La nuova versione della Bibbia

Bibbia
Una recente inchiesta ha messo in luce che, nell’arco di un anno, solo un quarto della popolazione accosta una pagina biblica. Continua dunque ad essere vero ciò che parecchi anni fa osservava lo scrittore francese Paul Claudel, che cioè i cattolici mostrano grande rispetto nei confronti della Bibbia, ma che questo rispetto lo attestano standone il più lontano possibile? Certamente il Concilio Vaticano II ha molto contribuito a far riscoprire in ambito cattolico il testo biblico come fonte prima e privilegiata della fede e della vita cristiana, personale e comunitaria. E del resto già nei decenni precedenti si erano avuti segni precursori, che sarebbero stati recepiti dal concilio: tra questi la Parola di vita offerta da Chiara Lubich perché fosse meditata e vissuta. Non poco resta ancora da fare, ma certamente negli ultimi decenni molte cose sono migliorate. Lo testimoniano anche tre eventi recenti. Primo tra tutti, nel cuore stesso della Chiesa cattolica, l’assemblea del sinodo dei vescovi, che ha avuto per argomento proprio la Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa. È evidente che il tema è stato scelto proprio per stimolare l’amore per la Scrittura e aiutare a comunicarla in modo comprensibile alla gente di oggi. Il secondo evento, che ha raggiunto un vasto pubblico, ha visto la lettura integrale della Bibbia, trasmessa anche per televisione. Infine l’uscita della nuova versione italiana del Primo (o Antico) e del Nuovo Testamento. che la Conferenza episcopale italiana ha approntato in edizione economica. Qui particolarmente si vuole parlare – per cenni, si intende -, di tale nuova edizione da uno specifico punto di vista, quello delle traduzioni di cui è stata fatta oggetto lungo il corso dei secoli fino alla versione che ora vede la luce. Si sa che la maggior parte dei libri del Primo Testamento sono redatti in ebraico. Solamente alcuni più recenti, sono stati scritti in greco. Per parte sua il Nuovo Testamento ci è stato tramandato interamente in greco. Quando noi oggi, prendendo in mano una Bibbia, ne leggiamo alcuni tratti nella nostra lingua, tutto ci appare chiaro. Ma non si può dimenticare la difficoltà di stabilire il testo, o meglio i testi originali su cui si basa la nostra traduzione. Fino all’invenzione della stampa, ossia fino alla metà circa del 1400, le opere antiche erano scritte o trascritte a mano su materiali diversi; i segretari o, come si usa dire, gli amanuensi, ai quali era demandato questo compito gravoso e di lunghissima durata scrivevano sotto dettatura degli autori o, ben più frequentemente, copiavano da esemplari già confezionati. E non c’è da stupirsi se per distrazione, stanchezza o per esplicita volontà introducevano varianti rispetto all’originale. Cosa che ha comportato difficoltà non di rado insormontabili nello stabilire, da parte dello studioso moderno, il testo quale era uscito dalla mente o dalla penna dello scrittore antico. E la questione si fa ancora più ardua se, come nel caso dei testi sacri – data la loro autorità e immensa diffusione – i manoscritti che li hanno tramandati fino a noi si sono moltiplicati a dismisura, raggiungendo cifre impressionanti. Di qui nasce l’importanza che assumono le traduzioni, alcune delle quali, tra le più antiche, in certi casi costituiscono un ausilio per la comprensione dei testi originali stessi. La prima di cui abbiamo notizia è quella che dall’ebraico ha reso in greco il Primo Testamento. Essa risale alla metà del III secolo a.C. e nasce ad Alessandria d’Egitto perché con probabilità gli ebrei ellenizzati che vi abitavano non comprendevano più l’ebraico. Donde la necessità di leggere e ascoltare in greco il testo sacro. Uno scrittore della fine del II secolo a.C. narra in modo leggendario come avrebbe avuto origine: 72 dotti, indipendentemente l’uno dall’altro, avrebbero tradotto in 72 giorni il Pentateuco rilevando alla fine la perfetta corrispondenza dei testi tradotti, segno dell’ispirazione divina. Da qui il nome di traduzione dei settanta, che col tempo fu ritenuta autorevole dagli scrittori cristiani che la citarono continuamente. È evidente che un’iniziativa di tale genere ha rappresentato un’apertura straordinaria al mondo circostante e in pari tempo ha richiesto un adattamento di grande rilievo alla cultura profana. Né di minore importanza è stata la scelta, nel I secolo d.C., di tramandare il Nuovo Testamento nel greco in quel tempo letto e parlato correntemente. E ancora, già verso il 150 d.C., sorgono le prime traduzioni latine della Bibbia, le Veteres latinae versiones: in quel tempo parte degli abitanti dell’Impero romano parlava infatti solo il latino e il testo biblico era essenziale, in particolare per la predicazione. Nel III secolo Origene compie poi un’opera filologica colossale, effettuando il primo tentativo di fissare un testo critico del Primo Testamento, disponendo in sei colonne parallele i testi e le traduzioni allora conosciute e apponendo determinati segni indicanti le aggiunte o le lacune di ciascuna rispetto all’originale ebraico. A sua volta, tra la fine del IV e l’inizio del V secolo Girolamo realizza un’altra opera immensa, rivedendo o traducendo dall’ebraico e dal greco i testi sacri sulla base di manoscritti affidabili. Un lavoro che ha per secoli un’enorme fortuna – di qui il nome che prende di Vulgata -, il cui testo, rivisto, diviene con il concilio di Trento – di diritto e di fatto – l’unica traduzione di riferimento normativa per l’azione liturgica nella Chiesa cattolica. Solo nel 1965 la Santa Sede vuole che sia avviata una revisione della Vulgata gerolimiana che dà adi- to, dopo una prima edizione del 1979, ad una seconda edizione della Nova Vulgata nel 1986, dichiarata tipica per l’uso liturgico. E parliamo sempre di un testo latino. Per tornare alla recente traduzione italiana – La Sacra Bibbia a cura della Uelci, l’Unione editori librai cattolici italiani-Cei – si deve dire che anche essa è stata rivista alla luce della seconda edizione della Nova Vulgata. L’iniziativa della Cei, che la Chiesa italiana si augura possa essere occasione per un rinnovato dialogo con la cultura contemporanea, risulta più importante di quanto appaia a un primo sguardo. Il lavoro di preparazione è durato vent’anni. Nel 2002, dopo un lungo studio di filologi ed esegeti e dopo le numerose notazioni inviate dai vescovi italiani, si è giunti all’approvazione da parte della Cei del nuovo testo, passato poi alla Congregazione del culto. Dopo le ulteriori osservazioni di tale dicastero, nel 2007 si è pervenuti al testo definitivo, assunto anche dalla liturgia della Parola in ogni messa. E non poche sono state le varianti apportate nel confronto con le traduzioni fino ad oggi familiari. Rispetto all’odierna, le molte traduzioni italiane fatte ad opera di vari e valenti studiosi non erano state sottoposte al vaglio di tante competenze, né erano state approvate ufficialmente dalla Chiesa. Tenendo conto del percorso così brevemente delineato, si può forse meglio apprezzare, durante la lettura di un passo biblico o l’ascolto di una brano liturgico, l’opera di uomini che, nel solco della tradizione, attraverso un lavoro e un vaglio più che bimillenario, hanno esercitato il loro acume e speso la loro fatica per preservare e comunicare quella che per il credente è la Parola di Dio. Benedetta economia Benedetto di Norcia e Francesco d’Assisi nella storia economica europea. Intervengono: L. Bruni (Milano- Bicocca), A. Smerilli (PFSE Auxilium), S. Bartolini (Università di Siena). Modera: Paolo Lòriga. Promosso da: Città Nuova Editrice Siena (Santa Maria della Scala): 30/10/08 ore 17,30 lib.catechistica@libero.it Cultura e dintorni Classici e maestri di pensiero Convegno di studi sui Padri della Chiesa. Intervengono: Sofia Boesch, Francesca Cocchini, Lisania Giordano, Gaetano Lettiera, Marcello Marin, Claudio Moreschini, Antonio Vincenzo Nazzaro, Luigi Franco Pizzolato, Manlio Simonetti, Paolo Siniscalco. Promosso da: Dipartimento di Studi storico-religiosi (Sapienza), Istituto patristico Augustinianum, Città Nuova editrice, Nuova biblioteca agostiniana Roma (piazzale Aldo Moro): 20/11/2008 ore 9,00 ufficiostampa@cittanuova.it Matematica con gaudio Da Pitagora a S. Francesco, dall’aritmogeometria all’analisi. Quadri concettuali, esperienze e strumenti didattici. Relatore: prof. Paolo Toni. Corso di aggiornamento per insegnanti di matematica e fisica delle scuole medie superiori. Promosso da: Associazione Mathesis Camaldoli (Monastero): 27-30/11/2008 johannab@tiscali.it

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