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Italia > Società

La neutralità della rete

di Giovanna Pompele

- Fonte: Living City New York

Quando viene costruita una strada, tutti possono viaggiarci. Ma allora dobbiamo chiederci chi dirige il traffico. Un contributo da Living City.

Internet

Internet è come un enorme sistema di strade, che portano a milioni di destinazioni. La cosa più sorprendente è che molte tra le più frequentate non sono state costruite da enti pubblici o da compagnie private: gli ideatori di Google e di eBay erano poco più che ragazzi, e lavoravano dalle loro stanze. Semplicemente conoscevano il linguaggio della programmazione, che permette a chiunque lo padroneggi di creare il proprio sito: a dar vita a giganti come Facebook o Moveon sono stati dei signor nessuno.

 

A giudicare dall’enorme quantità di siti che nascono ogni ora, sono in molti a parlare questa lingua. Chiunque abbia qualcosa da dire o un prodotto da pubblicizzare lancia il proprio sito o blog. Oppure può decidere di mettere le proprie competenze e conoscenze a servizio degli altri, e creare un sito che i navigatori possono utilizzare: Google è nato così. Gli internauti muoiono dalla voglia di condividere qualunque cosa, come se avessero dentro di sé un tremendo bisogno di contattare, comunicare, dare. Wikipedia, l’enciclopedia online che molti usano regolarmente, è completamente compilata da gente comune che va sul sito e decide che una voce va scritta o modificata. Non c’è compenso né riconoscimento: solo un profondo desiderio di mettere in comune il sapere.

 

I software open source, come la piattaforma blog WordPress o il browser Firefox, rendono noto al pubblico il loro codice sorgente, ossia ciò che consente loro di funzionare. Il che significa che ciascuno può copiarlo, modificarlo e ridistribuirlo senza pagare nulla: ci sono migliaia di persone che, vuoi per curiosità, vuoi per sfida intellettuale, vuoi per il semplice desiderio di migliorare il software per sé e per gli altri, spendono tempo ed energie per migliorare qualcosa che non è di loro creazione senza ottenere per questo alcun guadagno concreto. È nella natura stessa della comunità virtuale. La curiosità, la creatività e la generosità sono caratteristiche che non richiedono particolari stimoli nell’essere umano, in quanto siamo individui che vivono e crescono come comunità.

 

Entriamo quindi in rete. Le uniche entità reali che si frappongono fra noi utenti e questi buoni samaritani dall’altro lato dello schermo sono coloro che collegano il nostro piccolo computer a internet: ognuno di noi si rivolge ad un gestore di telefonia, che alle tariffe e condizioni più varie ci offre questo servizio. Queste aziende però potrebbero ricavare da questa loro posizione di “guardiani della rete” molto più delle bollette telefoniche: con milioni di persone connesse in ogni momento della giornata, la possibilità di controllare il traffico significa potenzialmente guadagni enormi. E infatti le grandi compagnie stanno mettendo a punto dei sistemi per aumentare i loro profitti. Il che non è di per sé strano, ma rischia di alterare l’anima stessa di internet.

 

Potrebbero infatti far pagare per accedere a siti che non sono prodotti da loro, rallentarne la visualizzazione o addirittura bloccare alcuni contenuti: avremmo così una rete a pagamento, invece che libera come ora. Il che significherebbe che mentre i colossi come Google potrebbero permettersi di pagare i gestori telefonici per accelerare l’accesso alle loro pagine, i più piccoli sarebbero sostanzialmente condannati a sperare che gli utenti abbiano la pazienza di aspettare: e quante volte capita di lasciar semplicemente perdere di fronte ad un sito lento?

 

È quindi il momento di riflettere sul valore che diamo ad una rete libera, e valutare i vantaggi di una regolamentazione legislativa che ne assicuri la neutralità.

 

(traduzione di Chiara Andreola)

Riproduzione riservata ©

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