La Posta di Città nuova

Posta 17
Incontriamoci a “Città nuova”, la nostra città

 

“Vivere la città”: convegno a Varese

 

«Dobbiamo tornare a chiederci cosa sia il bene comune, troppo spesso confuso con il bene privato. La scelta giusta per questa strada è la partecipazione». Così si è espresso il sindaco di Varese, Attilio Fontana, intervenendo al convegno “Vivere la città”. Un appuntamento atteso e preparato con cura. Ne sono testimoni il vescovo e il sindaco invitati per condividere il progetto sin dalle sue prime battute.

Varie le associazioni del territorio coinvolte nella preparazione: dalla Croce Rossa Italiana, al Forum delle associazioni familiari e al Centro servizi volontariato. Al gruppo si è unito anche don Luca Violoni, responsabile della pastorale universitaria.

Il 2 giugno, davanti a 800 persone, Michele Zanzucchi, direttore di Città nuova, ha svolto una relazione sulla cittadinanza attiva e solidale per la costruzione di una città che sappia investire sui bisogni delle fasce più deboli della popolazione.

Su questo tema sono intervenuti l’assessore ai servizi educativi Patrizia Tomassini, la presidente della sezione femminile della Croce Rossa, Laura Sessa, il direttore del Centro servizi volontariato, Maurizio Ampollini, il presidente del Forum delle associazioni familiari, Giampaolo Martinelli, e don Luca Violoni. Tutti hanno sottolineato l’importanza di lavorare con i giovani, coinvolgendoli in esperienze di volontariato e di solidarietà: «Sembra che oggi si parli di giovani solo nei frangenti estremi di disagio sociale. Esiste, invece, tutta una realtà giovanile positiva che nella nostra città si può incontrare al di fuori dei luoghi istituzionali, nelle strade, nelle piazze».

Al termine del convegno, istituzioni locali, organizzazioni sociali e no profit hanno sottoscritto un patto per Varese che ha come principali obiettivi il superamento dell’indifferenza e la volontà di costruire un tessuto urbano vivificato dalla responsabilità e dalla passione civica. Il programma, steso su una pergamena, è stato firmato dai relatori ed è stato consegnato al sindaco: ad esso stanno aderendo altre realtà del no profit che ne condividono le linee guida.

Con tutti il cammino intrapreso continuerà per portare avanti un progetto di formazione alla cittadinanza attiva, particolarmente rivolto ai giovani.

Alma Pizzi

 

 Ma che informazione è?

 

«Siamo indignati per come vengono divulgate certe notizie dalla stampa negli ultimi mesi, dall’abbordaggio di alcuni pirati nel golfo di Napoli all’arresto di due anarcoinsurrezionalisti che stavano preparando attentati ai treni sulla linea adriatica.

«I cronisti si sono dilungati in particolare sui modi di operare di questi terroristi, rendendo di dominio pubblico come si sono preparati gli attentati istruendosi su Internet. Ora chiunque voglia imitarli sa come deve fare.

«La notizia dovrebbe essere data a nostro avviso così: “Le forze dell’ordine sono riuscite oggi ad arrestare due terroristi che progettavano attentati alle ferrovie”. Punto. Il resto non serve se non a creare insicurezza nella gente. Non si rendono conto che parlandone troppo si aumenta la delinquenza? Non c’è un’etica morale del giornalista? Non esistono limiti per lui?».

Nando e Nadia – Bolzano

 

Purtroppo i giornalisti sono costretti in brevissimo tempo a riempire le pagine e quel che ne consegue è sotto gli occhi di tutti. Ma non per questo possiamo fare di ogni erba un fascio. Purtroppo resta la forte impressione negativa che questo modo di confezionare la notizia induce nel lettore.

 

 

La clamorosa vincita al superenalotto

 

«A proposito della clamorosa vincita al superenalotto di Bagnone (Massa Carrara), secondo la mia forma mentis, il denaro eccessivo logora i rapporti umani e inaridisce e distrugge i sentimenti alati di un tempo. In altre parole, la ricchezza materiale sostituisce il bene morale e spirituale e rovina il senso della vita e dell’amore. Si perde il giusto equilibrio. Sappiamo tutti, in nome del dio quattrino, quello che è capace di mettere in atto l’uomo: delitti, atrocità, angherie, soprusi e cattivi costumi. Personalmente ho sempre detestato il gioco e le vincite, specialmente quelle stratosferiche. Nella mia vita ho cercato di vivere sempre dignitosamente, quasi come i monaci francescani, i quali dicevano: “Nihil habentes et omnia possidentes” (non abbiamo nulla ma possediamo tutto). Il sapore che scaturisce dai frutti del proprio sudore è più delizioso. La corsa “demoniaca” verso il denaro avvelena la nostra esistenza e non ci consente di raggiungere quegli obiettivi-benefici tanto sperati e sognati per una vita serena, ricca di valori umani e degna di questo nostro effimero passaggio terreno».

Franco Petraglia – Cervinara (Av)

 

L’amico Petraglia ci trova sostanzialmente d’accordo. Si potrebbe comunque aggiungere che resta l’opzione di usare tanta inattesa “fortuna” per condividerla con chi ha veramente bisogno. Sarebbe la cura migliore per liberare da tutte le angosce chi si è trovato inaspettatamente nel dilemma che la nuova situazione pone.

 

  

Il risparmio energetico riduce l’inquinamento

 

«Sono un abbonato da tanti anni (anche se quest’anno avevo dimenticato di rinnovare) e da sempre ho apprezzato la linea di Città nuova, che cerca di cogliere il positivo e il costruttivo. Per “aiutarvi” ad essere anche veri in questa ricerca, vorrei però farvi notare quella che mi è parsa una vera contraddizione.

«Sul n. 13, a pag. 45, c’è una pubblicità dell’Eni che recita, fra l’altro, “sia l’uomo a prendersi cura della terra” e parla di “più importanti indici di sostenibilità”. Vorrei farvi notare che, invece, proprio l’Eni sta compiendo, da anni, veri e propri crimini, in Nigeria, nel delta del Niger. Come documentano seriamente la trasmissione Report di Raitre e altri documentari e periodici, l’Eni in Nigeria è colpevole di un inquinamento del suolo e delle acque che sta minando le stesse fonti di sussistenza della popolazione locale: le acque, gli allevamenti di pesci, ecc. Oltre ciò, sempre in Nigeria, sta anche sfruttando la popolazione e, in accordo col governo locale, sta facendo promesse di contribuire alla costruzione di strade, ospedali e scuole che, invece, sono rimasti sogni incompiuti, ormai da diversi anni».

Maurizio Melchiorre – Ciampino (Roma)  

 

La pubblicità cui lei si riferisce è un semplice invito a risparmiare energia per inquinare meno. Quindi imparando a consumare meglio. È una verità in sé lapalissiana che però stenta a entrare nelle pratiche consuete dei comportamenti di molti.

La sua lettera però sembra voler dire: «Da che pulpito viene la predica», accusando l’Eni dei più gravi inquinamenti prodotti in Nigeria. Su questo argomento, come in altri analoghi casi, si è sentito dire tutto e il contrario di tutto. C’è chi accusa l’Eni, come lei sostiene, e chi sembra dire “prendete esempio dall’Eni”, per rispettare l’ambiente. Certamente c’è del vero in certe accuse. Se dobbiamo da parte nostra ribadire che l’invito al risparmio energetico di quella pubblicità ci trova consenzienti, nello stesso tempo dobbiamo ricordare come sia assolutamente necessario ridurre l’inquinamento da petrolio, a cominciare dalla Nigeria, dove gli interessi delle grandi compagnie e del governo non coincidono con quelli della popolazione locale soggetta all’inquinamento.

 

 

Quel certo andazzo anticristiano

 

«Carissima Città nuova, mio nipote di sette anni mi ha raccontato di aver visto in tv, assieme ai suoi fratelli più grandi, un cartone animato dei Simpson e di essersi molto rattristato. Un episodio, infatti, raccontava di alcuni ragazzi che stavano litigando; ad un certo punto una statua della Madonna si è animata e si è inserita nel litigio e, picchiando i ragazzi, ha posto termine alla lite. Un altro episodio rappresentava Gesù in Paradiso che, circondato da giovani e adulti, parlava dicendo tante parolacce…

«Il commento del mio nipotino è stato: “Va bene che la Madonna sia scesa dal piedistallo, ma è impossibile che picchi qualcuno; mi aspettavo che calmasse la rissa portando l’amore! E poi non parliamo di Gesù che dice parolacce! È impossibile!”.

«Da parte mia sono rimasta profondamente colpita, ritenendo che mi abbia raccontato la verità».

Silvia Chellini

 

Purtroppo è vero quanto lei denuncia: anche prodotti editoriali simpatici, come quello da lei citato, non si sottraggono all’andazzo dominante che è quello di mettere alla berlina la fede cristiana. Ogni commento è superfluo, perché questi episodi si commentano da soli.

 

 

 

Una maestra speciale

 

«Sono una ragazza di Mantova, alla quale è stata consegnata da un’amica di famiglia una copia della vostra rivista, la n. 8 del 25 aprile 2009; questo non a caso, perché Ivana voleva che leggessi le pagine di “Una nonna racconta… Per colmare quel vuoto”, la storia, il coraggio, la fede di Francesca, nella quale ho riconosciuto la mia maestra delle elementari. Aveva accompagnato me e i miei compagni fino alla classe terza; poi, ahimè, era andata in pensione. Ricordo il mio dispiacere e la sua mancanza all’inizio del nuovo anno scolastico… perché era una maestra speciale, innanzitutto mamma per noi piccoli, soprattutto per chi come me la mamma la salutava al mattino davanti a scuola e poi fino alla sera non l’avrebbe più rivista a causa del lavoro. Ricordo un rapporto speciale con questa persona, la sua dolcezza, il suo sostegno. Quanto era grande il bene che volevo alla mia maestra. Nonostante questo, gli anni sono passati, senza purtroppo aver mantenuto un rapporto costante, ma senza cancellare il ricordo affettuoso di lei.

«Il 27 settembre 2008 mi sono sposata. All’arrivo in auto davanti alla chiesa, mia madre richiama la mia attenzione indicandomi una persona in lontananza. Non ho avuto nemmeno un dubbio, era lei, Francesca… lì con me, in uno dei giorni più importanti della mia vita. Quanto ho pianto nel rileggere tutte le mie letterine che mi aveva fotocopiato e portato al matrimonio, le aveva conservate per tutti questi anni. Ancora una volta l’avevo sentita vicina come una mamma. Ancora adesso ogni mese trovo nella cassetta delle lettere puntualmente una busta contenente la “Parola di Vita”, mi scrive sempre due righe, a volte solo due parole, ma sono come un abbraccio che ogni mese mi avvolge.

«Ora voglio pubblicamente ringraziare Francesca e la sua famiglia per aver condiviso la loro storia, per essere esempio di coraggio e amore, per averci fatto sapere che al mondo esistono tutte quelle splendide persone che offrono loro l’aiuto di cui hanno bisogno, per averci ricordato che il mondo non è così brutto come sembra e che la vita è un dono così prezioso».

Davina Scazza – Borgoforte (Mn)

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