La porta della Bellezza

L’indagine di Mario Dal Bello sull’arte di Raffaello offre una chiave per entrare nel suo mondo interiore.
Raffaello: "Lo sposalizio della vergine"

Su Raffaello, scorrendo il mare di pubblicazioni che riguardano il pittore di Urbino, parrebbe che sia stato già detto tutto. Ma non è così: proprio quando sembra di aver colto l’anima della sua opera, al momento di darne una definizione essa risulta sfuggente, riserva nuove sorprese. Una cosa è certa: la visione di un dipinto raffaellesco è sempre fonte di serenità, lascia interiormente unificati, come in contemplazione della bellezza ideale. E questa bellezza pacata, profondamente umana e al tempo stesso spirituale, perché presenza d’un amore che attinge a Dio stesso, Raffaello la prodiga a piene mani come un prodotto all’apparenza facile e spontaneo, che si offre con la generosità della natura. Capolavori di naturalezza si possono infatti definire i suoi dipinti. 

Il mistero di questa perfezione che non lascia indovinare il tormento e la fatica dell’elaborazione è oggetto dell’ultimo libro di Mario Dal Bello: Raffaello. Le Madonne (Libreria Editrice Vaticana). In questo testo agile e denso, pensato per offrire ai non specialisti una chiave per entrare nel mondo raffaellesco, per coglierne i significati profondi al di là della bellezza formale, l’autore privilegia il soggetto della Vergine Madre col Bambino, così frequentemente trattato da Raffaello eppure mai ripetitivo, nel quale meglio che in altri egli ha saputo esprimere con tratti originali, pur in continuità con una tradizione secolare, la perfezione dell’umanità, l’amore umano-divino incarnato armonicamente in una creatura.

L’universo femminile nel quale Dal Bello ci introduce comprende venti capolavori, secondo un ordine cronologico che permette di seguire l’evoluzione creativa dell’artista. Splendide le riproduzioni delle singole opere, essenziali le schede-guida alla lettura riguardanti la storia, la committenza, il contesto storico-artistico nel quale ciascuna vide la luce. È il contatto con un «mondo interiore ricco di suoni e di toni, soprattutto di vita», «la riscoperta, per i nostri giorni inquieti, della possibilità o della necessità, della gioia  e dell’armonia».

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