La morte e il suo valore

 La sentenza della Consulta che ha ritenuto non ammissibile il quesito referendario. La lotta per le Cure Palliative. L’articolo di The Lancet sulle famiglie e sulle comunità spinte ai margini dalla medicalizzazione del morire

La Corte Costituzionale ha ritenuto non ammissibile il quesito referendario che proponeva l’abolizione parziale dell’articolo 579 del Codice penale (omicidio del consenziente). La sentenza non è ancora depositata, quindi non la conosciamo nel dettaglio, ma già divampano le polemiche in nome del milione di firme (delle quali ritenute valide circa la metà) che avevano sostenuto l’azione referendaria.

Quale l’impressione a caldo?

Al di là delle diverse posizioni ideologiche, mi sembra che la Corte abbia “semplicemente” confermato l’opinione di molti giuristi autorevoli, che il quesito fosse scritto piuttosto male. Una vigorosa spallata a quel delicato equilibrio fra diritti della persona (alla vita, all’autonomia, alla libertà) che sono il “capolavoro” della nostra Costituzione e che non possono essere in alcun modo assolutizzati, in un senso e nell’altro.

Era apparso chiaro a molti che, essendo per sua natura abrogativo, il referendum se approvato avrebbe lasciato aperta una voragine (e non è questione di laici/cattolici). Quanti hanno firmato senza approfondire?

Non lo sapremo e non lo possiamo dire, ma non è l’esibizione muscolare del numero di firme a rendere più democratico un colpo di mano eutanasico, che secondo molti osservatori avrebbe rischiato di scavalcare in un colpo solo una lunga lotta per l’attuazione delle Cure Palliative in Italia, diritto mai compiutamente garantito, ma persino i dibattiti da tempo in corso sulla depenalizzazione o legalizzazione del Suicidio Medicalmente Assistito.

Mi sembra molto significativo, in questo nostro tempo, un importantissimo articolo uscito da pochi giorni sulla prestigiosa rivista The Lancet a opera di una Commissione Internazionale che ha condotto una Riflessione sul Valore della Morte nel XXI secolo, con uno sguardo planetario. Credo che ci saranno ulteriori occasioni di riprenderlo, ma può essere utile una prima breve sintesi.

Riporto con una mia personale e sommaria traduzione di alcuni passaggi i messaggi chiave del Report of the Lancet Commission on the Value of Death: bringing death back into life (rimando alla lettura del testo originario in inglese, di ampiezza e ricchezza di contenuti davvero impressionanti, a questo link)

– Morire nel 21° secolo è una storia di paradossi. Molte persone sono sovra-trattate (è il cosiddetto “accanimento terpauetico”), ma ancora di più rimangono sotto-trattate, morendo di condizioni prevenibili e senza accesso al sollievo dal dolore di base.

– La morte, il morire e il lutto oggi sono diventati sbilanciati. L’assistenza sanitaria è ora il contesto in cui molti incontrano la morte e poiché le famiglie e le comunità sono state spinte ai margini, la loro consuetudine e “naturalezza” nel sostenere la morte, il morire e il lutto è diminuita. Le relazioni e le reti sono state sostituiti da professionisti e protocolli.

– Il cambiamento climatico, la pandemia COVID-19 e il nostro desiderio di sconfiggere la morte hanno tutti la loro origine nell’illusione di avere controllo della natura, e non di essere parte di essa.

Riequilibrare la morte e il morire dipenderà da profondi cambiamenti tutti interconnessi fra loro: i molti sistemi sociali, culturali, economici, religiosi e politici determinano il modo in cui la morte, il morire e il lutto sono compresi, sperimentati e gestiti.

– La Commissione Lancet sul valore della morte stabilisce cinque principi di un’utopia realistica, una nuova visione di come la morte e il morire potrebbero essere.

 I cinque principi sono:

  1. i determinanti sociali della morte, del morire e del lutto sono tutti da affrontare in modo globale;
  2. il morire deve essere inteso come un processo relazionale e spirituale piuttosto che semplicemente un evento fisiologico;
  3. le reti di cura sono fondamentali per offrire sostegno alle persone che muoiono, si prendono cura e soffrono, e che sono in lutto;
  4. nelle conversazioni e nella condivisione delle storie di tutti i giorni, la morte, il morire e il dolore dovrebbero diventare comuni; superare il “tabù”, parlandone apertamente anche con i giovani
  5. la morte deve essere riconosciuta come un valore, compimento della vita e significante delle relazioni.

Temi delicati, costitutivi della persona e della comunità sociale, che non si risolvono con una crocetta su un Sì o su un No. È su questo piano, secondo me, che bisognerebbe spostare un dibattito approfondito, senza scorciatoie, e autenticamente umano.

 

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