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Italia > In punta di penna

La natura che cresce a fianco dei muri

di Michele Zanzucchi

- Fonte: Città Nuova

Michele Zanzucchi, autore di Città Nuova

Spesso i muri eretti dall’uomo per evitare di sopraffarsi reciprocamente creano degli spazi adatti alla ripopolazione della fauna e al ritorno alla verginità della flora. Ma l’umano viene escluso da tale riesplodere di vita. L’esempio della striscia attorno al muro che separava le due Germanie

Ho letto recentemente un romanzo giallo, Inviata speciale di Jean Echenoz, che racconta di una rocambolesca fuga attraverso la zona demilitarizzata tra le due Coree: sottolineava in particolare la straordinaria riserva naturale che si era creata in quella striscia di terreno assolutamente off limits, in cui ogni movimento veniva scrutato, trascurando quelli animali e ponendo assoluta allerta su quelli umani. Mi è tornata in mente, allora, la striscia di terreno che egualmente esiste tra Libano e Israele, protetta dall’Unifil, una striscia di terreno dove è vietato coltivare i campi e quindi la natura riprende possesso dei suoi diritti ancestrali. Mi appare al proscenio della mia memoria anche la striscia di terreno che è stata ideata al confine tra Etiopia ed Eritrea, per evitare scontri armati, un luogo dove solo qualche contadino riesce a penetrare, iper-controllato dai cannoni di entrambi le parti, non riuscendo ovviamente a contrastare l’avanzare della brousse.

E ora mi immagino quello che sarà la striscia concordata tra siriani, turchi, iraniani e russi attorno alla città di Idlib, da 20 a 25 km terra di nessuno, controllata dalle milizie filo-turche e dalla polizia militare russa: 20 km non sono pochi, impediscono di lanciare colpi di mortai o missili a corto raggio, impediscono ai ribelli-terroristi di sciamare all’esterno, salvano le popolazioni civili dal massacro annunciato. Provo ad immaginare quello che potrebbe succedere nella striscia di Idlib: dapprima per un certo tempo vi sarà il silenzio susseguente all’evacuazione, quindi le erbe e le erbacce cresceranno progressivamente, avvolgeranno le costruzioni, penetreranno nelle fessure dei muri, i campi disseminati di mine rimarranno abbandonati, totalmente incolti, la fauna ricomincerà a popolare il corridoio trovando il necessario paradiso terrestre… Ma gli umani non ci saranno più, se non per servizi di pattugliamento.

Leggo oggi del percorso che contraddistingueva il muro più celebre d’Europa, non tanto quel muro di Berlino che tanti danni provocò al Vecchio continente, ma la lunga fettuccia che separava la Ddr dalla Bundesrepublik. Dal 1989 la Storia è definitivamente cambiata in Europa, e addirittura i due frammenti di Germania hanno ritrovato la loro unità geografica, se non ancora quella di intenti o di sensibilità popolari. Ebbene, niente più tracce di Vopos, la famigerata polizia di frontiera della Germania Est, niente più filo spinato, cavalli di Frisia e mine antiuomo. In quasi 30 anni ormai, la natura che aveva ripreso possesso, fuori dalla città, del suo territorio, ha continuato a sopravvivere, malgrado qualche tentativo di rioccupazione da parte degli umani di quella fettuccia di terra larga da 50 a 200 metri. Due tedeschi, uno dell’Est e uno dell’Ovest, Frobel e Berwing si chiamano, hanno promosso la conservazione di questa striscia verde coinvolgendo istituzioni pubbliche e private, per evitare un altro “sacco” di terreni improvvisamente liberatisi. E ci sono riusciti. Ora la striscia di terra è un esempio di protezione della natura, ma popolata da umani.

È proprio qui l’esempio della striscia verde che separava le due Germanie: averla preservata, questo sì, dando lo spazio di crescita necessario a fauna e flora locali. Ma dando anche il giusto posto agli umani: solo gli umani sono in effetti capaci di pace volontaria, solo gli umani possono nominarla.

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