La pace bisogna volerla

“La pace è possibile, ma bisogna volerla. Noi la vogliamo “, questa la frase che Ernesto Olivero, fondatore del Sermig (Servizio missionario giovani) ci ha lasciato come sintesi del primo appuntamento mondiale Giovani della pace, che ha visto radunarsi a Torino, il 5 ottobre, circa 40 mila giovani, da varie parti del mondo. La manifestazione è stata dedicato al cardinale vietnamita Van Thuan, recentemente scomparso, che trascorse tredici anni in carcere. Un gioioso esercito di pacifici giovani ha invaso il severo centro storico cittadino, tra le austere piazze San Carlo e Castello, in un allegro clima multietnico e multirazziale. Accompagnati dalle coloratissime bandiere della pace, i partecipanti hanno ascoltato testimonianze, cantato e ballato, collaborato ad animazioni e stand (tra cui quello dei “Giovani per il mondo unito”, con proposte in campo sociale ed economico), pregato ecumenicamente e consumato “il pranzo dei popoli”, a base di una modica quantità di riso, pari a quanto deve bastare come unico pasto giornaliero in molte zone del mondo. Il cosiddetto “G8 alla rovescia”, dove gli adulti hanno ascoltato testimonianze di giovani da otto diversi paesi, ha preceduto la lettura di un sindaco della città, Chiamparino. Parole di sostegno dall’arcivescovo, cardinale Poletto, che ha portato la benedizione del papa. Un grande concerto ha chiuso la giornata all’ “Arsenale della Pace”, un antico opificio militare, recuperato dal suo degrado, che ospita la sede del Sermig. Una sorta di moderno monastero metropolitano, luogo di accoglienza e di dialogo, che da quasi vent’anni rappresenta un punto di riferimento per la città.

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