La partita del futuro si gioca oggi, ma non è trasmessa da nessuna rete televisiva!

«Ogni giorno nascono in me idee (dico idee, non progetti), e ogni sera procedo al triste rito mestissimo del loro seppellimento». Così scriveva un giovane a un suo coetaneo: è stato uno dei maggiori intellettuali italiani del secolo scorso. Si contano a suo nome una vasta mole di libri, articoli e persino la realizzazione – ma questo in maggiore età – dell’impresa per cui è meglio noto, le Edizioni di storia e letteratura. De Luca non era un giovane diverso da quelli del suo tempo e nulla me lo fa credere superiore a tanti giovani di oggi.

Solo che oggi, più che allora – più che nei tempi di guerra – le idee neppure vengono date alla luce, tanto è lo scoraggiamento. Sarebbe meglio persino poter dire veritiero l’aforisma di Pascal: «Non ci atteniamo mai al tempo presente… Non pensiamo quasi per nulla al presente; e se lo pensiamo lo facciamo soltanto per prenderne consiglio allo scopo di disporre del futuro». Chiaramente il filosofo lo diceva per invitare a vivere, e non solo a “sperare di vivere”, ma il giovane di oggi non ha né presente, né futuro; è spesso senza speranze e prospettive dell’avvenire; spaventato, infelice, disperato.

È ovvio che sto volutamente generalizzando per esagerazione. E non lo faccio con l’intento che qualcuno – magari un politico in cerca di voti – torni a produrre in noi delle false illusioni, delle immaginazioni ridenti, tracciando dei disegni aerei di prosperità futura. Lo dico perché vorrei gridare che i giovani oggi hanno fame! Non solo non possiamo dirci sazi del nostro “poco” passato, ma siamo famelici di futuro e soprattutto di presente.

Restituiteci il presente e potremo costruire il nostro domani. Insegna Leopardi: «Anche la mancanza sola del presente è più dolorosa al giovine che a qualunque altro. […] L’ardore giovanile non sopporta la mancanza intera di una vita presente, non è soddisfatto del solo vivere nel futuro, ma ha bisogno di un’energia attuale, e la monotonia e l’inattività presente gli è di una pena, di un peso, di una noia maggiore che in qualunque altra età».

Ho letto l’editoriale di Baggio con gli occhi di una giovane ricercatrice e, poiché mi occupo di Leopardi, non ho potuto fare a meno di ricordare alcune sue riflessioni che riguardano noi giovani: la nostra necessità di presente, cioè di un tempo in cui vivere senza l’obbligo di proiettarsi continuamente verso un dopo, anche perché l’attesa continuamente delusa provoca “assuefazione”, e un’assuefazione perenne non è che vecchiezza. Uso “vecchiezza” perché non mi riferisco a coloro che per età anagrafica non possono più dirsi “giovani”, ma a quelli la cui vita interiore ha raggiunto o è in procinto di morte.

Ma cosa aspettiamo dalla prima generazione noi giovani e quanto siamo disposti a spenderci in prima persona? Ritengo che non risponde a nessuna dei due interrogativi la proposta di scendere in piazza, magari imitando i nostri vicini nord-africani. Una rivoluzione ci vuole, ma deve essere soprattutto di idee, quelle che troppo spesso non abbiamo la possibilità di esprimere, quelle che rimangono imprigionate sull’istupidente schermo televisivo, quelle che…

Quel che è auspicabile è che si pensi; non che si pensi alla stessa maniera! Se il nostro idealismo giovanile, potesse incontrarsi con un mondo adulto di retta coscienza e lungimiranti vedute, potremmo rinnovare quello stupore che troppo spesso è relegato al tempo breve dell’infanzia.

Mi permetto di suggerire un altro aggettivo per quella “solidarietà sociale ed istituzionale” proposta da Baggio nella quinta tesi, a cui già il professore Pezzimenti ha voluto aggiungere giustamente l’attributo “internazionale”; ed è “intergenerazionale”. L’invito per noi, per voi, è a una libera assunzione di responsabilità comunitarie.

In questo i cristiani dovrebbero essere in prima linea, non perché migliori, ma perché certi – questo l’appello che Benedetto XVI ha pronunciato nell’assemblea plenaria del pontificio consiglio per i laici – che la forza più efficace in grado di cambiare il mondo è la carità nella verità.

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