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Mondo > Europa

La pioggia e l’aiuto reciproco

di Louis Hongrois

- Fonte: Città Nuova

Nella Thailandia devastata dagli alluvioni è partita una corsa di solidarietà. Il racconto del nostro corrispondente

alluvione thailandia

Stamattina Bangkok era sorvolata da elicotteri già da poco dopo le 5 del mattino. Rimangono solo 48 ore per salvare la città al nemico che sta per arrivare. Quelli dell’esercito thai non sono sufficienti: dalle basi americane in Giappone ne stanno arrivando una buona decina, al momento, tra cui i famosi “due eliche” Chinook: ieri sono già stati adoperati per trasportare e lanciare i container sopra le falle apertesi negli argini dei fiumi e fermare il flusso d’acqua che inonda tutto e tutti. Operazioni complicate e audaci, ma perfettamente riuscite.

 

La situazione in Thailandia è di emergenza nazionale: un’incredibile quantità d’acqua ha sommerso già 39 regioni nel centro del Paese. Le conseguenze di quanto sta succedendo si risentiranno sicuramente per anni, sia a livello economico che soprattutto sociale. Ormai sono milioni i thailandesi che sono stati colpiti: si parla di miliardi di dollari per risanare l’economia, le infrastrutture, e in generale la vita della gente.

 

La quantità di pioggia caduta quest’anno è aumentata, rispetto al 2010, del 120 per cento: difficile credere a coloro che affermano che i cambiamenti climatici non sono evidenti. Le pioggie sono inziate con un mese di ritardo rispetto al previsto, con gravi conseguenze sui contadini che aspettavano l’acqua. Per piantare il riso occorre la giusta quantità d’acqua, al momento giusto: ma quando la pioggia è finalmente arrivata ha iniziato subito a fare danni perché era troppa, e le piantine di riso sono morte. Un gravissimo danno per la Thailandia, il più grande esportatore di riso al mondo.

 

Le forti pioggie sono arrivate già da agosto: Chiang Mai è stata allagata a settembre con gravi danni, e le dighe a Chiang Dao sono state aperte per il pericolo che si rompessero. Dal nord della Thailandia è così partita l’onda: ad ottobre anche le dighe Bhumibol e la Sirikit hanno inizato a rilasciare grosse quantità d’acqua, e milioni di cubi metri cubi al giorno hanno preso la strada per il mare verso sud.

 

Percorro spesso la strada dal nord durante l’anno: mi sono spaventato poche settimane fa perché per quasi tutti i 400 kilometri ho trovato solo acqua, non un solo campo di riso. Le città di Nakhon Sawan, Chianart, Sing Buri e la bellissima Ayutthaya sono sotto metri d’acqua. Si cerca di contenere l’acqua fuori da Bangkok e canalizzarla nel grande Chaw Phraya River, che attraversa la capitale thailandese. L’onda raggiungerà i 2,75 metri circa, e gli argini sono circa 50 centimetri sopra questo livello, ma non in tutti i punti del percorso del fiume: cosa succederà?

 

Una reporter della CNN ha definito “un’incredibile effetto sociale” quello che sta accadendo in questi giorni. Ed è così. Tutti si aiutano, tutti cercano di fare qualcosa per chi è stato colpito. Migliaia di persone lavorano 24 ore su 24 per preparare 1 milione e 200 mila sacchi di terra per riparare gli argini di uno dei canali, lungo 6 kilometri. A Bangkok ogni quartiere, ditta, ufficio o scuola ha preparato o sta preparando cibo, acqua, vestiti per chi è stato colpito dall’alluvione: i senza tetto e gli evacuati sono ormai centinaia di migliaia.

 

E poi si va, si parte per andare ad aiutare ad Ayutthaya. Alla richiesta di volontari “con un buon cuore” hanno risposto in decine di migliaia. Chi si trova a Bangkok ed è al momento all’asciutto sente il dovere civile e umano di fare qualcosa per chi ha l’acqua in casa o nemmeno più la casa. È una cosa bellissima nella tragicita’ di questa situazione. Ho visto gente di una baraccopoli preparare una cinquantina di sacchi con riso, spagetti secchi, pesce in scatola , acqua, medicine per le persone di Ayutthaya. Poveri e ricchi: tutti fanno qualcosa. Ditte che mandano camion pieni di cibo, tutto gratis! Le stazioni di televisone sono i più grossi donatori, come il Channel 3, che ha raccolto tonnellate di merce e si occupa direttamente della distribuzione, o mette a servizio i suoi elicotteri. È una corsa contro il tempo ma soprattutto una corsa d’amore, perciò tutti sono chiamati in causa. Bisogna far di tutto perché l’acqua, non arrivi al centro della capitale e per aiutare chi non ha più nulla. Nessuna legge lo impone: è una libera risposta ad una chiamata sociale.

 

Sembra che questo disastro abbia riunito i thailandesi, divisi dalla battaglia delle “camicie rosse” di poco più di un anno e mezzo fa. È il miracolo del dolore vissuto insieme. Il senso di famiglia, dell’essere una nazione, appartenenti ad uno stesso popolo, qui è ancora molto forte.

Riproduzione riservata ©

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