, vadano in Parlamento a esporre al Paese le ragioni per cui andrebbero allentati controlli e garanzie, lasciando a una donna, già sofferente, la valutazione su sintomi e problemi dei quali non può avere la conoscenza che ne ha il personale ospedaliero.

«È alla vita che dobbiamo far spazio per il nostro futuro di popolo in via di estinzione, non a una gelida chimica della morte».

Giancarlo Maffezzoli – Garda

 

Trasparenza e oggettività

 

«Grazie per la vostra e nostra posizione chiara sul conflitto di interessi, al presidente del Consiglio, al direttore del Tg1, uscita su Città Nuova online. Finalmente. C’è una oggettiva verità dei fatti e della Sono con voi».

Maria

 

Non ce l’abbiamo con nessuno, lo ripetiamo. Ma il conflitto d’interessi che crea accentramenti mediatici eccessivi in mano a personalità politiche è un “vulnus” della democrazia. Anche le ultime elezioni lo hanno dimostrato. Serve che le forze politiche arrivino ad approvare una legge adeguata. Ma quando?

 

Inserzione fraudolenta

 

«Ho spedito a dicembre la cartolina compilata alla Fondazione Marilena Ferrari (FMR) per ricevere, in regalo, il volume di Madre Teresa. Cartolina che era da strappare dal depliant arrivato all’interno della confezione. Sabato scorso è venuta a casa una signorina a presentare il progetto completo: Madre Teresa, più Imago Christi… Dopo un’ora a parlare di Madre Teresa, arte, chiesa, tecniche artistiche e tante altre cose, cos’è venuto fuori? Che il "valore artistico" dell’opera Imago Christi costa, di partenza, euro 10 mila, sì, proprio euro diecimila! E anche di più, e che la FMR chiedeva per questa opera solo 24 rate di euro 127 per pagare agli artisti che hanno lavorato…

«Voi avete visto il volume di Madre Teresa? Dopo tutto questo, mi ha detto che “dovevo ordinarlo”… Per rimediare, mi ha regalato un volume di San Paolo nell’arte, quindi, sapeva che poteva finire così.

«Mi ha detto che così come Città Nuova ha aderito a questo progetto, lo hanno fatto anche altre pubblicazioni… hanno ricevuto 60 mila!! cartoline compilate, per vendere 750 opere Imago Christi. Provate a pensare un momento, hanno 60 mila candidati per solo 750 opere…

«Sempre nel colloquio, c’è stato un messaggio non chiaro. Questa signorina voleva rendersi conto se noi come famiglia "meritavamo" di avere il volume di Madre Teresa, perché la FMR non voleva consegnare dove si possa speculare… come se fosse un regalo! Mi sono sentito preso in giro da una organizzazione che non esita a usare anche dei mezzi sacri per portare avanti un affare.

«Sicuramente Voi avete creduto a questa iniziativa. Ma, questa è una trappola per gli abbonati (ho anche dato il mio consenso per la privacy)… Per il futuro, vi chiedo cortesemente: dovete aver più cura, soprattutto perché Città Nuova è espressione del carisma dell’unità, affidato a Chiara Lubich».

Omar Alberto Braida

 

 Abbiamo avuto modo di rispondere direttamente al lettore ringraziandolo per questa segnalazione necessaria che dimostra la cura e la corresponsabilità dei lettori verso Città Nuova. Siamo profondamente dispiaciuti delle pratiche commerciali utilizzate dall’inserzionista. Si tratta di una casa d’arte molto conosciuta e referenziata che offre prodotti diversi dal nostro gruppo editoriale. Altre volte abbiamo concesso l’inserzione senza ricevere proteste simili a quella del nostro lettore. Diversamente da quanto scritto, Città Nuova non ha aderito ad alcun inesistente progetto, ma ha semplicemente concesso un’inserzione pubblicitaria. Abbiamo fatto presente queste lamentele al concessionario della pubblicità, riservandoci un diverso orientamento nel futuro.

Certo, dobbiamo riconoscere che la vicenda è paradossale per noi che ospitiamo, al momento, poca pubblicità sulla rivista, rifiutando per motivi etici anche inserzioni che sarebbero convenienti in un momento di crisi economica che pesa su tutti. Saremo contenti di offrire spazi pubblicitari sul periodico e sul sito web a realtà virtuose e positive che sicuramente potranno valutare la ricchezza del capitale sociale e di fiducia che sostiene e conferisce libertà e indipendenza a Città Nuova.

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