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In profondità > Chiesa cattolica

La porta della misericordia

di Costanzo Donegana

- Fonte: Città Nuova


Il Giubileo straordinario della misericordia ci permetterà di entrare nel messaggio centrale del Vangelo per diventare autenticamente cristiani, seguaci di quel Gesù di Nazaret, la cui «persona non è altro che amore, un amore che si dona gratuitamente»

Porta santa della basilica di San Pietro

Papa Francesco ha indetto il Giubileo Straordinario della Misericordia. Straordinario perché? La risposta più semplice è questa: non corrisponde alla cronologia normale dei Giubilei, che si è attestata in tempi recenti su una frequenza di ogni 25 anni, anche se nel secolo scorso ci sono state varie eccezioni. Ma credo che la straordinarietà possa essere trovata anche – forse soprattutto – nel tema scelto: la misericordia e l’enfasi che papa Francesco ha voluto darle. È evidente fin dalle prime righe del documento (bolla) di indizione: “Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre. Il mistero della fede cristiana sembra trovare in questa parola la sua sintesi”.

Sinceramente, ci troviamo davanti a una novità, magari non assoluta, ma bisogna riconoscere che i cristiani e la Chiesa non hanno sempre dato alla misericordia il posto che si merita. Anche ora. Altrimenti, perché papa Francesco avrebbe dovuto alzare così il tono della sua voce per ricordarci la centralità della misericordia nella nostra vita personale e comunitaria?

Questo Giubileo straordinario (che andrà dall’8 dicembre 2015 al 20 novembre 2016) costituirà un’occasione – meglio, una grazia – per i cattolici e la Chiesa per diventare autenticamente cristiani, seguaci di quel Gesù di Nazaret, la cui “persona non è altro che amore, un amore che si dona gratuitamente…Tutto in lui parla di misericordia”.

Siamo invitati a convertirci veramente e radicalmente, non solo lasciando il peccato e i nostri difetti, ma anche passando da un cristianesimo di opere buone, di organizzazione, di pratiche religiose, di giustizia legalista a essere “cristiani”, cioè a “essere”. “Tutto dell’azione pastorale della Chiesa dovrebbe essere avvolto dalla tenerezza con cui si indirizza ai credenti – richiama con lucidità il papa -; nulla del suo annuncio e della sua testimonianza verso il mondo può essere privo di misericordia. La credibilità della Chiesa passa attraverso la strada dell’amore misericordioso e compassionevole”. Sono espressioni forti, che non lasciano scappatoie per altri modi di interpretare e vivere il vangelo (che esistevano ed esistono ancora).

La Porta Santa – che sarà aperta nelle basiliche di Roma, ma anche in cattedrali, santuari e altre chiese del mondo intero – simbolo centrale dei Giubilei e degli Anni Santi, acquista a questa luce una valenza estremamente ricca: “chiunque entrerà potrà sperimentare l’amore di Dio che consola, che perdona e dona speranza”. Potrà scoprire un nuovo volto di Dio, che – come dice la liturgia – “riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono”. Sono secoli che ciò viene ripetuto nelle nostre chiese, tutti gli anni, ma quanti sanno che Dio è più onnipotente nella misericordia che non nella creazione?

Le conseguenze ci mettono con le spalle al muro. Ma lo ha detto Gesù: “Siate misericordiosi come il Padre” e sarà il “motto” dell’Anno Santo, dice papa Francesco. Per aprire il nostro “cuore a quanti vivono nelle più disparate periferie esistenziali”, per avvicinarli con le opere di misericordia corporale e spirituale (chi ne parla più?).

Ma la misericordia è forte. Papa Francesco lo ha dimostrato verso la fine del documento, invitando alla conversione coloro che “appartengono a un gruppo criminale, qualunque esso sia”, che usano la “violenza per ammassare soldi che grondano sangue”. E anche  le persone fautrici di corruzione che “con la sua prepotenza e avidità distrugge i progetti dei deboli e schiaccia i più poveri”.

Il Giubileo Straordinario della Misericordia non ci concentrerà su qualche particolare, ma sarà un ripasso generale del Vangelo, una rivelazione rinnovata del volto di Dio amore, che ci avvicinerà, tra l’altro, ai credenti di altre religioni (l’Islam chiama Dio Misericordioso e Clemente). Attraverso questa Porta – queste Porte –  avverrà l’incontro con Dio e fra noi.

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