La posta di Città nuova

Email da un ragazzo del Sichuan

 

«Quando ho saputo del terremoto in Italia, mi sono sentito molto triste. Mi è parso incredibile che un tale disastro si sia verificato ancora, dopo che in Sichuan ne abbiamo sofferto un anno fa. Forse l’Italia è troppo distante dalla Cina e dai cinesi, forse molte persone attorno a me pensano che ci sia troppa attenzione verso questo terremoto ed altri ritengono che non li riguarda affatto. Tuttavia io penso che siamo tutti figli di Dio e siamo una famiglia e che dovremmo amare Gesù negli altri. Ma qual è il significato di famiglia? Non sono parte di essa solo i nostri genitori, i nostri parenti e i nostri connazionali, ma ogni persona del mondo, indifferentemente dal colore della pelle. Con il progresso e lo sviluppo in atto, il mondo sembra essere un unico villaggio e noi non siamo estranei gli uni agli altri. Anche se io sono a Chengdu (la capitale della provincia del Sichuan), posso comprendere il vostro disastro. Non so esattamente cosa è successo, ma mi sento molto triste. Credete nelle parole di Chiara: “Tutto andrà per il meglio”. Forse l’estensione dell’area del terremoto del Sichuan è piuttosto rara, con così ingenti danni materiali e spirituali. Tuttavia li abbiamo superati. Ora siamo felici e stiamo costruendo un ottimo futuro. Anche voi potete superare il trauma. Ora siamo mano nella mano, cuore per cuore, per mostrare l’amore. L’amore può far superare ogni disastro. Stringiamoci le mani e affrontiamo il terremoto con un sorriso».

Joseph – Chengdu (Cina)

 

 

 Più omogeneità al Parlamento europeo

 

«Tra poco più di un mese saremo chiamati a votare per il rinnovo del Parlamento europeo; in Italia abbiamo assistito recentemente ad una sorta di tira e molla poco edificante tra i partiti per definire con legge il nuovo sistema elettorale (soglie, sbarramenti, appartamenti, ecc). Mi chiedo perché il sistema per eleggere i parlamentari europei non debba essere lo stesso per tutti i 27 Stati dell’Unione e non possa essere adottato dallo stesso Parlamento europeo; perché gli Stati membri non si accordano in tal senso? Analogamente, perché le indennità dei parlamentari europei non vengono fissate in modo uguale per tutti, a prescindere dallo Stato che rappresentano? Tra l’altro – non vorrei essere tacciato di qualunquismo – mi sembra che gli italiani a Strasburgo abbiano le indennità più alte in assoluto».

Mario Ravalico – Trieste

 

La sua proposta è dettata dal buonsenso e ci sembra condivisibile. Ma difficilmente sarà adottata.

 

 

 

 Obama fra luci e ombre

 

«Ho letto l’articolo “Obama internazionale” di Giovanni Romano. Condivido con l’autore che l’intangibilità della vita, che è un principio fondamentale, va affermata in tutte le sue fasi (nascita, esistenza e morte) e che una politica per la vita deve essere perciò giudicata da un insieme ampio di scelte e decisioni”; ma non condivido il fatto che non vada giudicato anche un singolo atto se quell’atto porta alla soppressione della vita. Penso che il rispetto della vita debba essere fin dalla sua origine alla base di ogni politica che si voglia dire in favore della vita, altrimenti qualsiasi altro provvedimento perde valore. A me risulta che Obama abbia anche riammesso la cosiddetta “nascita parziale”, cioè la possibilità fino agli ultimi mesi di gravidanza di intervenire sul feto con un intervento intrauterino sul cranio del nascituro sopprimendone la vita in modo tale che nasca morto.

«Penso che le molte luci di Obama possano fare poca luce con un’“ombra” così grande. Mi ricordo ancora le parole di Giovanni Paolo II: “America, se vuoi la pace, difendi la vita”».

Costanza – Cascina (Pi)

 

Alcune delle luci che hanno brillato durante la campagna elettorale di Obama, suscitando anche in noi una forte simpatia per il giovane candidato di colore alla presidenza degli Stati Uniti, sono state di recente appannate da alcune ombre costituite dalle sue posizioni sulle questioni etiche.

Ci auguriamo che, così come sembra deciso a inaugurare una nuova era che veda tutelata la salute di tutti i ceti sociali, Obama capisca che analoga tutela deve essere riservata alla vita in tutte le sue fasi. Peraltro, dopo il suo recente viaggio in Europa, altre luci si sono accese per la positività dei suoi discorsi, ben più concilianti di quelli del suo predecessore. Si può bene sperare.

 

 

 

Don Enzo di Nomadelfia

 

«Voglio dar testimonianza della partenza per il Cielo, il 2 marzo scorso, di don Enzo di Nomadelfia, secondo successore di don Zeno. La sua paternità è stata per 24 anni il punto di riferimento per continuare la rotta tracciata da don Zeno. Il suo nome di battesimo è Luigi, ma don Zeno gli impone il nome di Enzo per ricordare un giovane seminarista ucciso dai nazifascisti. Da allora per tutti è stato don Enzo. Il 15 gennaio 1981, mentre don Zeno stava morendo, don Enzo con alcuni figli di Nomadelfia aveva incontrato, in maniera imprevista e provvidenziale, Giovanni Paolo II, e avevano pregato insieme per il fondatore di Nomadelfia. All’inizio del 1985 don Enzo era eletto come secondo successore di don Zeno e per diversi anni è stato contemporaneamente anche parroco di Nomadelfia. È difficile ricordare in poche parole l’importanza di questi anni per Nomadelfia. Basti ricordare che Nomadelfia ottiene l’approvazione della Costituzione da parte della Santa Sede e ha la gioia di accogliere il Santo Padre Giovanni Paolo II, il 21 maggio 1989. La fede di don Enzo, il suo legame con la Chiesa e con don Zeno sono stati la roccia sicura per i “nomadelfi” in questi anni. E il punto di partenza per l’avvenire».

Paolo Pani – Grosseto

 

Ci uniamo al ricordo di don Enzo, sapendo anche il legame che da sempre unisce Nomadelfia ai Focolari sin dai tempi di don Zeno. La testimonianza di questi uomini di Dio non cesserà mai di portar frutto.

 

 

 

 

 

 

Alessandro e la sua Latina

 

Veniva da Latina, Alessandro. Un giovane normale, quieto e inquieto nel contempo, assetato di verità e di carità. Fino alla morte, avvenuta nel giorno dei morti del 1990. Fino all’eco che non finisce della sua memoria.

«In quegli anni – è il suo stesso racconto – un conoscente mi abbonò a una rivista di cultura e di attualità: Città nuova. Vi scorsi un linguaggio insolito, pulito, rispettoso dell’idea altrui. Queste letture mi facevano intuire una visione delle cose per me nuova, non settaria, non parziale, non interessata. In quelle righe coglievo un’apertura, un respiro di gran lunga al di sopra di quelle stupide contrapposizioni di parte alla quale ero abituato nei tanti avvenimenti e scontri della mia scuola».

Erano gli anni Settanta. Alessandro era nato nel 1957, oggi avrebbe 52 anni. Nel suo racconto continuava così la sua analisi della nostra rivista: «Leggendo e rileggendo quegli articoli, mi si spalancarono dinanzi agli occhi le terribili problematiche dell’emarginazione, degli abbandonati, degli ultimi. Perché questi argomenti non venivano affrontati nelle affollate assemblee della mia scuola, venendo escluse in quanto “particolarismi che distoglievano dal vero problema politico del potere”? Ma poco importa, la storia dirà… Intanto, come conseguenza di tali letture, mi sentivo impacciato nel rimanere con le mani in mano, senza far niente per cambiare le cose».

 

La parrocchia dell’Immacolata, nel centro di Latina, era il suo primo campo d’azione. Lo rispettavano tutti, le ragazze non lo perdevano di vista, era un ottimo partito, suor Emilia se lo teneva stretto per le sue innumerevoli iniziative coi giovani e i ragazzi, gli amici non potevano fare a meno di lui. Ma Alessandro un bel giorno piantò tutto e tutti – fisicamente, perché mai dimenticherà una sola di quelle persone – per seguire Dio. Morirà di “sla”, dopo una malattia in fondo non troppo lunga, accompagnata da chi condivideva la sua sete di fratellanza, universale e particolare.

Il 29 marzo scorso, nel giorno del suo compleanno, la parrocchia dell’Immacolata, e in particolare padre Fabio, attuale parroco che fu allievo di catechismo di Alessandro, ha dedicato a lui la cripta della chiesa.

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