La posta del direttore

CI HA SPINTI A CAMBIARE IL MONDO Già dalla mattina presto ero in fondo a via della Conciliazione e quando l’ho visto arrivare non sono riuscita a trattenere la commozione. L’ultima volta che avevo pianto c’era mio padre in ospedale e gli avevano diagnosticato un tumore ai polmoni… Cosa poteva scatenare una reazione simile? Insomma, io con Dio e la chiesa ho un rapporto da sempre, per dirla con un eufemismo, difficile… Il papa penso di non averlo mai davvero conosciuto. Solo un anno fa non mi sarei mai sognata di svegliarmi alle 3.15 di notte con l’angoscia di non riuscire ad arrivare lì, sotto ad un maxischermo in mezzo a tanta gente che addirittura veniva da posti del mondo lontanissimi e aveva dormito (si fa per dire) per strada, con la sola voglia di dire a quell’uomo ci siamo anche noi e ti accompagniamo con la preghiera. Giovanni Paolo II ci ha spinti a non aver paura e a tentare di cambiare il mondo, quel mondo che per tanti anni non mi piaceva. Forse ho pianto perché ho paura di non farcela? Forse. Ma di certo alcune di quelle lacrime erano di gioia. Penso di non aver mai pregato in vita mia come quella notte. Roberta De Carolis – Roma HO FATTO MIEI I SUOI INSEGNAMENTI Sto per recarmi in piazza San Pietro, dove fra alcune ore passerà la salma del papa nella traslazione dall’aula Clementina alla basilica. Già venerdì sera, ero stato alla basilica di San Giovanni in Laterano per la messa celebrata dal card. Ruini, per poi ritrovarmi a vegliare nelle notti di venerdì e sabato in piazza San Pietro. Nel cuore sento come un vuoto per la perdita di una delle persone che ha segnato più profondamente la mia vita, specie in questi ultimi anni. Per via dei miei studi e dei rapporti con la Pontificia accademia per la vita, ho avuto modo, infatti, non solo di approfondire la conoscenza degli insegnamenti del papa nel campo della morale e della bioetica, e di formarmi ad essi, ma anche di poterlo incontrare alcune volte in udienza privata. Il ricordo indelebile è quello del suo sguardo profondo, che arrivava dritto all’anima e la portava all’incontro con Dio. Ma insieme al dolore c’è anche una grande gioia per sapere che ora abbiamo un santo in più in Cielo, a cui chiedere grazie, e dal quale essere sempre accompagnati e assistiti nel cammino di tutti i giorni. Andrea Virdis – Sassari QUELLE FILE CHILOMETRICHE AVEVANO UN SENSO Andare a vedere il papa per l’ultima volta: ho sentito forte dentro di me questa necessità e, senza darmi una spiegazione, eccomi mercoledì di buon mattino già in fila insieme a migliaia di pellegrini. Durante l’intera giornata ho modo di condividere con chi mi sta accanto la fatica, ma anche quanto ognuno ha nel cuore e l’ha spinto ad essere lì. È straordinario! Intorno alle 20,00 raggiungo, finalmente, piazza San Pietro. Ci dicono che, forse, riusciremo ad entrare in basilica intorno alle 24,00. Nelle ore successive mi ritrovo spesso a riflettere su quanto vissuto e tra le altre cose mi chiedo: Perché era necessario essere lì, a San Pietro? Per gridare al mondo chi era Giovanni Paolo II: un uomo che ha reso le parole di Gesù vita vissuta! Per dirgli grazie … Grazie perché con le parole pronunciate nella straordinaria Gmg del 2000 mi ha fatto ridire il mio sì a Gesù anche se seguire Dio, a volte, significa percorrere una strada in salita. Non sono riuscita ad entrare in basilica, ma il mio essere stata in fila voleva esprimere tutto questo! Adesso, nella quotidianità, dovrò far vedere che quelle file chilometriche avevano un senso… Corrada Bonelli – Locri NON RIUSCIVO A CAMBIARE CANALE Ero ammalato a Bologna e ho pregato per il papa offrendo le mie linee di febbre (40! per due giorni)… Ho guardato in tv su Sat2000 la fila interminabile di persone che andava davanti al papa, senza riuscire a cambiare canale. La trasmissione più incollante della storia dei mezzi di comunicazione… Risentivo alcuni suoi discorsi ascoltati dal vivo tanto tempo fa, di cui magari avevo dimenticato la forza, il coraggio (come quando è andato ad Agrigento a dire ai mafiosi che verrà il giorno del giudizio anche per loro). Che grandi cose fa Dio con quelle persone che lo amano e lo seguono incondizionatamente. Pensa ad un papa con il Parkinson… che riesce a parlare ai cuori di tutte le persone. E che risposta adesso, non soltanto da noi credenti, ma anche dai miei amici che credono in altre cose. Certo cerchiamo di scavare nei nostri cuori ed anche di aiutare tutti a fare altrettanto. Emanuele Casarotti – Bologna NON POSSO VENIRE, PORTATEMI DA LUI Non sapete quanto vorrei essere li a Roma presente in questi giorni. Ma anche da qui l’intensità con la quale si è salutato Giovanni Paolo II il Grande è stata fortissima. Ieri c’è stata una messa in suo onore e vi devo dire che ho avuto i brividi dall’inizio alla fine; la cattedrale di Granada era stracolma di gente e soprattutto di giovani. Ieri ho capito quanto grande sia stata la sua opera. Chi andrà al funerale mi porti da lui nel cuore!. Lorenzo Lanari – Granada SONO ORGOGLIOSA Lui è il papa della mia generazione, una persona molto speciale, la figura di un Padre, della misericordia, dell’amore misericordioso di Dio che è Amore, che perdona tutto. Un’anima aperta, ecumenica. Ho sentito l’orgoglio della mia chiesa per questo papa, che non ha avuto la vergogna di chiedere scusa per gli sbagli della Chiesa cattolica lungo i secoli, che ha fatto vedere a tutta la chiesa la bellezza dei movimenti. È stato per me una grande rivoluzione per la chiesa e per il mondo. Dusinei – São Paulo MI RESTA DA VIVERE QUANTO MI HA INDICATO Metà della mia vita è trascorsa durante il pontificato di Giovanni Paolo II. Da lui, nei numerosi incontri qui in Polonia, ho imparato il coraggio e la fede. Instancabilmente ha mostrato al mondo il significato della solidarietà che costruisce la fraternità tra gli uomini. Ha lasciato questo messaggio come compito per il terzo millennio. Come grande Pellegrino ha svelato il volto più profondo della chiesa: un Corpo solo vivificato dallo Spirito. Con questo senso di immensa gratitudine, dopo ore di viaggio per arrivare in tempo, e ore di attesa in piazza San Pietro, ho potuto rendere omaggio all’uomo Wojtyla e al vicario di Cristo. Adesso non resta che approfondire e vivere quanto mi ha indicato. Zofia Stepniewska docente dell’Università Cattolica di Lublino – Polonia HA FATTO DI TUTTI DEI FRATELLI Se ne è andato qualcuno diventato uno di famiglia. Con mia figlia Ola eravamo felici di averlo potuto incontrare durante il suo pellegrinaggio in Ucraina. Con il suo Non abbiate paura ci ha tirato su il morale e ci ha dato forza per sostenere le trasformazioni che sono avvenute più tardi qui in Ucraina. È difficile dire come sia grande il contributo di quest’uomo nello sviluppo dell’umanità. Lui ha parificato il mondo, ha fatto di tutti dei fratelli. Oksana Maryszkiewicz docente dell’Accademia delle Scienze dell’Ucraina – Leopoli CARO PAPA, SONO GIULIA… Sono una bambina di 10 anni, ed ora sono nella mia classe con il forte desiderio di scriverti una lettera per raccontarti i miei ricordi su di te. Ricordo ancora quando, in una domenica mattina, cercavi di far volare due colombe che, vedendo in te la luce della vita, non volevano allontanarsi, ma rimanere al tuo fianco. Io e altre mie compagne facciamo parte delle gen 3, con Chiara Lubich, una persona a te molto devota, che ti aiutava a predicare la pace, l’amore verso il nemico, l’amore reciproco e l’uguaglianza tra i popoli nel mondo… Sei stato tu una delle persone più importanti della mia vita. Giulia Panzanella – Isola del Liri HA DATO UNVOLTO ALLA MORTE Sento che l’ultimo messaggio di Giovanni Paolo II è stato quello con cui è riuscito a dare un volto alla morte. E chi meglio di lui poteva farlo sfruttando i mezzi di comunicazione che lo assediavano? Nessuno, credente o ateo, ha potuto rifiutare di prestargli ascolto. Quella morte che tutti i mezzi di comunicazione hanno fatto uscire dalla porta, Giovanni Paolo II l’ha fatta rientrare da quella finestra a cui si è affacciato muto; con dignità e amore. La morte non deve farci paura. Una nuova porta si aprirà per ciascuno sull’eternità e Giovanni Paolo II ci ha fatto intravedere la sua. Grazie, Giovanni Paolo II, grazie di esserci stato fino in fondo. Umberto Parisi – Reggio Calabria IL GRAZIE DEI LETTORI A GIOVANNI PAOLO II C’era da aspettarsela una pioggia di lettere come quella che sta giungendo in redazione con le impressioni dei lettori sugli eventi di questi giorni riguardanti la morte del papa, la sua eroica testimonianza di vita e il tributo di riconoscenza da tutto il mondo cui abbiamo assistito. Non solo brevi lettere – come continuiamo a chiedere, per poterle pubblicare nella corrispondenza -, ma veri diari e toccanti resoconti. Potremo dunque soltanto ringraziare ciascuno e limitarci a pubblicare un saggio di questo eccezionale contributo.

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