La parola magica

È da quasi due anni che i Giovani per un mondo unito s’impegnano a tutto campo per il “Progetto Africa” (vedi riquadro). Da ogni parte arrivano somme di denaro, guadagnate nelle maniere più originali e variopinte, con un denominatore comune: tutte, piccole e meno piccole, sono state raccolte con un entusiasmo contagioso. Un fatto curioso: ben il 30 per cento dei 500 mila euro raccolti provengono da marce sponsorizzate. In tutti cinque continenti c’è gente pronta a pagare i chilometri che un giovane entusiasta percorre a piedi o in bici con uno scopo umanitario. I primi sono stati i cinesi, che grazie agli sponsor sono riusciti a raggiungere in pochissimo tempo la notevole somma per la quale si erano impegnati. Ma addirittura gli africani sono pronti a pagare per far camminare gli altri. In Italia, paese dei buongustai, la maggior parte dei soldi viene raccolta… a tavola: cene di pesce o di carne, cene multietniche, cenafricando, vendite di torte. Ma i dolci attirano l’attenzione anche in Spagna: grande successo ha ottenuto una vendita di marzapane prodotto dai giovani stessi. I concerti sono invece un’idea proficua soprattutto in Asia. La notizia di un’esperienza interessante viene dalla Corea: visto che tra il Giappone e la Corea permangono risentimenti storici, i giovani dei due paesi hanno deciso di organizzare insieme un concerto per la pace, a Seoul. Questo gesto insolito non ha soltanto portato un buon ricavato per il Progetto Africa, ma ha attirato anche l’interesse dei media, che ne hanno parlato ampiamente. Una lotteria è stato poi il contributo dei giovani di Mosca, e una serata musicale quello dei greci. Cineforum, talent night, tornei di calcio, raccolte di lattine, vendita di vestiti usati, piano-bar, notte-rock, mercato delle pulci: ecco invece alcune idee dei giovani dell’America Latina. E a Perth, in Australia, una partita di cricket ha coinvolti giocatori dagli 8 ai 60 anni, che si sono divertiti molto nonostante il grande caldo. Il presidente del club sportivo che ha ospitato la partita è rimasto così colpito dallo scopo, che ha offerto gratis la palestra per futuri appuntamenti. Intelligente anche l’idea dei giovani di una scuola del continente più lontano: ogni volta che suonava il cellulare in classe bisognava pagare una multa poi devoluta al Progetto Africa. Accanto alle azioni collettive, molte anche le vicende più personali, dai giovani che alla festa di nozze hanno chiesto, al posto di regali, soldi da destinare all’Africa, al giovane di Liverpool che – contro pagamento – si è fatto tagliare i capelli a zero. Qualcuno è riuscito a acquisire alla causa il suo professore d’università, a tal punto che questi ha sfruttato il proprio compleanno per raccogliere una bella somma per il progetto. Senz’altro un’esperienza del tutto particolare è quella di Laura degli Stati Uniti: superando ogni limite di timidezza si è candidata per uno show televisivo, guadagnando ben 12.450 dollari. E in più ha potuto raccontare in televisione la storia di Fontem. Si potrebbe continuare ancora a raccontare “fioretti” simili. Sicuramente i contributi più preziosi sono arrivati dai paesi in difficoltà economiche, come Bolivia, Lituania, Costa d’Avorio, India. Ci scrivono ad esempio dal Salvador: “Il contesto sociale e le calamità naturali che hanno messo in ginocchio il nostro paese hanno sollecitato gli aiuti da molte nazioni. Ma ora tocca a noi dare, partendo dalla nostra povertà. La nostra adesione al Progetto Africa è perciò completa. Ci sentiamo privilegiati di poter vivere per un’idea che genera popoli nuovi”. La lettera più commovente ci è giunta comunque dall’Iraq, ancora sottoposto al flagello micidiale dell’embargo: “A Karamles, villaggio della zona di Ninive (nel nord), ci siamo ritrovati insieme ai giovani per vedere cosa potevamo fare noi per contribuire alla realizzazione del Progetto Africa. Certo la nostra situazione economica non ci aiuta tanto perché c’è un’altissima percentuale di disoccupazione (75 per cento), e non tutti abbiamo un lavoro fisso. Ma non ci siamo scoraggiati, anzi… Azhar fa il calzolaio nel villaggio. Anche lui è stato coinvolto nel progetto. Era felicissimo di poter fare pure lui qualcosa per l’Africa. Ha donato tutto il guadagno di un giorno di lavoro: 75 centesimi di dollaro. Nameer lavora in campagna guidando il trattore durante la mietitura. Ha deciso di lavorare ogni giorno un’ora in più mettendo in comune il guadagno: 3 dollari in un mese. “Samer – continua la lettera – studia la sera per poter lavorare durante il giorno nella raccolta dei rifiuti del villaggio. Anche lui ha voluto partecipare accettando ogni possibilità di lavoro notturno, dopo la scuola. Ha messo insieme un dollaro e mezzo. Abbiamo anche fatto una raccolta di batterie scariche. Aprendole potevamo toglierne il carbone: vendendolo ad una ditta ci pagavano 12 centesimi di dollaro per unità. Con stupore abbiamo costatato che eravamo riusciti a raccogliere ben sette dollari. Sappiamo che è una cifra insignificante, ma siamo felicissimi di aver cercato di fare la nostra parte”. IL DISPENSARIO DI BESALI Al Genfest 2000 il “Progetto Africa” dei Giovani per un mondo unito ha visto la sua nascita. Si tratta di un’azione di aiuto ai popoli bangwa e mundani, a Fontem, Fonjumetaw e Besali, nel Camerun occidentale. Nel 2001 sono stati conclusi alcuni progetti: – Alcuni degli impianti previsti per fornire acqua potabile nei villaggi – Ristrutturazione e ampliamento della falegnameria come primo settore di una futura scuola professionale. Due bangwa sono stati istruiti in una falegnameria filippina, con lo scopo di poter dirigere la falegnameria di Fontem. I primi corsi inizieranno a settembre. – Allestimento di un dispensario a Besali, nel territorio dei mundani, con la presenza stabile di un’ostetrica e una infermiera. Il servizio medico viene invece garantito – anche grazie alla jeep acquistato con i soldi del progetto – da una dottoressa, che aiuta sia la popolazione di Fonjumetaw che quella di Besali. I RACCONTI DI FONJUMENTAW Un delizioso libretto, uscito in queste ultime settimane, racconta le vicende dell’evangelizzazione avvenuta proprio nella regione di Besali e Fonjumetaw, dove sono concentrati i maggiori sforzi del Progetto Africa. È scritto da Celso Corbioli, missionario Omi, colui che più di ogni altro, dal 1976 in poi, ha contribuito allo sviluppo spirituale e sociale, ma anche economico, della zona dei mundani. Nel libro vengono raccontati con una prosa semplice e diretta episodi che hanno come protagonisti proprio gli abitanti della regione entrati in contatto col cristianesimo. Un dato solo può dire quanto padre Celso abbia fatto: prese una zona, dipendente da Fontem, nella quale vi erano sei stazioni missionarie. L’ha lasciata lo scorso anno che era stata eretta parrocchia con ben 42 stazioni missionarie. “Troviamo in queste pagine – scrive Chiara Lubich nella prefazione del libro – la conferma che il primo annuncio del Vangelo passa attraverso la testimonianza della vita e che quel che conta è amare come Gesù ha amato. Chi ama, infatti, ha una luce che lo guida in ogni circostanza”. (m.z.) Celso Corbioli, I racconti di Fonjumetaw, pp. 160, Euro 8.00 (Provincia d’Italia dei missionari Omi, tel. 06/68803436 – fax 06/68801096).

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